Il 25 aprile così strano, senza scontri nel Palazzo: spariscono le accuse tra destra e sinistra

Il 25 aprile così strano, senza scontri nel Palazzo: spariscono le accuse tra destra e sinistra
di Mario Ajello
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Domenica 25 Aprile 2021, 07:21 - Ultimo aggiornamento: 26 Aprile, 09:18

L'uso politico del passato è sempre stato uno degli ingrediente peggiori dello scontro tra i partiti. Ma è stato anche uno degli strumenti più maneggiati per combattere gli avversari. La festa del 25 aprile ha simboleggiato questo approccio al massimo grado. «Ora e sempre Resistenza!», tipico grido della sinistra contro gli altri, continuamente accusati di trescare con il fascismo anche se non c'è. «Sapete solo parlare di cose di un secolo fa. Ancora la Liberazione, l'anti-fascismo, i partigiani?», la contro-accusa.

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Ma stavolta, con un governo di unità nazionale, con dentro destra, sinistra e centro, sembra quasi di vivere un miracolo. Che è questo: il 25 aprile non è stato finora preceduto da grandi polemiche. Non si è acceso come al solito lo scontro ideologico posticcio sul 45. Manca per fortuna la contrapposizione infuocata tra chi in nome dell'antifascismo eterno rinfaccia agli altri di essere non anti-fascisti come si dovrebbe, bollandoli invece come a-fascisti o addirittura come fiancheggiatori esterni di un fantasma in continuo agguato, e chi replica con fastidio a questi attacchi pretestuosi, magari arrivando al punto di sottovalutare il valore della Liberazione. Che è stato, a scanso di ogni revisionismo, il momento che ha dato la democrazia agli italiani.
IL CAVALIERE NERO
Non è bellissimo essersi liberati dalla Liberazione come mezzo di rissa politica contingente, nella speranza che quell'evento torni ad essere un pezzo di storia da analizzare senza conformismi e da riportare con complessità nella giusta luce? Non è affatto male essersi liberati, magari soltanto per questa volta e per il prossimo anno se il governo di unità nazionale andrà avanti, di questa ipoteca insopportabile e in fondo svalutante sul 25 aprile. Adesso la Lega partecipa, con tutte le difficoltà che vediamo, allo stesso esecutivo in cui sta il Pd. Non sarebbe facile per i dem, eredi di partiti resistenziali quali la Dc e il Pci, dare del «fascista» a Salvini o gridare all'«emergenza democratica» come facevano quando lui era al Viminale e prima e dopo, mentre lavorano gomito a gomito (anche dandosi qualche gomitata) con i suoi ministri. Lo stesso vale per il Carroccio. Lamentava il pericolo di una «dittatura», o almeno di una «dittatura sanitaria», contro la quale sarebbe servita una vera e propria «liberazione», al tempo dell'esecutivo rossogiallo con Pd, M5S e Leu. Ora i leghisti non possono più parlare così.


Quanto a Berlusconi, prima del famoso show di Onna il 25 aprile 2009 in cui si avvolse nel fazzoletto della Brigata partigiana Maiella sulle macerie del paesino abruzzese distrutto dal terremoto, era quello che veniva accusato di infischiarsi della Liberazione e anche per questo lo effigiavano come il Cavaliere Nero o Berluskaiser. E come non ricordare il mega corteo del 25 aprile 1994 sotto la pioggia a Milano, subito dopo la prima vittoria elettorale di Berlusconi, in cui la sinistra gridava contro il ritorno del fascismo in doppiopetto?
LA PAUSA
Ora, oltre ad essere un partner rispettato nel governo Draghi, il Cavaliere è diventato agli occhi degli ex nemici un baluardo della democrazia italiana, un padre dell'affidabilità europeista dell'Italia. Altro che Cavaliere Nero allergico al 25 aprile, semmai un compagno di strada. Sono i paradossi della politica. Perfino alla Meloni, che oltretutto è all'opposizione, un'opposizione tutt'altro che estremistica, viene riconosciuto il diritto di non essere riconducibile al passato fascista. Qualche scaramuccia retrospettiva ancora può esserci ma niente di che, insomma. Forse perché più della Liberazione ora si parla di Ricostruzione e la ripartenza post-Covid viene accostata all'Italia del Piano Marshall e non a quella di Piazzale Loreto. Forse perché la Liberazione a cui si pensa davvero, sia pure senza maiuscola, è quella del poter ricominciare da domani (non il 25 ma il 26 aprile) una vita più libera di quanto ci è toccato in questi lunghi mesi di chiusure. E comunque, la cosa bella di questo 25 aprile, al netto di sorprese dell'ultim'ora, è che sembra alleggerito da quegli eccessi che non facevano bene a nessuno.
Viene da pensare a una pagina di Benedetto Croce. Quella in cui il filosofo liberale scriveva: «La storia d'Italia dev'essere prosaicizzata, si raccomanda di farla il più possibile realistica e critica, senza eccitarla». Con il 25 aprile si è sempre fatto l'opposto. Ha rappresentato, lungo i decenni, il trionfo dell'enfasi e della propaganda. Da tutto ciò ci siamo presi una pausa e chissà quanto durerà.

 

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