Zaki resta in carcere in Egitto, Ong: «Altri 45 giorni»

Zaki resta in carcere in Egitto, Ong: «Altri 45 giorni»
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Mercoledì 14 Luglio 2021, 15:36 - Ultimo aggiornamento: 15:49

Patrick Zaki resta in carcere in Egitto: è stata prolungata di altri 45 giorni la custodia cautelare in carcere al Cairo. Lo studente egiziano dell'Università Alma Mater di Bologna venne arrestato nel febbraio dell'anno scorso per propaganda sovversiva su internet. Lo ha riferito all'ANSA Lobna Darwish, una rappresentante dell'Ong «Eipr» («l'Iniziativa egiziana per i diritti personali») annunciando l'esito di un'udienza svoltasi l'altro ieri e resa nota oggi.

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Zaki arrestato per propaganda sovversiva

Patrick George Zaky, studente egiziano dell'Università di Bologna, è stato arrestato per propaganda sovversiva su Facebook. Tra un prolungamento e l'altro, di 15 e poi 45 giorni, in Egitto la privazione della libertà personale può arrivare fino a due anni. «Purtroppo la custodia cautelare è stata rinnovata per ulteriori 45 giorni», ha scritto in un messaggio Darwish, appartenente all'ong per la quale Zaki era ricercatore in studi di genere, senza aggiungere altri dettagli. Lunedì si era tenuta una sessione di udienze tra cui quella dello studente egiziano e la decisione dei giudici circa un rinnovo o meno della carcerazione, come di consueto, non era stata annunciata. L'attesa si era concentrata dapprima su ieri, ossia il giorno dopo del'udienza quando di norma una sua legale, Hoda Nasrallah, si reca in Procura per ricevere una notifica del pronunciamento, poi non pubblicata.

Fonti egiziane informate avevano precisato che si era trattato di uno slittamento non della decisione ma solo del suo annuncio per una questione tecnico-burocratica (l'assenza di un funzionario). La precedente udienza che aveva rinnovato la custodia cautelare per il ricercatore e attivista per i diritti civili si era svolta il primo giugno.

Il 30enne era stato arrestato in circostanze controverse il 7 febbraio dell'anno scorso e, secondo Amnesty, rischia fino a 25 anni di carcere. Le accuse a suo carico sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake ma che hanno configurato fra l'altro la «diffusione di notizie false, l'incitamento alla protesta e l'istigazione alla violenza e ai crimini terroristici».

 

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