Vittoria Oliveri: «Per ora mi alleno ma ho tanta paura che ci richiudano»

Vittoria Oliveri: «Per ora mi alleno ma ho tanta paura che ci richiudano»
di Cristiana Mangani
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Mercoledì 18 Novembre 2020, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 10:04

Carlotta e Vittoria giocano ancora a tennis da un terrazzo a un altro. Ora lo fanno più per divertimento che non per necessità. Il lockdown totale è un brutto ricordo, ma anche tutte queste restrizioni sono difficili da digerire per chi ha soli 14 anni. Vittoria Oliveri è in terza categoria, una tennista appassionata, che si allena ogni giorno nel circolo di Finale Ligure, dove vive con i genitori. Al solo pensiero di nuove chiusure come quelle di marzo, si rattrista.

Che vuol dire stare chiusi per una sportiva come te?
«È stata una cosa insopportabile, senza vedere amici né potermi allenare. Andavamo in terrazza con i miei genitori il fine settimana a fare le grigliate. Così riuscivo a parlare con Carlotta che stava nel palazzo di fronte, a dieci metri da me. Poi, un giorno, a mio padre è venuta l'idea di farci giocare a tennis, non ne poteva più di palle che sbattevano contro i muri. E allora ce lo ha detto: lui scherzava, noi no».

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Ora è diverso?
«Sicuramente non sono triste come a marzo. La Liguria è in zona arancione e quindi posso continuare ad allenarmi. Il mio maestro sta con la mascherina, e stiamo molto lontani uno dall'altro. Vivo ogni giorno con la paura che possa ricominciare un periodo come quello. Senza il tennis non riesco a stare».

Cosa ti manca di più?
«Mi mancano gli abbracci. Appena tutto ricomincerà, voglio abbracciare tutti. E poi non vedo l'ora di potermi togliere la mascherina».

Tennis a parte, come va la scuola a distanza?
«Faccio la prima superiore. A me la scuola manca moltissimo, e non avrei mai pensato di arrivare a dirlo. Mi manca l'intervallo, quando puoi chiacchierare. Mi mancano tanto i compagni, i contatti stretti. Ho amici che non vivono nello stesso comune, e quindi non posso vederli, è una cosa bruttissima, sento tanta nostalgia».

Come fai con i nonni?
«Naturalmente non posso vederli, per loro è molto rischioso. Ho insegnato a mio nonno a fare chiamate con FaceTime, così mi può chiamare. Non vedo l'ora di riabbracciare anche loro».

Qualche giorno fa un giovanissimo tennista, Jannik Sinner, ha vinto l'ATP 250 di Sofia, l'hai visto giocare?
«E sì, è straordinario. Spero proprio, un giorno, di diventare brava come lui».
 

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