CORONAVIRUS

Roby Facchinetti a Verissimo in lacrime per la sua città: «Bergamo sta soffrendo molto»

Sabato 19 Settembre 2020
Roby Facchinetti a Verissimo scoppia in lacrime per la sua città: «Bergamo sta soffrendo molto»

Roby Facchinetti ha un legame particolare con la sua città, Bergamo, e lo ha dimostrato ancora una volta, intervistato da Silvia Toffanin nello studio di Verissimo. Il cantante dei Pooh si è commosso parlando del momento che sta attraversando il comune lombardo a causa dell'emergenza coronavirus

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«Mi capita di incontrare conoscenti e amici e non si riesce a parlare d'altro - dice Facchinetti -. La prima cosa che penso quando rivedo qualcuno è "speriamo che alla sua famiglia non sia accaduto nulla". Le ferite rimarranno dentro di noi per tantissimo tempo. Forse non se ne andranno neanche più. Ci sono famiglie decimate che hanno perso i propri cari, io stesso ho perso sette persone, tre parenti, due amici di famiglia e due persone che lavoravano per me. E non si riesce a caprie perché. Come mai in questo modo così doloroso e tragico. La mia città non è piu la stessa, non la riconosco più e questo è un peccato».

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In studio la Toffanin gli chiede se ha mai avuto paura. «Piu che paura, ho provato terrore - ha risposto Facchinetti. Eravamo barricati in casa. ogni mattina prendevo il giornale tutto "imbacuccato" ed vedevo che le pagine dei necrologi aumentavano esponenzialmente. Da mezza pagina siamo passati a tredici e ogni volta che le sfogliavo trovavo parenti o amici.  

Gli occhi del cantante si illuminano quando accenna alla canzone che ha composto per Bergamo, "Rinascerai". «La musica per me è stata la migliore medicina. Volevo alleggerire il dolore suonando. E improvvisamente è nato quel brano. Lo vorrei dedicare alla mia città, che è in ginocchio e sta soffrendo molto». A questo punto il cantante si ferma, visibilmente commosso, con il volto teso che a stento riesce a trattenere le lacrime.  Poi si riprende e conclude: «Tutti i proventi del brano li voglio donare al nostro ospedale il Giovanni XXIII». 
 

 

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