Proietti, l'amico Bonolis: «La lezione più bella? Vivere con il sorriso»

Proietti, l'amicon Bonolis: «La lezione più bella? Vivere con il sorriso»
di Gloria Satta
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Venerdì 6 Novembre 2020, 09:09 - Ultimo aggiornamento: 09:40

Silenzioso e commosso, Paolo Bonolis è scivolato in chiesa per rendere omaggio all'amico Gigi Proietti. E quando Enrico Brignano è scoppiato in lacrime, il conduttore è accorso a consolarlo. Erano legati, Bonolis e Proietti. Due protagonisti uniti dalla romanità, dall'ironia, dal perfezionismo sul lavoro, dalle serate spensierate, perfino dalle barzellette. E dalla volontà costante di stemperare le preoccupazioni con un atteggiamento improntato alla leggerezza. «Gigi diceva sempre: Ogni volta che non sorridi hai sprecato il tuo tempo. Aveva ragione», dice Paolo.
Ricorda la prima volta che ha visto il grande attore?
«Da ragazzino andavo a teatro con i miei genitori. Il primo personaggio che vidi in scena fu Eduardo, il secondo è stato Proietti in A me gli occhi please: rimasi affascinato da quello spettacolo speciale, bizzarro in cui una sola persona, al centro del palco, riusciva a dominare la platea con grande facilità».
E da grande, incontrandolo, cosa ha scoperto di Gigi?
«Abbiamo fatto insieme alcuni programmi tv in cui ho avuto l'onore e il piacere di recitare in piccoli passaggi accanto a lui. Proietti è venuto ospite al mio Chi ha incastrato Peter Pan? e a Domenica In, io ho accettato il suo invito allo show Cavalli di battaglia. E sono sempre rimasto colpito dalla sua capacità di mantenere vivo il bambino che tutti abbiamo dentro».
Cosa intende?
«Era un professionista saggio e maturo, aveva già i capelli bianchi ma, come tutti i grandi da Alberto Sordi a Charlie Chaplin, non si vergognava di guardare il mondo con lievità e con il candore tipico dei bambini».
Vi siete mai frequentati al di fuori del lavoro?
«Ci vedevamo a casa del nostro fisioterapista comune, il dottor Parra, e a cena da amici. Una volta, a un compleanno, cantammo insieme il celebre pezzo Stand by Me, ovviamente con le dovute differenze: Gigi aveva una voce bellissima e io no, ma lui faceva in modo di aiutarmi a raggiungere il suo livello per farmi sentire a mio agio. In quelle serate non si smetteva mai di ridere. Le sue barzellette erano irresistibili».
Le sue preferite?
«Quella del tossico allo specchio e l'ultima cena. Proietti era bravissimo a raccontarle innanzitutto perché era un grande attore ma anche perché si compiaceva del divertimento che suscitava negli altri».
In questi giorni di lutto si sottolinea la leggerezza che Proietti ha sempre incarnato, sia in scena sia nella vita: perché è così importante?
«Perché è l'unica chiave per raccontare la realtà. Ridere delle proprie imperfezioni è salutare. Un sorriso aiuta a metabolizzare tutto, anche i drammi».
Proietti ha mai rappresentato una fonte d'ispirazione per il suo lavoro?
«La sua levatura interpretativa è sempre stata lontana dalle mie possibilità, ma in comune con lui credo di avere le caratteristiche che Roma, la nostra città, ci ha regalato: il disincanto, l'ironia, la capacità di sdrammatizzare. La romanità? È come l'innamoramento: non si spiega, esiste e basta».
E secondo lei qual è la differenza tra due personaggi illustri come Proietti e Alberto Sordi che hanno incarnato la romanità ai massimi livelli?
«L'unica differenza è nelle loro rispettive personalità di artisti. Noi romani in fondo siamo tutti uguali. Come diceva il Marchese del Grillo noi siamo noi e voi... siete l'altri».
Come si può mantenere vivo il ricordo dei grandi artisti come Proietti in un Paese che spesso dimostra di avere la memoria corta?
«Nella scuola e nei media bisognerebbe dare più spazio a chi ha fatto ridere rispetto a quelli che hanno fatto piangere».
Cos'è che fa ridere lei, Bonolis?
«La constatazione di quanto siamo cretini: ci prendiamo troppo sul serio, siamo avidi, a volte individualisti in maniera grottesca mentre fare le cose in cooperazione ci costerebbe metà della fatica».
Si può ridere in tempi di pandemia?
«È l'unico modo che abbiamo per affrontare questo periodo di pesante malinconia in cui il mondo sembra virare in bianco e nero. L'umorismo può essere più efficace più di una medicina e, liberando le endorfine, migliora vita».
Lei oggi come si sente? Prova ansia?
«L'ansia riesco a dominarla bene. Ma è una grande rottura di scatole».

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