Pregliasco: «Minacciato con un proiettile in una busta, vogliono sparare a me e alla mia famiglia perché promuovo i vaccini ai bambini»

Pregliasco: «Minacciato con un proiettile in una busta, vogliono sparare a me e alla mia famiglia perché promuovo i vaccini ai bambini»
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Lunedì 7 Marzo 2022, 15:34 - Ultimo aggiornamento: 15:37

Un proiettile direttamente in laboratorio. Lo ha rivelato Fabrizio Pregliasco, virologo della Statale di Milano, che ha raccontato delle minacce ricevute negli ultimi tempi, ultima quella di giovedì scorso: «Mi è arrivato un proiettile in busta, vogliono spararmi, alle gambe, a me e alla mia famiglia, perché promuovo la vaccinazione per i bambini - ha detto a Rai Radio1 durante la trasmissione Un Giorno da Pecora -. Mi hanno scritto nella busta che il proiettile è piccolo perché vogliono spararmi per ferire gravemente, così la sofferenza si prolunga. La minaccia era estesa a me, la mia compagna ed i miei figli. Io ho denunciato tutto, ovviamente, ma è surreale che in un momento come questo ci sia tutta questa acredine. Ad oggi ancora non mi è stata assegnata una scorta, so che il procuratore sta lavorando sul caso, vediamo. Questo episodio mi ha intristito molto - ha detto Pregliasco - non me lo aspettavo dopo tutto il lavoro di prevenzione che ho cercato di fare».

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Le liti in tv

«Liti personalmente non ne ho mai avute con colleghi, ho avuto liti con cattivi maestri, quindi con dei commentatori che ora si sono riciclati nella guerra e che purtroppo hanno rappresentato un esempio», ha detto Pregliasco all'Adnkronos Salute sugli scontri in tv che «non hanno aiutato la gente a capire». «Discussioni tra opinioni diverse ci sono state ma questo - sottolinea il medico - fa parte della ricerca. Non erano liti fra virologi ma comunicazioni esacerbate da commentatori che citando un parere lo ponevano in contrapposizione a un altro. C'era un incalzare per cui - ricostruisce Pregliasco - anche opinioni magari simili poi sono state enfatizzate in un senso o nell'altro da personaggi che hanno affrontato la problematica del Covid senza rendersi conto degli effetti che ha determinato sulla salute e sulla sanità pubblica».

«E lo facevano più per creare dibattito, in un meccanismo - rileva il virologo - simile a quello del confronto tra opinioni politiche. Per cui si è utilizzata la cronaca e non la divulgazione scientifica. Ma la cronaca - chiarisce Pregliasco - porta alla descrizione di episodi, di situazioni. Un po' come per la guerra: vedere la tristissima scena del bimbo ucciso è terribile e ti crea giusta sofferenza e compianto, però - conclude - non è il racconto di tutto quello che succede».

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