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Piero Angela, l'astrofisica di "Superquark" Edvige Pezzulli: «Faceva lavoro di squadra e credeva in noi giovani»

Piero Angela, l'astrofisica di "Superquark" Edvige Pezzulli: «Faceva lavoro di squadra e credeva in noi giovani»
di Ilaria Ravarino
3 Minuti di Lettura
Domenica 14 Agosto 2022, 08:05 - Ultimo aggiornamento: 10:12

Astrofisica romana, 34 anni, Edvige Pezzulli ha fatto parte della squadra di cinque giovani divulgatori selezionati da Piero Angela per Superquark +, il programma in onda su RaiPlay, per dieci puntate, a partire dal dicembre 2019.
Un'esperienza che ha fruttato: il prossimo autunno Pezzulli sarà su Rai Cultura con il programma di divulgazione scientifica Scienziate.

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Come ha incontrato Angela?
«È stata una cosa del tutto inaspettata. Sono stata contattata dalla sua squadra di autori storici, in cerca di giovani divulgatori che potessero spiegare la scienza ai ragazzi che non guardano la tv tradizionale».


Come siete stati selezionati?
«Più che messi alle prova sulle competenze, siamo stati indagati sul metodo che usavamo per comunicarle. Ci cercavano per aprire le porte di Superquark ai giovanissimi, perciò hanno selezionato innanzitutto chi comunicava in rete attraverso video su YouTube, sui social, sui siti di scienze».

 


Lei faceva video su YouTube?
«No. I selezionatori mi hanno scelta dopo aver visto una serie di video che avevo realizzato e pubblicato online per FameLab Italia (il talent internazionale della scienza, ndr): dovevo raccontare la mia materia in un massimo di tre minuti».


Ricorda la prima volta che ha incontrato Angela?

«Sono rimasta scioccata: andai a fare il provino alla sede Rai, e tutto mi aspettavo tranne che di trovarci lui. E invece Angela era là, di persona, a guardare, supervisionare e dare il proprio parere sui nostri interventi. Prendeva molto a cuore i suoi progetti, leggeva tutto quello che scrivevamo. Aveva una cura incredibile per il lavoro. Talmente tanta da lasciare persino un messaggio postumo per il suo pubblico».


Che ricordi ha di quell'esperienza?
«Angela ha sempre sottolineato il fatto di voler realizzare un lavoro collettivo. In tv come nella scienza, ci sono i grandi nomi e poi c'è la squadra. E il concetto di squadra per lui era fondamentale».


Oggi di cosa si occupa?
«Sono un'astrofisica e una divulgatrice. L'ideale che mi muove è la volontà di redistribuire il sapere scientifico, che non considero un tesoro di pochi ma un bene comune. Lavoro per Rai Cultura, e in autunno partirò con un nuovo programma, Scienziate, che esplorerà anche la questione di genere nella scienza. Porto avanti progetti sulla marginalità, promuovo un festival di arte e scienza nelle periferie ho lavorato con i detenuti di Rebibbia».


Quale è stato il suo più grande insegnamento?
«La cura in tutto ciò che faceva. In un'epoca in cui la cura per il prodotto è considerata secondaria, Angela si differenziava da tutti. E poi la volontà di dare merito alla comunità di autori che lavoravano con lui. E ancora, credere nella redistribuzione del sapere: ma crederci davvero, fino in fondo».

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