Niccolò Agliardi: «Mia madre no-vax, vorrei proteggerla ma ho perso le speranze»

Niccolò Agliardi: «Mia madre no-vax, vorrei proteggerla ma ho perso le speranze»
di Niccolò Agliardi
4 Minuti di Lettura
Domenica 5 Dicembre 2021, 08:36 - Ultimo aggiornamento: 11:59

Questa è la mia storia. Piena di picchi e note folli. Come è folle il mondo che ho tentato disperatamente di comprendere fino ad una sera di qualche settimana fa, quando mi sono seduto sul bordo del letto con la testa tra le mani e ho capito che pochi centimetri più in là sarebbe stato, per me, un abisso di rabbia e frustrazione.
In questo nuovo mondo ridicolo e confuso che vive inneggiando alla ribellione a qualcosa di incomprensibile ai più, e si ostina a non contemplare la ragione, ci è andata ad abitare una delle persone che più amo. Mia madre.

Natale col No vax, famiglie divise al cenone: «I parenti non si vaccinano e io devo proteggere le mie figlie»


Sopravvivere ad un membro no-vax, in famiglia è un casino. Nulla al confronto del covid che mi sono preso con sintomi trascurabili e da cui sono guarito in pochi giorni e con una buona dose di anticorpi e di fortuna.
Quel consorzio di proclamatori dalle teorie stravaganti ha sedotto e contagiato anche la mia famiglia, rivelando purtroppo tutte le fragilità nascoste dei nostri legami.
Provare a ragionare con un no-vax / ni-vax / boh-vax è come cercare di contenere dell'acqua tra le mani: cola, scivola, e poi sparisce. Delle tue certezze, e del tuo buon senso non rimane nulla.
E a poco serve ripetere- con la voce ormai graffiata dallo sfinimento - che tutti quei cavilli elencati con livore e travestiti da capisaldi di democrazia sono sillabe sprecate davanti al dovere che ognuno di noi avrebbe di proteggere sé stesso e chi incontra.


Dopo aver provato con parole lievi, poi con i numeri, poi con gli esempi, poi, facendo appello agli stessi insegnamenti che ho ricevuto da colei che oggi li rinnega, poi con le parole infiammate, poi con il silenzio e poi pure con i ricatti, ho deciso di darmi per vinto.
Provate a dire ad un credente che Dio (forse) non esiste, o ad un innamorato che la persona che gli sta accanto ha dormito in un altro letto prima di rientrare a casa a notte fonda dicendo di aver lavorato fino a tardi. Non vi crederà.
E voi nemmeno vi meriterete il titolo di nemici, (che almeno ha in sé qualcosa di nobile) sarete soltanto degli ex amici eretici e malpensanti.
L'amore, come la fede, può avere interpretazioni diverse a seconda di ciò che indossi.
Se hai un rosario al collo o una penna tra le mani pronta alle rime, possono essere una bellissima promessa all'ignoto. Tuttavia, se vesti un camice bianco amore e fede potrebbero essere interpretati come forme lievi, gestibili, e nel caso anche romantiche di psicosi. Uno dei sintomi più frequenti del disturbo psicotico è il delirio che il dizionario e il DSM-V (manuale di psichiatria) definiscono in: Formazione patologica di convinzioni errate, assurde per contenuto, resistenti a ogni critica.
Idee false ma incrollabili, quindi. Vi ricorda qualcosa?


Fronteggiare con un esame integro di realtà chi vede un mostro rosa dietro la porta chiusa, è il modo migliore per uscirne sconfitti.
Riflesso nello specchio con il volto contrito e sofferente e gli occhi sbarrati brucianti per il sudore, mi sono ripetuto che l'imperativo era uno ed uno solo; convincere la mia mamma a vaccinarsi, per il suo bene e per poter godere di una vita che lentamente stava riprendendo il passo di sempre.
Non ci sono riuscito.
Volli, e volli sempre, fortissimamente volli. diceva Alfieri senza timore, con voce sicura e con il coraggio di chi affronta la vita come se fosse sempre il primo uomo a dover saltare dalla trincea. Che, per la cronaca, però, è anche il primo a morire. Cosi, quando non ho più avuto scelta, mi sono tolto il peso più grande dell'esistenza; che è la scelta stessa.
Volevo proteggere mia madre, con tutto il mio cuore e le mie forze, ma a me, non è mai interessato morire. Noi figli, per sempre, dobbiamo essere pronti ad arrenderci all'idea che non si può vivere al posto di qualcun altro; elaborare per l'altro la sua storia e le sue paure per poi spiegare cosa è giusto o sbagliato; decidere l'intensità dello sforzo che andrebbe tollerata. Possiamo soltanto amare, impegnarci ed esserci. E infine restituire la responsabilità a chi, ad un certo punto ce l'ha consegnata. Natale è alle porte. Brinderemo insieme con una ffp2 sulla bocca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA