Michele Serio, lo scrittore napoletano morto a causa del Covid: aveva rifiutato il vaccino

Lo scrittore e sceneggiatore era ricoverato all'ospedale Cotugno

Michele Serio, lo scrittore napoletano morto a causa del Covid: aveva rifiutato il vaccino
di Generoso Picone
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Lunedì 25 Ottobre 2021, 13:10 - Ultimo aggiornamento: 13:14

C'era un tratto di genialità nello sguardo che Michele Serio aveva sulla realtà, un guizzo in grado di produrre lo scarto laterale e di capovolgere l'immagine capovolgendola fino a rivelarne la dimensione inedita e più autentica. Aveva queste capacità e ora che non c'è più, deceduto ieri a 67 anni per le complicazioni polmonari causate dal Covid-19 era ricoverato da giovedì all'ospedale Cotugno dopo aver ostinatamente rifiutato il vaccino - risulta davvero difficile racchiudere la sua personalità in una definizione: narratore e musicista, autore di testi per il teatro e di canzoni pop, attore e sceneggiatore per la tv, giornalista ed esperto di comunicazione. Certamente uno scrittore che della visionarietà aveva fatto il suo canone fondamentale, interpretato con radicale irregolarità.

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Quando nel 1991, trent'anni fa, compare il suo primo romanzo La signora dei lupi, pubblicato da Spirali, lui ha già alle spalle incisioni di dischi e realizzazioni di colonne sonore per il teatro, da commediografo ha affidato i suoi lavori a Rosalia Maggio, Marisa Laurito e Carlo Croccolo, ha scritto sceneggiature cinematografiche. Narra una sorta di fantasy sessuale che pare rivisitare la tradizione dei Cunti di Giambattista Basile e delle novelle di Giovanni Boccaccio per sbeffeggiare il puritanesimo dei fratelli Grimm e di Hans Christian Andersen. Insomma, Michele Serio si presenta sulla scena letteraria con il lucido intento di non farsi catalogare tra gli autori napoletani, di Napoli, da Napoli e per Napoli che si voglia. Lui si mostra come uno scrittore addirittura e ambiziosamente internazionale, che maneggia la questione dell'Identità con l'obiettivo di smontarla. 

Eppure aveva iniziato da musicista componendo melodie che sarebbero sono ancora amate, sia pur da un pubblico di nicchia, come «Antonella» compresa nel concept album «Amici». E in teatro aveva messo in scena «Annella a Portacapuana», trasmessa il giorno di Pasqua su Raiuno in un programma condotto da Raffaella Carrà. Ma il racconto di Napoli che Michele Serio ha in mente si connota presto di tinte diverse e il suo Pizzeria Inferno del 1994, edito da Baldini & Castoldi, impone la sua scrittura in maniera indelebile: un horror metropolitano che sviluppa la trama in una Napoli diabolica e comunque angelica attraverso una galleria di personaggi spuntati dal sottosuolo di una città surreale, comici stralunati eroi di un'epica di sangue e sesso, dannati ossessionati dall'eros in una Napoli sulfurea e pulp. Tanto che Serio si merita legittimamente l'egida di caposcuola e riferimento di quella linea narrativa, accredita dai riconoscimenti ammirati di Niccolò Ammaniti, Wu Ming e Valerio Evangelisti, il quale scrive il saggio introduttivo alla riedizione ampliata del 2014 per Homoscrivens.

Colpisce non soltanto l'ambientazione cupa e underground, la crudezza dei comportamenti, l'esposizione del male. Nella pagina piana e ordinaria di Michele Serio risaltano le accelerazioni nella rappresentazione del reale fino a rivelarne i tratti paradossali, deformati e veri, pronta a comparire la battuta straniante e dadaista alla Totò, la capriola dissacrante, l'affondo cinico che rimanda all'agudeza di un Luigi Compagnone postmoderno. Pizzeria Inferno e il successivo Nero metropolitano del 1996 (Dalai) lo proiettano nell'ambito internazionale: nel 2000 pubblica l'antologia Italia odia, che raccoglie il meglio del noir italiano, nel 2001 esce in Francia presso Fleuve Noir nella raccolta Portes d'Italie il racconto La cagnetta che non comparirà in Italia per motivi di censura. Nel 2007 è pubblicato La dote (Flaccovio), che è il tesoro nascosto e inseguito di Maria, la ragazza dei vicoli. 

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È il corpo a corpo che Michele Serio ingaggia con la città. Scrive testi e interpreta da attore protagonista per Raisat Fiction dieci telefilm dal titolo «Napoli in giallo». Per la Radio suo è il programma «Alla ricerca dell'identità perduta». Reporter di strada del 2002 (L'ancora del Mediterraneo) riunisce i suoi reportage tra finzione e iperrealtà e il suo racconto La casa infestata è nell'antologia di Mondadori 14 colpi al cuore. Napoli corpo a corpo è il titolo del 2006 con la lusinghiera introduzione di Antonio Ghirelli (Marlin). Nel 2004 partecipa all'antologia francese A table. Nel 2009 esordisce nel ruolo di San Gennaro a teatro in «Adriana Carli, i messaggi del sangue». «Niccu Furcedda», di cui firma pure le musiche, interpretato da Tommaso Bianco è al Festival di Benevento.

Nel 2014 esce Così parlò il mostro (Homo scrivens), nel 2015 in San Gennaro made in China (edizioni Cento autori) compare il personaggio di Gennaro Scognamiglio, protagonista anche di Giù le mani dal Vesuvio (Cento autori) nel 2017 e dell'ultimo suo libro E tu di che congiuntivo sei? uscito un anno fa (Cento Autori). Del 2018 è 365 ma non li dimostra, quartine in prosa rimata. I suoi romanzi sono tradotti in Spagna, Francia, Grecia e Germania.

Mancherà la sua ironia, il suo umorismo, lo sguardo disincantato, l'intelligenza tragicomica di un narratore malinconico e allegro.

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