Michael J. Fox, compie 60 anni il Marty di "Ritorno al futuro": i successi, la lotta col Parkinson, la forza di sorridere sempre

Michael J. Fox compie oggi 60 anni
di Leonardo Jattarelli
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Mercoledì 9 Giugno 2021, 15:28

A 60 anni, li compie proprio oggi, Michael J. Fox praticamente vissuto mille vite. Uno dei divi più acclamati e conosciuti di Hollywood, noto soprattutto per il Marty McFly della trilogia di Zemeckis, Ritorno al futuro o come Alex di Casa Keaton, combatte ancora con il Parkinson che scoprì di avere giovanissimo, ad appena trent’anni. Ma lui non si è mai arreso, ha continuato a lavorare e si è impegnato nella e per la ricerca. Lo scorso anno Michael J. Fox confessò di non essere più in grado di stare su un set: la malattia degenerativa stava peggiorando facendogli venire meno la memoria a breve termine.

L’attore si mise a nudo in un’intervista al settimanale “People” rivelando i momenti in cui nella sua vita aveva pensato di toccare il fondo da quando scoprì la malattia. Nel 2018 gli venne diagnosticato anche un tumore non cancerogeno alla spina dorsale che gli procurava dolori insopportabili a tutto il corpo. «Rischiavo la paralisi - disse - se non mi fossi operato. Tuttavia l’intervento era molto rischioso perché il tumore comprimeva contro il midollo spinale quindi hanno dovuto fare molta attenzione nel rimuoverlo per non causare ulteriori danni».


L’operazione andò bene e l’attore iniziò un periodo di quattro mesi di riabilitazione per imparare anche a camminare di nuovo. Pensando che il peggio fosse passato e dopo una vacanza con la famiglia fece ritorno da solo nel suo appartamento di New York per filmare un cameo in un film di Spike Lee. Invece la mattina delle riprese Fox cadde in cucina e si ruppe un braccio. «Quello fu definitivamente il mio momento più buio - raccontò -. Persi la testa. Mentre aspettavo l’ambulanza mi chiesi, “Può andare più in basso di così per me?”. Cominciai a dubitare di tutto, non riuscivo più a mettere un sorriso sulla mia faccia a vedere un lato positivo, provavo solo dolore e rammarico». 

Poi invece l’ottimismo ritornò guardando le repliche di trasmissioni televisive famose soprattutto degli Anni ‘70.  Attore simbolo degli anni ’80, prima interpretando il ruolo del primogenito della simpatica famiglia della serie Casa Keaton e poi come protagonista della trilogia di Robert Zemeckis, Fox ha avuto una vita di salite e discese, tra una carriera in ascesa, la scoperta della malattia, la lotta per combatterla, fino al ritorno nel mondo dello spettacolo e all’impegno per la ricerca. Vincitore di quattro Golden Globe, due Screen Actors Guild Awards e cinque Emmy Awards, una laurea honoris causa conferitagli dall’Istituto Karolinska, una delle più importanti istituzioni di educazione universitaria in medicina al mondo, Michael J. Fox non è soltanto uno dei più apprezzati interpreti di Hollywood, ma anche un esempio di forza e resilienza. 
Pseudonimo di Michael Andrew Fox, l’attore è nato a Edmonton, in Canada, il 9 giugno del 1961. Dopo una partecipazione, a 15 anni, in una serie televisiva canadese come co-protagonista di Leo and Me, a 18 anni si trasferisce a Los Angeles per continuare la carriera nel mondo dello spettacolo. Quando si iscrive alla Screen Actors Guild, gli fanno notare che un Michael Fox era già esistito e non poteva registrarsi con lo stesso nome. Qui l’idea della J. Il nome Michael A. Fox, in inglese sarebbe significato Michael la volpe, la J quindi viene scelta in onore di un altro attore Michael John Pollard, anche se alle volte, la star di Ritorno al futuro ha scherzato che la lettera stesse per Jenius o Jenuine, genio o genuino. La fama a Hollywood arriva presto con il debutto in tv, nel 1982, come uno dei protagonisti della serie Casa Keaton. Il regista Robert Zemeckis lo scopre come detto invece nel 1985 quando lo vuole per il ruolo di Marty McFly in Ritorno al futuro. Sono i due ruoli, diventati iconici, che gli danno la notorietà mondiale e lo fanno annoverare tra i giovani interpreti più promettenti del periodo. 

Negli anni ’80 prende parte anche alle commedie Voglia di vincere e Il segreto del mio successo e, sebbene conosciuto come attore di film comici, dà anche ottime dimostrazioni di versatilità in pellicole drammatiche come Vittime di guerra di Brian De Palma con Sean Penn. Si narra che il rapporto tra Fox e Penn non sia stato idilliaco ma che, al termine delle riprese, Michael abbia lasciato un biglietto nel camerino del collega con scritto: «Lavorare con te non è stato un piacere, ma un onore». 
Negli anni ’90 prosegue l’ascesa professionale dell’interprete, mentre arriva la diagnosi della malattia di Parkinson. È il 1991 e l’attore, sul set di Doc Hollywood - Dottore in carriera, si accorge che le sue mani tremano senza che riesca a controllarle. Gira comunque pellicole di rilievo come Sospesi nel tempo di Peter Jackson, Il presidente - una storia d’amore di Rob Reiner, Mars Attacks! di Tim Burton e prende parte alla sit com Spin City. Nel 2000 ha già ricevuto 4 Golden Globes, tre come miglior attore di una commedia per Spin City (rispettivamente nel 1998, 1999 e 2000) e uno nella medesima categoria nel 1989 per Casa Keaton.

Michael J. Fox comprende quanto la sua immagine pubblica possa essere utile per sensibilizzare sulla malattia. Fonda così la “The Michael J. Fox Foundation” per la ricerca contro il Parkinson e sulle cellule staminali. Al suo fianco c’è sempre la moglie Tracy, sposata nel 1988 e dalla quale ha avuto 4 figli. Nell’autobiografia “Lucky Man”, l’attore ha raccontato: «Nella nostra relazione preferiamo enfatizzare gli aspetti comici piuttosto che quelli drammatici». Nel 2006 è al centesimo posto tra gli uomini più influenti della Terra della classifica del Time. Nel 2010, per il suo impegno nella ricerca, la Karolinska Institutet di Stoccolma, l’istituto che si occupa di assegnare i premi Nobel per la Medicina, gli conferisce la laurea Honoris causa e poco dopo la University of British Columbia lo ha insignito con un dottorato in legge, proprio mentre Fox era tornato a recitare nel ruolo di un avvocato in “The Good Wife”. Nella serie interpreta un personaggio affetto da discinesia tardiva, condizione vissuta da lui stesso a causa di alcuni farmaci che prende contro il Parkinson. Sempre nel primo decennio 2000 scrive un’autobiografia sulla sua malattia, torna in Tv con il programma Michael J. Fox: Adventures of an Incurable Optimist (Michael J. Fox: le avventure di un inguaribile ottimista) e lancia un video appello per la promozione della ricerca sulle cellule staminali. Nel 2013, poi, è protagonista di una serie Tv sulla sua storia personale: The Michael J. Fox Show.
In una delle sue quattro autobiografie per raccontare la sua dolorosa storia, Fox scrive: «La mia più grande paura è stata pensare che il pubblico, se avesse conosciuto la mia malattia, non sarebbe più stato capace di ridere». 

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