Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Messner, trovato anche il secondo scarpone di Gunther sul Nanga Parbat: un'altra prova che non venne abbandonato da Reinholt

Messner, trovata anche il secondo scarpone di Gunther sul Nanga Parbat: un'altra prova che non venne abbandonato da Reinholt
2 Minuti di Lettura
Giovedì 9 Giugno 2022, 21:19 - Ultimo aggiornamento: 21:20

Un'altra prova della sincerità di Reinholt Messner sulla tragedia che costo 52 anni fa la morte del fratello minore Gunther Messner travolto da una valanga durante una spedizione sul Nanga Parbat,  nel Kashmir, in Pakistan. La montagna ha restituito anche il secondo scarpone dell'alpinista altoatesino che all'epoca aveva 24 anni, due anni meno di Reinholt. Lo ha annunciato lo stesso scalatore sui social pubblicando una foto dello scarpone. «La scorsa settimana, la seconda scarpa di mio fratello Gunther è stata trovata ai piedi del ghiacciaio del Diamir da gente del posto. Dopo cinquantadue anni. La tragedia del Nanga Parbat rimane per sempre così come Gunther».

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Reinhold Messner (@reinholdmessner_official)

Nel 2005 i resti di Gunther furono trovati assieme all'altro scarpone. Il primo alpinista a scalare tutti gli '8000' all'epoca era tornato al Nanga Parbat per cremare i resti di suo fratello. «Mi hanno chiamato fratricida per la volontà di alcuni di fama e soldi. Si tratta di un vero e proprio crimine - disse all'epoca Messner -. Il ritrovamento dei resti e di uno scarpone dimostrano senza ombra di dubbio che Gunther è morto durante la discesa e non è stato abbandonato da me durante la salita». Fu il periodo più duro dell'alpinista che poi completerà per primo la salita senza l'uso di bombole di ossigeno di tutte le 14 cime di altezza superiore a 8mila metri. Gli stessi genitori e i 7 fratelli gli chiesero conto di quella tragedia. Negli anni è emersa la verità: Reinholt in realtà fece di tutto per salvare il fratello mettendo fino all'ultimo a repentaglio la sua stessa vita. Per trattenersi in quota e cercare disperatemente il fratello inghiottito da una valanga, lo scalatore riportò pesanti assiderazioni a 7 dita dei piedi, con numerose amputazioni di falangi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA