Mauro Bellugi, il dolore dell'amica Barbara D'Urso: «Cantavi e sorridevi nonostante tutto, sei un esempio»

Mauro Bellugi, il dolore dell'amica Barbara D'Urso: «Cantavi e sorridevi nonostante tutto, sei un esempio»
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Sabato 20 Febbraio 2021, 14:36 - Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 00:13

Barbara D'Urso ricorda con un commovente post su Instagram l'amico Mauro Bellugi, morto oggi all'età di 71 anni dopo aver subito l'amputazione delle gambe a causa di complicazioni del Covid. La conduttrice ha condiviso un frame di una puntata di "Live - Non è la D'Urso" in cui Bellugi si collegò in diretta con la trasmissione direttamente dall'ospedale. «Metto questa foto perché qui sorridi - scrive Barbara - nonostante tutto quello che ti stava succedendo sorridi e canti con me, come sempre, la canzone di Modugno... E quanto ridevi e quanto cantavi!». Barbara D'Urso conclude il ricordo così: «Sei un esempio Mauro... Uomo, padre, marito ed amico meraviglioso... Per sempre».

Morto Mauro Bellugi, l'ex calciatore dell'Inter aveva subito l’amputazione delle gambe per il Covid. Aveva 71 anni

L'ultima apparizione in tv da Barbara D'Urso

Il 17 gennaio Bellugi era stato ospite a "Live - Non è la D'Urso" in collegamento dall'ospedale. L'ex calciatore descriveva così la sua terribile esperienza con il Covid: «Non siamo più quelli di una volta Barbarina», ringraziando la D'Urso e salutando il pubblico. In lacrime raccontò: «Non pensavo di avere questo affetto pazzesco da tutta l'Italia, che mi ha aiutato ad andare avanti grazie ai messaggi d'affetto. Devo ringraziare tutti gli italiani, in particolare la curva Nord di San Siro, mi hanno messo uno striscione fuori dallo stadio». 

«Sono sessanta giorni che sono qui in ospedale, però è durissima, non posso fare niente, se mi cade una cosa devo chiedere aiuto. Ho anche altri problemi, ci metterò un po', ma ne verrò fuori. La prima volta che avrò le protesi vengo da te in studio. La mia non è un'esclusiva, ma ci tengo a parlarne con te. Ti racconto solo questo, finita l'amputazione mi hanno portato in camera, riempito di morfina, e di notte vedevo bisonti e elefanti che correvano nella mia camera, è stato così per dieci giorni. Poi sei da solo, non c'è nessuno, è brutto. Ho dovuto fare l'intervento senza l'anestesia totale. Adesso non possono venire neanche i parenti per un'ora, sono cambiati i protocolli per la sicurezza. Ci vediamo in videochiamata, ma da soli qui, è dura».

 

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