Luca Barbareschi: «Il problema è la mafia dei gay». E attacca l'inclusività sul palco con Sgarbi

Insorgono le comunità Lgbt: chieda scusa. Lui replica, sciocchezze

Barbareschi: «Il problema è la mafia dei gay». L'attore contro l'inclusività sul palco con Sgrabi
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Sabato 30 Aprile 2022, 19:51 - Ultimo aggiornamento: 20:18

«Il problema è la mafia dei gay» e «l'inclusività è la cosa più stupida del mondo». A pronunciare le frasi shock è Luca Barbareschi, attore, regista ed ex parlamentare per il Popolo delle Libertà, davanti ad una folta platea da cui arriva anche qualche «bravo» di compiacimento. L'occasione è quella della presentazione di una mostra nel piccolo borgo di Sutri, comune del Viterbese da poco più di cinquemila anime guidato, dal 2018, dal sindaco Vittorio Sgarbi che, già durante la pandemia, fece parlare di sé per aver vietato l'uso delle mascherine in paese. È proprio il primo cittadino, con tanto di fascia tricolore, ad affiancare l'attore durante il suo intervento sul tema del politicamente corretto.

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Ed è sempre lui a pubblicare sui propri social il video del discorso che ha alzato un enorme polverone, con le comunità Lgbt che hanno chiesto a gran voce scuse ufficiali da parte di Barbareschi. Il diretto interessato, però, ha replicato via social invitando le persone offese a «occuparsi di bellezza e letteratura, teatro e cinema. Non di sciocchezze strumentali». Come era ampiamente prevedibile, il video dell'invettiva - girato durante la presentazione della mostra, alla quale ha partecipato anche il ministro del Turismo Massimo Garavaglia - ha fatto presto il giro di web e social, scatenando una ridda di polemiche.

«Il paradosso oggi - le parole di Barbareschi - è che è la mafia dei gay il problema. Non l'essere omosessuale, ma la mafia degli omosessuali, delle lesbiche». Il regista e produttore, nonché direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma dopo una lunga bagarre con l'allora proprietà, cita poi le nuove regole degli Oscar sull'inclusività definendole «la cosa più stupida del mondo». «Io dovrei fare un film dove c'è sempre un nano, un transgender, un cinese magari omosessuale o lesbica», afferma ironizzando su un eventuale film sullo sbarco in Normandia. «I nani che devo mettere per sceneggiatura secondo quanto imposto dagli Academy Awards mi affogano - aggiunge tra le risate del pubblico -. E quando i transgender coi tacchi scendono dal gommone, lo bucano e annegano, come fanno?».

«Quelle di Barbareschi sono parole inaccettabili», tuona il Lazio Pride ricordando che «nel 2018 il Pride di Ostia, organizzato da Lazio Pride, fu dedicato proprio alle vittime delle mafie, in gemellaggio con il Pride di Napoli». «La comunità Lgbt è vittima della criminalità organizzata - si legge in una nota -, che sfrutta e opprime le condizioni di disagio di chi è vittima di omofobia. Barbareschi chieda scusa». Veemente anche la reazione di Vladimir Luxuria. «Da trans posso dire che 'chi disprezza comprà... a buon intenditor poche parole», scrive su Twitter. «Eccolo qui, il linguaggio di odio di chi teme che il suo piccolo, grande, privilegio venga messo in discussione. Piccoli uomini dall'identità fragile», il commento invece di Monica Cirinnà. Barbareschi dal canto suo non chiede scusa ma rincara la dose: «Sono a favore di tutte le diversità - il suo tweet - a patto che, a loro volta, non discriminino altri con atteggiamenti mafiosi di appartenenza. Sarebbe più interessante se i social si occupassero di bellezza e letteratura, teatro e cinema. Non di sciocchezze strumentali». Come se parlare di «mafia dei gay» fosse una sciocchezza. Strumentale.

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