Lady Diana, bufera sulla Bbc dopo la verità sull'intervista-inganno. Johnson valuta riforma

Lady Diana, bufera sulla Bbc dopo la verità sull'intervista-inganno. Johnson valuta riforma
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Venerdì 21 Maggio 2021, 13:16 - Ultimo aggiornamento: 16:29

La pubblicazione del rapporto che ieri ha denunciato come "ingannevole" la storica intevista rilasciata da Lady Diana nel 1995 alla Bbc, continua ad ossere oggetto della bufera che investe nelle ultime ore la Gran Bretagna, tanto che il governo Johnson prende ora in seria considerazione una riforma strutturale della governance della celebre emittente pubblica britannica». "L'intervista del secolo" a Diana, così venne definita all'epoca dei fatti, condotta dal giornalista Martin Bashir per far rivelare in pubblico il fallimento del suo matrimonio con l'erede al trono Carlo, fu frutto di un inganno: la colpa di Bashir fu quella di aver fatto «fabbricare» ad arte documenti bancari falsi mostrati al conte Spencer (fratello della principessa) come prova di fantomatici pagamenti indirizzati da Buckingham Palace alla stampa popolare affinché indagasse e spiasse Diana e gli Spencer in modo da metterli in cattiva luce.

Dura è la condanna del principe William, secondo in linea di successione al trono, che in un videomessaggio ha parlato della storia dell'intervista del '95 come di una storia «d'incompetenza e inganno» destinata a istigare «la paranoia» di sua madre Diana e a comprometterne definitivamente i rapporti con Carlo e con la Royal Family. Ora Scotland Yard, dopo avendo escluso implicazioni penali solo nel marzo scorso, si riserva di poter riaprire un'indagine di polizia.

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IPOTESI DI RIFORMA BBC - Il governo di Boris Johnson è pronto a prendere in considerazione ora ipotesi di riforma strutturale della governance della celebre emittente pubblica britannica. «Alla luce delle gravi conclusioni del rapporto, il governo deve valutare con molta attenzione il dossier (Bbc) nel suo complesso», ha dichiarato oggi il ministro della Giustizia, Robert Buckland. Che ha aggiunto, «non si è trattato solo delle decisioni di un giornalista o di un team produttivo, ma delle responsabilità dell'intera catena di comando» dell'azienda che ha contribuito a insabbiare inizialmente e a coprire per molti anni l'operato di Bashir. «E quindi - ha concluso - il governo ha la responsabilità di valutare assai attentamente se la governance della Bbc abbia bisogno d'essere riformata».

La dura condanna dell'emittente ha spinto intanto anche un ex presidente della Bbc, Michael Garde, a invocare «un serio cambiamento della struttura» dell'azienda. Mentre in molti giudicano insufficienti le lettere di scuse inviate ieri a 26 anni di distanza dall'attuale vertice Bbc allo stesso Carlo, a William, a suo fratello Harry e al conte Charles Spencer, fratello di Lady D, che fu l'intermediario raggirato dell'intervista dello scandalo. Anche se non mancano voci, rilanciate in particolare dal giornale progressista Guardian, che affermano di temere una stretta ulteriore - con l'alibi del caso Bashir - del governo Tory di Boris Johnson sul servizio pubblico britannico.

IRA DI WILLIAM E HARRY - I principi William e Harry si scagliano contro la Bbc e l'inganno alla loro madre Diana. Secondo il principe William, quell'intervista peggiorò il rapporto tra i suoi genitori e la paranoia di cui Lady D. soffriva. Il duca di Cambridge si è detto molto rattristato e chiede che quell'intervista non vada mai più in onda. In una dichiarazione separata, il principe Harry denuncia «l'effetto a catena di una cultura dello sfruttamento e pratiche non etiche» che alla fine hanno tolto la vita a sua madre. Harry, già più volte critico con i media, ha aggiunto di essere profondamente preoccupato dal fatto che pratiche come queste «siano ancora diffuse oggi».

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POLIZIA VALUTA INDAGINE - La Met Police ha annunciato che valuterà di nuovo i contenuti dell'inchiesta sull'intervista della Bbc alla principessa Diana per assicurarsi che non ci siano «nuove prove significative» a sostegno di un'indagine penale, ipotesi che a marzo aveva scartato. Lo riporta Skynews. «In seguito alla sua pubblicazione riesamineremo i contenuti del rapporto di Lord Dyson», sull'intervista del 1995 di Martin Bashir, si legge in un comunicato della Met che assicura se «ci saranno nuove prove» per indagare su «un atto illecito le prenderemo in considerazione».

L'INTERVISTA - Fu uno scoop dall'impatto planetario, una delle interviste di maggior successo nella storia mondiale della televisione e certamente il più devastante colpo d'immagine mai subito dalla monarchia britannica in tutto il lungo regno di Elisabetta II. Ma fu uno scoop ottenuto (anche) con l'arma dell'inganno. È un verdetto senz'appello quello del rapporto a scoppio ritardato che oggi fa giustizia una volta per tutte dei retroscena della storica intervista shock nella quale Diana rivelò alcuni dei dettagli più intimi di anni d'infelicità coniugale, dei problemi con la bulimia, dell'unione finita da tempo in pezzi con l'erede al trono Carlo: e soprattutto del tradimento di questi con l'antica fiamma (e futura seconda moglie) Camilla Parker-Bowles. Tutti fatti veri, nella coscienza di Lady D, ingredienti di una favola triste che proprio durante la conversazione incriminata la "principessa del popolo" sintetizzò in una frase destinata a fare scandalo: «Eravamo in tre in questo matrimonio, un pò troppo affollato».

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L'INGANNO - Ma fatti veri raccontati al giornalista Martin Bashir - e a un intero Paese incollato dinanzi agli schermi per seguire Panorama, popolare programma d'approfondimento serale dell'emittente pubblica più famosa al mondo - solo dopo una trattativa condotta con «il raggiro», secondo il rapporto pubblicato. Preannunciate da mesi di anticipazioni, le conclusioni dell'inchiesta affidata a lord John Dyson, 77enne alto magistrato a riposo, sgomberano il campo anche dagli ultimi dubbi. E imputano a Bashir - star del giornalismo televisivo d'Oltremanica, divenuto ancor più celebre dopo di allora - d'aver truffato il conte Charles Spencer per accrescerne il risentimento verso la Famiglia Reale e indurlo a spingere la sorella ad accettare l'invito a confessarsi in pubblico in forma così clamorosa. Mentre rimproverano all'emittente di aver coperto l'anchorman in una prima indagine interna insabbiata con una sbrigativa assoluzione nel 1996, e buttato alle ortiche i propri «elevati standard d'integrità e trasparenza».

Una macchia grave sulla sbandierata reputazione della Bbc. In sostanza la colpa di Bashir fu quella di aver fatto «fabbricare» ad arte documenti bancari falsi mostrati al conte come prova di fantomatici pagamenti indirizzati da almeno due funzionari di Buckingham Palace alla stampa popolare affinché indagasse e spiasse Diana e gli Spencer in modo da metterli in cattiva luce. Come a volerli punire per la pubblicità data alla crisi matrimoniale reale con il principe di Galles, già sfociata a fine 1992 nella separazione e che dopo l'intervista con Bashir avrebbe finito per precipitare nel divorzio ordinato d'autorità dalla regina.

 

Secondo lord Dyson, le spiegazioni date all'epoca dal giornalista furono «incredibili, inattendibili, talora disoneste»: come da un certo punto in poi lo stesso Charles Spencer aveva preso a sospettare, invocando negli ultimi anni verità e giustizia pure a nome di William e Harry, i figli di Carlo e Diana, rispetto alla denuncia di speculazione mediatica costruita su una storia tragica. E la Bbc, nella persona dell'attuale direttore generale, Tim Davie, come del predecessore, Tony Hall, accetta ora senza riserve questo epilogo, rimettendosi al diktat dell'ex magistrato di cospargersi il capo di cenere con scuse formali. Martin Bashir, al contrario, dimessosi appena la settimana scorsa dall'azienda pubblica radiotelevisiva dopo un lungo periodo di assenza motivato da una grave malattia, si scusa solo a metà. Riconoscendo «con profondo rammarico» di aver usato metodi «ingannevoli» per guadagnarsi la fiducia di Spencer e di aver fatto «una cosa stupida». Ma rivendicando tuttora «l'enorme orgoglio» per quell'intervista unica e irripetibile che Diana - come il rapporto Dyson concede - era orientata comunque a dargli. Non senza aggrapparsi ad un foglio manoscritto in cui la medesima principessa di Galles assicurava, dopo la trasmissione, che le sue parole non era state frutto di pressioni; e negava che l'intervistatore le avesse messo in prima persona sotto il naso documenti di cui ella già non sapesse.

L'ultima parola spetta tuttavia a Charles Spencer, che in qualche modo sentiva d'avere ancora un debito nei confronti della sorella, scomparsa appena 36enne nel 1997 sullo sfondo dell'emozione di mezzo mondo. E che oggi può chiudere il cerchio pubblicando su Twitter una struggente foto d'infanzia con lei, e una breve chiosa forse definitiva: «Certi legami risalgono molto indietro nel tempo».

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