Kasia Smutniak, dal cinema alle Frecce Tricolori: «Realizzo il sogno di una vita»

Domenica 9 Giugno 2019 di Paolo Ricci Bitti
Kasia Smutniak, dal cinema alle Frecce Tricolori: «Realizzo il sogno di una vita»

dal nostro inviato
RIVOLTO (Udine) 

Il comandante Gaetano Farina “tira” un’altra virata ancora più stretta: in questo momento il peso di Kasia Smutniak passa da 55 chilogrammi a 3 quintali e mezzo. L’attrice polacca, sul seggiolino posteriore dell’Aermacchi Mb 339 delle Frecce Tricolori, sente la tuta anti G gonfiarsi sulle gambe per impedire al sangue di precipitare troppo in fretta dalla testa ai piedi facendola svenire. «Tutto ok, Kasia?» chiede il pilota pugliese. «Avanti, avanti», la risposta squillante.
 

Eppure è una manovra durissima da sopportare, da 6,5 G (accelerazione di gravità): se non si è abituati a queste sollecitazioni diventa impossibile sollevare un dito nell’abitacolo del jet, perché il peso del corpo schiacciato sull'angusto sedile aumenta appunto di 6 volte e mezzo. Ancora peggio i G negativi, che provocano il rapido afflusso del sangue dai piedi alla testa. E Kasia ne incassa un bel po' anche di questi, mentre le nubi le fanno la cortesia di scansarsi aprendo squarci di azzurro. Ma poi in questi voli acrobatici estremi non ci si sente sempre come macigni, arriva anche una fase in cui non si pesa nulla come capita agli astronauti: dura un battito di ciglia, ma innesca un’eterna ebbrezza. L’aereo di Kasia cabra (sale) a 90 gradi sulla base di Rivolto, sale ancora come un missile, poi non riesce più ad arrampicarsi, si inchioda senza peso per un istante nel cielo prima di “scampanare” e cadere a foglia verso il suolo avvolto dal suo stesso fumo. In quell’istante anche il cuore del pilota si ferma insieme all’aviogetto. «Tutto ok, avanti», sprona ancora Kasia, come dopo ogni looping, dopo ogni tonneau disegnato dai fumi bianchi dei velivoli sopra la pista del 313° Gruppo. 
 

 

CI VUOLE IL FISICO
Accidenti, se non si è piloti addestrati come quelli della Pattuglia acrobatica nazionale per sopportare una loro esercitazione ci vuole un fisico superlativo e allora Kasia Smutniak - semplicemente - ce l’ha. Alla fine salta giù come un grillo dall’abitacolo dell’Aermacchi “Pony 1” dopo aver «raggiunto il sogno della vita», dice sorridendo. Le brillano gli occhi: una felicità che travolge i piloti e i cento tecnici specialisti della Pan.
“La passione per il volo” è il titolo da mettere sotto la foto del viso dell’attrice mentre si toglie il casco e si aggiusta appena un po’ i lunghi capelli. C’è pure una punta di delusione nella voce della minuta trentanovenne: «Già finito?» sembra dire, anzi lo dice appena si è spento nell’hangar il rumore lancinante dei motori Viper Mk del “suo” Mb 339 e degli altri tre “Pony” dell’esercitazione.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Volare per me è sempre stato naturale, istintivo. Non si tratta di adrenalina, di una sfida o di eccitazione legata al pericolo. Si tratta del punto di vista. Una volta immersi sott'acqua, il mare non sarà più solo una linea che divide l'orizzonte dalle onde. Un albero non sarà solo un tronco e un intreccio di rami e foglie. Una montagna vista da dentro, non sarà solamente una superficie da scalare ma un mondo immenso tutto da scoprire. La nostra Terra vista da sopra non sarà mai più la stessa. Una volta cambiato il punto di vista cambia il mondo che ci circonda. E di consequanza cambiamo anche noi. Non ci sono parole per esprime la mia gratitudine per #freccetricolori per aver reso possibile la realizzazione del mio sogno più grande. ❤️🙏❤️Quello di vedere la Terra da un altra prospettiva! ... Flying for me has always been natural, instinctive. Is not about adrenaline, challenge or excitement related to danger. Is about the point of view. Once immersed under water, the sea will no longer be just a line that divides the horizon from the waves. A tree will not only be a trunk and a tangle of branches and leaves. A mountain seen from inside will not only be a surface to climb but an immense world to be discovered. Our Earth seen from above will never be the same again. Once the point of view is changed, the world around us changes. And consequently we too change. There are no words to express my gratitude for #freccetricolori for realizing my greatest dream. To see the Earth from another perspective! ... @aeronautica.militare @frecce_tricolori.page #prospettivasmutniak

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«E adesso che ho raggiunto il traguardo più bello, più trascinante della mia vita da pilota che mi resta? Non è che vi serve un undicesimo elemento per la Pattuglia? Ma perché non ho scelto di fare questo mestiere? Perché?».

No, “allieva” Kasia, protagonista di successi quali Allacciate le cinture, Perfetti sconosciuti e Loro, la Pan dell’Aeronautica militare resta a 10 elementi, anche perché è già la migliore del mondo, quella che schiera il maggior numero di componenti, rendendo ancora più duro l’addestramento dei piloti i cui aerei volano a 700 kmh in formazione a due metri l’uno dall’altro. Ma è sempre più vicino il giorno in cui ai comandi di un “Pony” ci sarà anche una donna: solo nel 2000 sono state ammesse all’Accademia aeronautica (vedi Samantha Cristoforetti, poi diventata astronauta dell'Agenzia spaziale europea), ma già adesso alcune ufficiali pilota partecipano al severo concorso per l’ammissione al Gruppo che dal 1961 disegna nei cieli del mondo tricolori lunghi 5 chilometri per sottolineare i primati del sistema Italia. 

Le Frecce: un’eccellenza che viene raccontata anche da quei civili che di tanto in tanto fanno il “sacco” (il passeggero) durante le esercitazioni della Pan i cui jet sono tutti “biposto”. Solo che questa volta è capitato un osso duro al comandante Farina, al leader Stefano Vit, al gregario Mattia Bortoluzzi e al solista Massimiliano Salvatore, piloti che provengono e che torneranno alla "linea" caccia dell'Aeronatica militare dopo il periodo alla Pan. Nella consueta esercitazione del pomeriggio hanno preso a bordo la figlia del generale polacco pilota di caccia Zenon Smutniak, nipote del nonno elicotterista Włodzimierz Prorok sposato a una ufficiale di terra dell’aviazione militare della Polonia che ha un fratello pure elicotterista.

«Di fatto in famiglia c’è solo mia madre - racconta Kasia - che non alza lo sguardo al cielo per il ronzio di un’elica. Le nascondemmo che a 15 anni mi ero iscritta al corso di volo a vela, ma poi quando ero in aria per la prima volta da sola mi fecero venire un colpo comunicandomi alla radio che al campo c’era anche lei ad attendermi per festeggiare».

Da allora la modella e attrice non ha più smesso di staccare l’ombra da terra, neppure quando un incidente paracadutistico le portò via nel 2010 il primo compagno, l’attore Pietro Taricone, con cui aveva avuto Sophie, oggi 14enne. «E 5 anni fa ho sospeso il corso per pilota civile a motore all’Urbe solo mentre ero in attesa di Leone». Dopo la nascita del figlio del produttore Domenico Procacci, il brevetto è arrivato, «ma un conto sono i piccoli aerei turistici e un conto i jet militari come i caccia Su-22 di mio padre. Sono cresciuta seguendo il suo peregrinare per basi: in prima elementare l’aula era così vicina alla pista che dovevamo sospendere le lezioni. A ogni decollo per il rumore tremavano anche i muri e io ero travolta dall’emozione. Giurai a me stessa che avrei dovuto volare con un jet militare, così immaginate la “botta” quando la Pan mi ha invitato a partecipare a una loro esercitazione: le Frecce sono un mito nella storia mondiale dell’aviazione».

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E ancora: «Siete stupiti che non sia sconvolta dopo un volo così impegnativo? Sarei venuta a piedi da Roma a Udine per questa esperienza, per la passione, l’orgoglio e la professionalità di questi piloti: tengono in alto in tutto il mondo il nome dell’Italia, dell’Aeronautica militare, delle imprese italiane. Sono fiera di raccontare della loro bravura e anche della loro estrema gentilezza: si sono anche scusati perché avevano solo un paio di scarponi numero 42 “per lei che porta il 43”. Ma come il 43? Io ho il 39! Così ho scoperto che c’è un sito web che mi assegna 4 numeri in più. Ah, ci sono stata proprio comoda in quegli scarponi e comunque mi devo adattare a calzature abbondanti come quelle degli astronauti: un volo suborbitale è il mio prossimo sogno». Kasia Smutniak nello spazio? Pronti a scommetterci. 

Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 14:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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