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Irama: «Me ne andrò dall'Italia per esportare la mia musica»

Il cantante: "Sto pensando di trasferirmi in America Latina"

Irama: «Me ne andrò dall'Italia per esportare la mia musica»
di Mattia Marzi
4 Minuti di Lettura
Lunedì 8 Agosto 2022, 07:10

Due canzoni del suo ultimo disco, Il giorno in cui ho smesso di pensare, uscito a febbraio e ancora sul podio della classifica settimanale Fimi/Gfk relativa ai più venduti in Italia (questa settimana è terzo dietro Lazza e a Beyoncé e ha superato i 120 milioni di ascolti su Spotify, vincendo il Disco di platino), hanno titoli in lingua spagnola: Como Te Llamas e Yo Quiero Amarte. Al mondo latino guarda anche il suo nuovo singolo, PamPamPamPamPamPamPamPam si intitola così arrivato in radio e sulle piattaforme all'inizio di luglio, un mix esplosivo urban con influenze caraibiche e tropicali da oltre 10 milioni tra ascolti su Spotify e clic su YouTube. La svolta latin pop di Irama prelude a qualcosa di più importante: «È vero, sto pensando di trasferirmi in America Latina. Non so dove esattamente. Nei prossimi mesi mi prenderò del tempo per viaggiare e capire cosa fare», dice Filippo Maria Fanti è il vero nome del 26enne cantautore, originario di Carrara tra una data e l'altra del tour che fino a settembre inoltrato, dopo aver riempito ad aprile i palasport di Mantova, Roma, Napoli e Milano cantando per oltre 20 mila spettatori, lo vedrà esibirsi sui palchi delle principali arene all'aperto italiane (il 16 agosto sarà al Civitavecchia Summer Festival).


Cosa cerca in America Latina?
«Mi piacerebbe raccogliere influenze locali per contaminare ancor di più la mia musica. E al tempo stesso vorrei far conoscere al pubblico di quei paesi il nuovo pop italiano, che negli ultimi anni ha acquisito una dimensione internazionale a livello di suoni e produzione».


La percezione della musica italiana all'estero è rimasta ferma agli anni d'oro di Eros Ramazzotti e Laura Pausini?
«Sì. I Maneskin hanno inaugurato una nuova era. Il bello del pop italiano contemporaneo è che in classifica, in Italia, sono tornati artisti italiani».

 


Fa il nazionalista?
«No, per carità. Voglio dire solo che è bello che finalmente i nuovi protagonisti della scena, dagli autori ai produttori, abbiano contribuito a valorizzare la musica italiana. Va bene che tutto il mondo è paese, ma mi riempie il cuore di orgoglio pensare che la mia generazione abbia reso il pop italiano di nuovo competitivo».


In PemPemPemPemPemPemPemPem ha collaborato con Adrián Sánchez, Amritvir Singh e Finesse, già al fianco di star della scena latina e rap d'oltreoceano come Rauw Alejandro, Nicki Minaj e Polo G: come li ha raggiunti?
«Sono volato a Miami la scorsa primavera per conoscere autori latini, insieme al mio produttore Giulio Nenna. A farci da guida è stato proprio Finesse, un produttore italiano che grazie al suo talento ha conquistato gli Usa. Il singolo è nato lì: è un esperimento di dembow».


Scusi?
«È un genere musicale originario della Giamaica, caratterizzato dal ritmo coinvolgente, tra elettronica e sensualità».


Punta a fare un disco in spagnolo?
«Non mi dispiacerebbe. Sarebbe un modo più semplice per farmi capire da quel pubblico».


Le radio, a distanza di sei mesi dalla partecipazione all'ultimo Festival di Sanremo, continuano ancora a passare Ovunque sarai, che nel frattempo ha vinto il doppio Disco di platino. Qual è la vera strada di Irama, le ballate o il latin pop?
«Già da qualche anno sto dimostrando di sapermela cavare in entrambi i generi. La chiave del mio successo è l'autenticità. Quando voglio divertirmi, scrivo e registro canzoni più leggere e spensierate. Quando mi sento più cupo e riflessivo, tiro fuori ballate come «Ovunque sarai».


È vero che non era così convinto di portarla in gara a Sanremo e di farla uscire?
«Sì. Mi sembrava una canzone troppo intima e personale per essere condivisa con tanta gente (è dedicata alla nonna di Irama, scomparsa, come il cantautore ha ammesso durante il Festival condividendo su Instagram una foto da bambino insieme a lei, ndr). A convincermi a cantarla è stata mia mamma».


Prima i palasport gremiti, poi il lungo tour all'aperto: al prossimo giro punta agli stadi?
«Vedremo. Sarebbe bello. Intanto mi sto godendo questi bagni di folla: ho aspettato questa estate per due anni e ora me la godo».

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