Elon Musk batte cassa agli Usa per le vitali reti satellitari Starlink donate agli ucraini: «Già spesi 80 milioni di dollari» Ma non è una questione di soldi

Elon Musk batte cassa agli Usa per le vitali reti satellitari Starlink donate agli ucraini: «Già spesi 80 milioni di dollari» Ma non è una questione di soldi
6 Minuti di Lettura
Venerdì 14 Ottobre 2022, 12:58 - Ultimo aggiornamento: 17:11

Elon Musk, il genio sempre sul podio degli imprenditori più ricchi del mondo grazie a un patrimonio che balla su 200 miliardi di dollari, batte cassa al Pentagono perché ha già speso 80 milioni con la sua SpaceX per donare vitali dispositivi satellitari Starlink agli ucraini. "Vitali" perché senza quei collegamenti terra-spazio-terra l'esercito dell'Ucraina tornerebbe a essere quasi "cieco" come nei primi giorni dell'invasione, quando la Russia distrusse una per una le infrastrutture per le comunicazioni, da sempre bersaglio primario per un esercito invasore. E' grazie a quei collegamenti con i satelliti che gli ucraini riescono a comunicare di gran lunga meglio dei russi, legati alla loro rete Glonass, e a guidare con micidiale precisione gli armamenti a loro volta donati da Nato e altri all'Ucraina. Se non si hanno quei collegamenti ad esempio la contraerea, a partire dai sistemi missili anti-missili diventa inutile. Per non dire dei droni. Molti dei successi che hanno preso in contropiede i russi sono di certo dovuti a questi collegamenti e quando essi sono venuti meno in alcune zone, com'è accaduto a dine settembre, ecco che la controffensiva ucraina ha segnato il passo.

E poi è tutta la macchina statale di Kiev che è tornata a funzionare da quando 20mila router satellitari Starlink sono stati regalati dal tycoon agli ucraini: una delle più importanti operazioni filantropiche della storia.

Ora però Musk ha fatto i conti e ha previsto che la donazione potrebbe costargli fino a 120 milioni per quest'ultima parte dell'anno e altri 400 milioni per il 2023. Non sono noccioline, dicono a Wall Street, ma c'è più di una grima (il rumore irritante del gesso sulla lavagna, in spagnolo perché altre lingue non hanno ancora trovato la parola) in questi numeri.

«Non siamo nella condizione di donare altri terminali all'Ucraina o di garantire finanziamenti per la rete esistente a tempo indeterminato» ha scritto Musk al Pentagono, come riporta Alex Marquardt della Cnn

Qualche nota stonata epperò si sente in questo battere cassa di Musk: in questi giorni, per dirne una, il sudafricano-canadese fondatore anche di Tesla sta di nuovo pensando di spendere 40 miliardi (40mila milioni) per comprare Twitter, anche se in questo caso si tratta di business e non di filantropia nonostante le evidenti implicazioni politiche dell'operazione.

Anche i numeri di Starlink sono imponenti: a forza di lanci con i razzi Falcon9 di SpaceX sono già stati issati in orbita bassa (550 chilometri) oltre 1.600 satelliti (60 alla volta)  con l'obbiettivo iniziale di creare una costellazione di 4.500 satelliti che in futuro arriverà a 12mila unità. Va da sè: già adesso è la rete di satelliti più vasta della Storia con gli astronomi imbufaliti perché quella multitudine di metallo in orbita che riflette i raggi del Sole "copre" sempre di più le stelle.

Perché tanti satelliti? Perché così si riduce a un amen la latenza (ritardo) nelle comunicazioni permettendo connessioni veloci anche nelle zone più remote della Terra. Anche in Italia con più o meno 500 euro si può comprare il kit (router e parabola) mentre il collegamento costa dai 100 ai 150 euro al mese: fatevi voi i conti in tasca soprattutte se abitate in zone dove la fibra non arriverà mai.

Con SpaceX il miliardario, fondatore e proprietario anche di quella bagattella di Tesla, è pure fornitore della Nasa per le navicelle CrewDragon che da due anni, al costo conveniente di 60 milioni di dollari a passeggero, hanno rotto il monopolio russo nel trasporto degli equipaggi sulla stazione spaziale: anche Samantha Cristoforetti ha volato con un'astronave targata SpaceX, compagnia che sempre per conto della Nasa arriverà sulla Luna, piccola tappa rispetto al piano di Musk di colonizzare Marte. 

E adesso si puntano i piedi per 100 milioni? Per 400 milioni? Che esistano altri accordi legati a quelle forniture agli ucraini?

Oppure si tratta di una nuova puntata di Musk filantropo che forse non viene sempre compreso: nel 2018 non finì bene quando offrì una sorta di minisommergibile (per i più inutilizzabile) per il salvataggio dei ragazzi bloccati nella grotta di Tham Luang in Thailandia. Un suo tweet diretto a un soccorritore (con un termine che si prestava a più interpretazioni) innescò anche un processo finito con un nulla di fatto. 

E poi c'è, soprattutto, il sorprendente piano di pace di Musk per la guerra causata dalla Russia, inoltrato non per vie diplomatiche classiche ma naturalmente via Tweet. Il magnate ha prospettato la ripetizione dei referendum nelle regioni che la Russia ha annesso dopo averle strappate all'Ucraina: se le consultazioni sotto il controllo dell'Onu dovessero bocciare l'annessione, la Russia dovrebbe abbandonare le regioni. E poi per Musk la Crimea va considerata sostanzialmente terra russa e quindi lasciata definitivamente a Mosca che l'ha invasa nel 2014.

Dal presidente ucraino Voldymyr Zelensky in giù ecco una valanga di reazioni furibonde con controreazioni di Musk: l'ambasciatore ucraino in Germania ha mandato Musk a quel paese e Musk ha risposto che seguirà il consiglio.

Musk è stato persino accusato di esser filorusso, ma ecco la sua risposta: «La spesa di SpaceX per abilitare e supportare Starlink in Ucraina è di circa 80 milioni finora. Il nostro supporto per la Russia è di zero. Ovviamente siamo pro Ucraina. Cercare di riconquistare la Crimea causerà enormi morti, probabilmente fallirà e rischierà una guerra nucleare. Sarebbe terribile per l'Ucraina e la Terra», ha twittato.

Ecco, forse questa richiesta al Pentagono di pagare per i prossimi dispositivi Starlink, non punta davvero a fare cassa, ma a tenere la scena internazionale in cui Musk si ritiene in diritto di essere sempre protagonista. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA