Proietti, funerali e commozione: il saluto di Roma e la gratitudine di un Paese

Proietti, funerali e commozione: il saluto di Roma e la gratitudine di un Paese
di Gloria Satta
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Venerdì 6 Novembre 2020, 08:58 - Ultimo aggiornamento: 09:12

Il funerale laico al Globe Theatre e la cerimonia religiosa nella Chiesa degli Artisti, lacrime e sorrisi, ricordi e applausi. E poi Roma come scenario ideale, l'unico possibile, dell'ultimo viaggio di Gigi Proietti nell'atmosfera surreale della pandemia, con le strade deserte che esaltavano ancora di più la maestà del centro storico e l'assenza degli assembramenti che, in tempi normali, avrebbero sicuramente accompagnato il feretro. Ma, nonostante le restrizioni anti-covid, le transenne e il grande spiegamento di forze dell'ordine, non è mancata la gente che, lungo i marciapiedi, applaudiva il passaggio del carro funebre scortato dai motociclisti in divisa.

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STRISCIONI
È stato intenso, sentito, toccante l'omaggio che il grande attore, inaspettatamente scomparso il 2 novembre nel giorno dei suoi 80 anni, ha ricevuto ieri mattina non soltanto dai romani ma dall'Italia intera incollata alla diretta dello speciale Tg1 che ha documentato tutti i momenti della giornata. «Grazie». «Me vié da piagne ma che sarà, ciao Gigi esempio di romanità», dicevano gli striscioni srotolati in piazza del Popolo. L'addio a Proietti si è trasformato in un abbraccio collettivo in cui spiccava il dolore stampato sui volti della compagna dell'attore Sagitta e delle figlie Susanna e Carlotta, tutte e tre in nero, le lacrime di Enrico Brignano, la disperazione di Marisa Laurito, l'emozione di Edoardo Leo, Walter Veltroni, Paola Cortellesi, Pino Quartullo, Enrico Vanzina, Nadia Rinaldi, Fiorello, Massimo Wertmüller, Flavio Insinna, Flora Canto, Rodolfo Laganà, Paola Tiziana Cruciani, il segretario pd e presidente della Regione Nicola Zingaretti, l'ad Rai Fabrizio Salini.

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SMARRIMENTO
E lo smarrimento silenzioso di tecnici, artigiani, maestranze del Globe, il teatrino elisabettiano costruito da Gigi nel 2003 nel cuore sottratto al degrado di Villa Borghese. E la commozione dei giovani attori a cui il maestro aveva insegnato, oltre ai segreti del mestiere, che la recitazione è impegno e sudore ma anche divertimento, e che per dirsi davvero grande l'arte deve essere popolare, cioè parlare a tutto il pubblico indistintamente.
Iniziato in Campidoglio, sotto la statua di Marc'Aurelio, l'ultimo viaggio di Gigi è proseguito proprio al Globe per finire in piazza del Popolo nella chiesa degli Artisti prima che la salma dell'attore venisse portata a prima Porta per la cremazione. Nel teatrino di legno c'è stata l'ultima uscita in scena di Gigi, sorprendente come la sua intera storia: quando la bara di legno chiaro, sormontata da un enorme cuscino di rose rosse, è sbucata dal sipario, è scoppiato un applauso lungo una dozzina di minuti. E lì, nello spazio che verrà intitolato a Proietti diventando così la sua casa «per sempre», la celebrazione è stata aperta da un messaggio via skype di Virginia Raggi, isolata perché positiva al covid: «Con Proietti Roma ha perso una parte della propria anima», ha detto la sindaca. «Sei un monumento, quando entravi nel mio camerino, con te entrava il Teatro», ha mormorato Marisa Laurito tra i singhiozzi. Pino Quartullo ha ricordato i tempi del mitico Laboratorio, quando ai giovani allievi Gigi chiedeva «di fare lo sbruffo del cavallo» perché la recitazione deve coinvolgere tutto il corpo. Edoardo Leo, parlando a nome di un'associazione di attori, ha detto che Proietti «ha elevato il nostro mestiere a una dignità mai avuta prima». Paola Cortellesi: «Per noi sarai sempre un faro». Hanno parlato Enrico Brignano («ci hai aperto la porta dei sogni») e la giovane attrice Valentina Marziali, la prima Giulietta del Globe. Walter Veltroni, che da sindaco sostenne l'apertura del teatro, ha ricordato l'ironia travolgente ma anche l'impegno civile e politico dell'attore: «Non Maestro, ma sor maestro, come un calzolaio o un arrotino, questo ti sarebbe piaciuto», ha detto.

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Nella Chiesa degli Artisti presidiata da un picchetto dei Carabinieri (Gigi, Maresciallo Rocca per sempre), il rito funebre in forma privata, accompagnato da un ensemble d'archi, è stato officiato da Don Walter Insero che ha ricordato l'infanzia da chierichetto di Proietti (era orgoglioso di ricordare ancora la liturgia in latino»), il suo amore per Papa Francesco e Padre Pio, la sua avversione per le bestemmie.

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L'ABBRACCIO
Fuori, sotto il cielo livido, Roma aspettava Gigi per l'ultimo abbraccio. E, come diceva il sonetto composto dall'attore in occasione del funerale di Alberto Sordi, tutta la città «sbrillucciccava di lacrime e ricordi».

 

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