Gianni Minà, le interviste e le foto mai viste in un archivio online: parte la raccolta fondi

Il progetto ha già raccolto in poco tempo 4.900 euro

Gianni Minà, le interviste e le foto mai viste in un archivio online: parte la raccolta fondi
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Mercoledì 25 Maggio 2022, 14:04 - Ultimo aggiornamento: 27 Maggio, 13:11

I suoi taccuini per un centesimo. E centesimo dopo centesimo si è arrivati a 4mila euro. Per cosa? Per il patrimonio di taccuini e video dove sono state trascritte e girate le interviste di Gianni Minà, che ora grazie alle donazioni potrebbero diventare un archivio digitale consultabile da tutti online. Il giornalista ha lanciato una raccolta fondi popolare per creare un portale con le sue interviste (e tutti i materiali come foto mai utilizzate, pellicole, vhs, betacam, minidv) a personaggi della storia come Che Guevara,  Muhammad Ali, Fidel Castro, Rigoberta Menchú, Silvia Baraldini, il subcomandante Marcos, senza dimenticare Diego Armando Maradona.

L'archivio audiovisivo di Gianni Minà, con le immagini girate ma non utilizzate per le centinaia di reportage, programmi e documentari che hanno fatto storia e che il giornalista ha realizzato in quasi 60 anni di carriera diventeranno un archivio digitale consultabile da tutti online.

E la creazione di questo archivio verrà finanziata con un'operazione di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso annunciata dal giornalista e dalla moglie Loredana Macchietti sul profilo Facebook di Minà che in sole 24 ore ha già raccolto oltre 4.900 euro con oltre 200 sostenitori. «Per anni - scrivono i due su Facebook - abbiamo cercato un mecenate che ci permettesse di riportare alla luce il materiale audiovisivo che teniamo nei nostri magazzini, frutto di più di sessant'anni di lavoro in giro per il mondo. Il nostro modus operandi è sempre stato lo stesso, di progetto in progetto - si fiutava un evento di cronaca o un personaggio non banale, si proponeva alla Rai e, se l'idea veniva accettata, si produceva il reportage, l'intervista, il documentario. Il prodotto finale si avvale del meglio di questi incontri. Il resto rimane nelle cassette di lavorazione. Si tratta quindi di metri e metri di pellicola, e non solo, di chiacchierate informali con tanti personaggi: scrittori, miti dello sport, leader politici, cronache del FSM e molto altro mai trans-codificate perché all'epoca, qui in Italia, non si credeva ancora abbastanza al digitale».

«Vogliamo così lanciare - spiegano - una campagna di finanziamento dal basso: tutto ciò che ci arriverà, lo useremo per la lavorazione dei supporti che abbiamo: pellicole, vhs, betacam, minidv, e così via. La digitalizzazione di questo materiale verrà catalogata e pubblicata sul sito o sui social, così da trasformare il nostro spazio in una piccola piattaforma di consultazione e di pensiero, a cui tutti possono accedere.

Non sarà un "ritorno al passato", ma vorremo fosse uno slancio verso l'utopia. A che serve l'utopia? "L'utopia è là nell'orizzonte, serve per non smettere mai di camminare", come scriveva Eduardo Galeano», sottolineano, concludendo: «Questo progetto lo vorremmo dedicare a Francesca Emilia, Paola Emilia, Marianna, Eugenio, Bruno, Ludovica, e ai tanti ragazz* delle nuove generazioni, che stanno costruendo il nostro futuro».

Le interviste entrate nella memoria collettiva 

Le interviste di Minà sono imprescindibili per chi è appassionato di storia latinoamericana, e non solo. Gianni Minà ha cominciato a esplorare il continente sudamericano negli anni Settanta. Nel 1978, mentre seguiva come cronista il campionato mondiale di calcio 1978, venne ammonito e poi espulso dall’Argentina per aver fatto domande sui desaparecidos al capitano di vascello Carlos Alberto Lacoste (capo dell’ente per l’organizzazione del mondiale) durante una conferenza stampa, e aver cercato poi di raccogliere informazioni.

Nel 1987 intervistò una prima volta per 16 ore il presidente cubano Fidel Castro, in un documentario dal quale è stato tratto un libro pubblicato in tutto il mondo. Da quello stesso incontro è stato tratto Fidel racconta il Che, un reportage nel quale il leader cubano per la prima e unica volta racconta l’epopea di Ernesto Guevara. L’intervista fu ripetuta nel 1990, dopo il tramonto del comunismo. I due incontri sono riuniti nel libro Fidel. Il prologo alla prima intervista con Fidel Castro è stato scritto da Gabriel García Márquez; quello alla seconda, dallo scrittore brasiliano Jorge Amado.

Minà e Fidel Castro durante una pausa dei lavori del vertice Fao a Roma nel 1996

Nel 1991 ha realizzato il programma Alta classe, una serie di profili di grandi artisti come Ray Charles, Pino Daniele, Massimo Troisi e Chico Buarque de Hollanda. Nello stesso anno ha presentato La Domenica Sportiva e ideato il programma di approfondimento Zona Cesarini, che seguiva la tradizionale rubrica riservata agli eventi agonistici.

Tra gli altri programmi realizzati: Un mondo nel pallone, Ieri, oggi… domani? con Simona Marchini ed Enrico Vaime e due edizioni di Te voglio bene assaje, lo show ideato da Lucio Dalla e dedicato un anno alle canzoni di Antonello Venditti e l’altro a quelle di Zucchero Fornaciari. Fra i documentari di maggior successo, alcuni di carattere sportivo su Nereo Rocco, Diego Maradona e Michel Platini, RonaldoCarlos Monzón, Nino Benvenuti, Edwin Moses, Tommie Smith, Lee Evans, Pietro Mennea e Muhammad Ali, che Minà ha seguito in tutta la sua carriera e al quale ha dedicato un lungometraggio intitolato Cassius Clay, una storia americana.

Nel 1992 incomincia un ciclo di opere rivolte al continente latinoamericano: "Storia di Rigoberta" sul Nobel per la pace Rigoberta Menchú (premiato a Vienna in occasione del summit per i diritti umani organizzato dall’ONU),
Immagini dal Chiapas (Marcos e l’insurrezione zapatista) presentato al Festival di Venezia del 1996,
Marcos: aquí estamos (un reportage in due puntate sulla marcia degli indigeni Maya dal Chiapas a Città del Messico con un’intervista esclusiva al Subcomandante realizzata insieme allo scrittore Manuel Vázquez Montalbán) e Il Che quarant’anni dopo ispirato alla vicenda umana e politica di Ernesto Che Guevara.

Nel 2001 Minà ha realizzato Maradona: non sarò mai un uomo comune un reportage-confessione di 70 minuti con Diego Maradona alla fine dell’anno più sofferto per la vita dell’ex calciatore. Nel 2004 ha realizzato un progetto inseguito per undici anni e basato sui diari giovanili di Ernesto Guevara e del suo amico Alberto Granado quando, nel 1952, attraversarono in motocicletta l’America Latina (collaborerà anche al film "I diari della motocicletta"). Realizzerà anche un lungometraggio "In viaggio con Che Guevara", ripercorrendo con l’ottantenne Alberto Granado quell’avventura mitica. 

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