Morto Gerd Muller, centravanti-leggenda che spariva dall'area (e fece piangere Cruijff)

Morto Gerd Muller, il centravanti che fece piangere Cruijff (e sapeva sparire dall'area)
di Alvaro Moretti
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Domenica 15 Agosto 2021, 15:14 - Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 18:06

Perché segnava Gerd Müller? Lo so, forse è strano che io me lo chieda e, implicitamente, condivida il quesito con voi. Me lo chiedo, come me lo chiesi bambino: la notte messicana della partita del secolo. Ero piccolo piccolo: 5 anni. Sufficienti però per chiedermi come facesse quel maledetto Gerd Müller di cui parlava il poco loquace Nando Martellini durante Italia-Germania 4-3. Doppietta venendo fuori dal nulla. Gerd faceva così: i tedeschi, che l'hanno da subito incoronato come il “bomber nazionale” non evitavano però un altro nomignolo un po’ irriverente. “Il piccolo grasso Müller”.

Ecco, quindi, perché questo pingue attaccante d’area riusciva a segnare tanto, più di un gol a partita con la maglia bianca e pantaloncini neri della Germania Ovest (il Muro è caduto molto dopo il suo addio). Gerd senza atletismo (ricordate che statua d’uomo è il grande rivale italiano, Gigi Riva?), senza il gran tiro, è certo non capace di gravitare mezzo metro sopra il prato come a Mexico 70 fece Pelè surclassando Burgnich. Ecco anche a Tarcisio pensavo quando sbucava oltre l’errore di Poletti all’Azteca. Burgnich che per farsi perdonare la doppietta di Müller segnò uno di quei sette gol mitici.

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Müller segnava perché sapeva sparire dall’area dove è sempre stato il più attenzionato (negli anni Settanta Brera non me l’avrebbe fatta passar ‘sta parola) e poi piazzare un piedone inatteso, un giro dorsale addosso al marcatore a uomo. Non fece piangere l’Italia della staffetta Mazzola-Rivera, che nel 1970 gli fece vivere uno dei rari dolori calcistici. Fece piangere l’Olanda bella e nuova di Cruijff a Monaco 1974, invece. Spariva in campo e ti faceva male male. 730 gol in 788 partite ufficiali; 566 gol in 607 gare con il suo Bayern (tre coppe dei Campioni) e - addirittura - 68 reti in 62 presenze con la Fussballnationalmannschaft).

Il pallone d’oro lo prese proprio nel 1970 in cui sfuggì il Mondiale. La vita dopo il calcio è stata un processo di sparizioni: alcol e depressione, perché quel suo talento di essere l’uomo giusto al posto giusto non riusciva a trasmetterlo. Non era tecnica, ma puro istinto, forse inconsapevolezza di sé così utile in campo e complicata da gestire fuori dall’OlympiaStadion. Scomparve, una volta la notte del 17 luglio 2011: era a Trento e nessuno sapeva che fine avesse fatto. Il percorso di riabilitazione favorito dai suoi ex compagni di squadra dirigenti del grande Bayern che ora apprezziamo (Beckenbauer, prima di tutti) era stato un successo e Gerd ha lavorato per un bel po’ con i giovani della super squadra bavarese. Lo ritrovarono dopo 15 ore in via Alcide De Gasperi in stato confusionale.

Dal 2015 il Bayern annunciò un’altra battaglia per Gerd: l’alzheimer. Stavolta è costretto a sparire: viveva in un centro specializzato. Ci piace pensarlo alle prese, ora, con quei satanassi di difensori marcatori che cercavano di intuirne le mosse, di prevedere quale leva geniale avrebbe usato per una girata nell’area piccola, sotto quale ciuffo d’erba si sarebbe nascosto “il piccolo grasso Müller”. Gerd era il numero 1 nella storia dell’area piccola del calcio: la vendetta sugli olandesi era anticipata, in un certo senso. Il gioco a zona di lì a poco avrebbe eliminato la fissità dogmatica della sfida personale con difensori come Burgnich e persino il “suo” collega Berti Vogts colonna dei rivalissimi del Borussia Monchegladbach. E accorciato il campo con la tattica del fuorigioco, gli specialisti d’area (nell’Italia di quei tempi viene in mente Boninsegna) avrebbero dovuto subire una trasformazione anche fisica: l’attaccante deve sfuggire la trappola tattica, non disseminarne nel proprio territorio di caccia.

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Müller è stato meno personaggio, meno filmico di tanti da lui umiliati in campo in quegli anni Settanta di basettoni e capelli lunghi. Eppure “der bomber” è per numeri e talento mimetico un calciatore davvero ECCEZIONALE.

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