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Francesco Rocca rieletto presidente della Croce Rossa: «Carestia e siccità emergenze globali, serve un piano Marshall per i profughi»

Francesco Rocca rieletto presidente della Croce Rossa: «Carestia e siccità emergenze globali, serve un piano Marshall per i profughi»
di Cristiana Mangani
3 Minuti di Lettura
Lunedì 20 Giugno 2022, 08:27 - Ultimo aggiornamento: 09:13

Guerra, carestia, siccità: uno scenario apocalittico, con 110 milioni di africani a rischio fame. E il mondo che fa? «Affronta la questione senza la giusta consapevolezza, mettendo a rischio la vita delle prossime generazioni».

È molto critico Francesco Rocca, presidente della Federazione internazionale delle Società di Croce rossa e Mezzaluna rossa, oltre che presidente della Cri, rieletto per la seconda volta ieri a Ginevra con 122 voti.


Presidente Rocca, che scenario ci aspetta?
«La guerra in Ucraina sta avendo un impatto enorme nel continente europeo dove, dopo due anni di Covid, gli operatori umanitari pensavano di vedere la luce».


E invece, la situazione si fa sempre più complicata.
«Oltre al rischio carestia per milioni di africani, si aggiunge la siccità più grave degli ultimi decenni, in particolare nell'Est dell'Africa. Ma nessuno ne parla, i media sono concentrati soprattutto sulla guerra. Bisogna, però, capire che, sotto il profilo dell'essere umano, non possono esistere crisi di serie a e crisi di serie B».


L'Italia come si sta muovendo?
«Stiamo parlando di una emergenza globale, che riguarda l'Italia, ma anche il resto del mondo. E ovunque si sta affrontando senza la giusta consapevolezza. In sintesi, non si sta facendo nulla. È come la metafora della rana bollita (usata dal filosofo americano Noam Chomsky, ndr): i popoli, accettando passivamente il degrado, le vessazioni, la scomparsa dei valori e dell'etica, accettano di fatto la deriva della società».


Quali le possibili soluzioni?
«Il punto di partenza dovrebbe essere l'evidenza scientifica, mentre in alcuni contesti, salvare vite, viene interpretato come un atto politico. Noi operatori umanitari pensiamo soprattutto a salvare le vite, non chiediamo tessere né nazionalità. L'uomo che ha bisogno, perde il suo passaporto e rimane soltanto con la sua condizione di essere umano. Invece, si usano gli esseri umani per fare pressioni politiche».


La guerra e la carestia portano irrimediabilmente agli esodi, a migliaia di immigrati che si muovono. Come pensiamo di affrontare l'emergenza?
«La crisi ucraina ha dimostrato che c'è grande accoglienza nel nostro Paese. Dipende da come si decide di affrontarla. Bisogna cambiare la modalità paternalistica e approntare un piano Marshall».


Se ne parla da sempre...
«Aiutiamoli a casa loro è una frase ovvia, ma se non viene accompagnata da investimenti seri, è chiaramente inutile. C'è l'emergenza Ucraina, ma non è la sola: continuiamo ad avere milioni di sfollati dalla Siria, dallo Yemen. Sono bombe a orologeria, con le risorse alimentari che non ci sono, la desertificazione che avanza e le risorse che non arrivano per milioni di persone, è chiaro che nessuno sta ad aspettare di morire sotto il sole».


Lei è stato eletto presidente della Federazione internazionale della Croce rossa e Mezzaluna rossa quattro anni fa, primo italiano a rivestire questo importante incarico. Ieri è arrivato il secondo mandato con una percentuale moto alta di voti, qual è la sfida che si propone?
«Già dal periodo dell'epidemia da Covid, sto mettendo al centro del dialogo il local actor. La pandemia ha mostrato al mondo il ruolo fondamentale svolto dagli attori locali, come i nostri volontari, nel rispondere alle crisi. La localizzazione degli aiuti umanitari è il modo più efficace per salvare vite umane e costruire comunità più sicure. Continuerò a lavorare in questa direzione».
 

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