Djokovic, quarantena in un albergo per immigrati. «Condizioni orribili», attesa per ricorso di lunedì

Djokovic, quarantena in un albergo per immigrati. «Condizioni orribili», attesa per ricorso di lunedì
di Paolo Ricci Bitti
8 Minuti di Lettura
Giovedì 6 Gennaio 2022, 13:14 - Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio, 18:38

Bersagliato da durissime critiche, da quelle di Rafa Nadal a quelle ancora più dolorose di Nino Cartabellotta e Nicola Zingaretti, all'asso Novak Djokovic è proibito anche scambiare due parole con il richiedente asilo pakistano e l'immigrato clandestino thailandese suoi vicini di camera al Park Hotel di Melbourne dov'è sceso in attesa del verdetto di lunedì sul suo ricorso.

I documenti che il serbo ha mostrato alle autorità aeroportuali australiane indicavano la sua esenzione al vaccino anti Covid per motivi mai resi noti (come pure potrebbere essere giusto visto che devono essere attinenti a questioni di salute) ma a sorpresa il campione è stato invitato prima ad accomodarsi in una saletta dello scalo e quindi accompagnato al Park Hotel destinato agli immigrati in quarantena.

 

Quei certificati possono bastare per gli organizzatori del torneo di tennis, ma non per le autorità australiane, in particolare per quelle dello stato di Victoria che in questi ultimi due anni hanno imposto lockdown severissimi. Del resto provate a entrare in Australia con un paio di scarpe sporche anche solo un po' di fango oppure con una fetta di bresaola nello zaino: ore di rimbrotti, multe e sguardi inquisitori finché non vi lasciando finalmente entrare a coda bassa nel paese dei canguri.

Figuriamoci se si può furbeggiare in fatto di Covid, detto che Djokovic sarà pure stato rassicurato da qualcuno prima di imbarcarsi su un volo di 20 ore. Forse lo si capirà in questi giorni. Nole non è ripartito subito per l'Europa perché i suoi avvocati hanno presentato ricorso e adesso bisogna vedere chi, lunedì, perderà la faccia: gli organizzatori dell'Open o il governo locale di Victoria e anche quello nazionale della lontana Canberra. Più probabile i primi, anche perché già il 21 maggio gli aussie guidati dal primo ministro liberale Scott Morrison (infuriatissimo per lo scandalo Nole) voteranno per rinnovare i membri del parlamento, il 47°. E il governo liberal-nazionale di Morrison punta al quarto mandato consecutivo: meglio uscire bene da questa figuraccia internazionale rimandando a casa il campione. 

Ma dove è stato alloggiato il tennista numero 1 al mondo? 

Novak "No vax"  in effetti è "sceso" suo malgrado al Park Hotel: in un albergo in quella situazione l'attuale numero 1 del tennis mondiale non deve avere mai dormito di sua volontà neppure quando si trovava all'850° posto nel classifica Atp.

Secondo i media australiani Djokovic è stato di fatto rinchiuso in quella struttura in attesa di essere deportato, ovvero messo su un aereo che lo porti lontano dall'Australia e dall'Australian Open che ha già vinto 9 volte, comprese le ultime tre. Uno scenario ideale per un campione come lui: davanti al Park Hotel, nel sobborgo di Carlton, stazionano permanentemente attivisti a sostegno degli immigrati che espongono striscioni "Abolite i centri di detenzione". Poi nei mesi scorsi fra gli immigrati e i richiedenti asilo, obbligati alla quarantena in quell'edificio, è scoppiato un focolaio di Covid e poi anche un incendio che ha causato qualche ferito. Infine il menu, definito ricco di "vermi e muffe" nei cibi serviti in vaschette di alluminio. 

Una meraviglia per chi preparava a vincere il 21° slam della carriera superando gli storici rivali Nadal e Federer, fermi a quota 20.   

Al momento risultano obbligati al Park Hotel almeno 25 richiedenti asilo: è dal 2020 che il governo piazza queste persone nell'albergo di 107 stanze che sfoggia 4 stelle, all'apparenza molto impallidite, come hanno notato anche le fan in bikini e bandiere serbe che hanno raggiunto lo spiazzo davanti all'albergo per sostenere Nole.

Le critiche del Gimbe

Altri atti si aggiungono insomma alla farsa: l'Australia ha deciso di ritardare l'espulsione del numero uno del tennis  che ha presentato ricorso contro la negazione del visto d'ingresso per violazione delle regole aussie contro la diffusione del Covid. La decisione sul tennista serbo, rivela un avvocato dello stato australiano, Christopher Tran, viene rimandata a dopo l'udienza finale fissata per lunedì prossimo. Ma potranno le autorità australiane perdere la faccia dopo avere stoppato il campione, al momento piazzato in un hotel davanti al quale si è subito materializzato un drappello di sostenitrici con bandiere serbe e abbigliamento adatto alla calura dell'estate australiana?

L'eco del caso ha spinto a scendere in campo anche Nino Cartabellotta, presidente del Gimbe (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze) protagonista assoluto di tutti i giovedì dell'era pendemica con i dati settimanali della diffusione del Covid: dopo l'assessore alla Salute del Lazio, Alessio D'Amato, e lo stesso governatore Nicola Zingaretti, anche Cartabellotta condanna duramente l'atteggiamento di Djokovic postando due tweet con un perentorio "Game over". Gioco, set e partita, che Nole lo sappia. 

 

Djokovic bloccato in aeroporto

Djokovic insomma come  Tom Hanks nel film 'The terminal', quando credeva di aver ormai vinto il match contro le rigide regole anti Covid-19 previste in Australia. La polizia di frontiera lo ha trattenuto fino alla mattina in una stanza dell'aeroporto Tullamarine, stessa sorte per i componenti del suo staff, tra i quali Goran Ivanisevic, che ha pubblicato sui social una foto del 'bivacco'. Di certo, non era cominciata nel migliore dei modi il già contrastato percorso di Djokovic per provare l'assalto alla decima vittoria agli Open d'Australia, un torneo 'riservato ai vaccinati', ma che aveva fatto un'eccezione per il n.1 al mondo. Se l'ok alla partecipazione del serbo al primo slam stagionale era atteso da organizzatori, tifosi e anche da colleghi, si è rivelato un boomerang non solo per il tennista.

Molti politici, di fronte all'indignazione e alle polemiche per l'esenzione che gli era stata concessa, hanno preso le distanze. Secondo i media locali, il problema riguardava la documentazione presentata dal serbo per ottenere l'esenzione medica e il visto presentato da lui e dallo staff che non prevede invece esenzioni mediche per chi arriva dall'estero. 

Ma già mentre il serbo in volo sulla questione è intervenuto anche il premier, Scott Morrison, che ha minacciato di far rientrare il serbo «col primo aereo» se la sua esenzione dall'obbligo di vaccino non fosse stata giustificata. «Aspettiamo spiegazioni e prove a sostegno» di questa deroga, ha detto, aggiungendo che «non ci saranno regole speciali». Il direttore dell'Australian Open, Craig Tiley, ha esortato il tennista a rivelare il motivo dell'«esenzione medica» ottenuta.

La sua domanda era stata vagliata dalle autorità federali e da quelle dello Stato di Victoria, ha spiegato Tiley, come quelle presentate da altri 26 giocatori o membri degli staff sui 3.000 circa previsti in Australia per i vari tornei. Pochi l'hanno ottenuta. Da mesi «Nole» aveva messo in dubbio la sua partecipazione allo Slam Down-Under a causa dell'obbligo per i giocatori di vaccinarsi per entrare in Australia e poter competere. Djokovic non ha mai fatto chiarezza sul proprio stato vaccinale e, ad aprile dello scorso anno, si era espresso contro la vaccinazione obbligatoria. Ora la vicenda sta creando grande imbarazzo, anche perchè c'è proprio l'immagine del serbo mentre bacia il trofeo sul sito degli Open che pubblicizza il prezzo dei biglietti della finale, a partire da 550 dollari australiani, circa 350 euro.

Il presidente serbo: «Djokovic trattato male»

Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha accusato le autorità australiane di aver 'trattato male' Djokovic. In serata poi è arrivato il comunicato ufficiale della polizia di frontiera australiana: «L'Australian Border Force continua a monitorare le persone che arrivano nei nostri confini, facendo rispettare le nostre leggi. L'ABF conferma che il signor Djokovic non è riuscito a fornire un'adeguata documentazione per soddisfare i requisiti di ingresso in Australia e per questo il suo visto è stato annullato. I cittadini che non sono in possesso di un visto valido all'ingresso o che hanno avuto il loro visto cancellato saranno espulsi dall'Australia. L'ABF può confermare che il signor Djokovic ha avuto accesso all'utilizzo del suo telefono».

Il premier australiano Morrison

«Il visto del signor Djokovic è stato cancellato. Le regole sono regole, soprattutto quando si tratta dei nostri confini. Nessuno è al di sopra di queste regole». Lo scrive su twitter il premier australiano Scott Morrison, ricordando che l'Australia «ha uno dei tassi di mortalità più bassi al mondo per Covid, continuiamo a essere vigili».

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