Rebellin, l'ex compagno Nibali: «Sotto choc, chi corre rischia ogni giorno»

«È paradossale perdere la vita un mese dopo aver smesso di correre, sono veramente triste»

Rebellin, l'ex ct del ciclismo Cassani: «Atroce morire così dopo 30 anni da professionista»
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Mercoledì 30 Novembre 2022, 16:55 - Ultimo aggiornamento: 17:54

Davide Cassani stenta a crederci. Perché la morte di Rebellin è una tragedia che colpisce il mondo del ciclismo e non solo. «Incredibile e atroce perdere la vita così, travolto da un camion un mese dopo aver smesso di correre da professionista. Non si era mai visto un ciclista correre per 30 anni: Davide era la passione per il ciclismo fatta persona», ha detto all'Adnkronos l'ex ct del ciclismo azzurro dopo la morte in strada di Davide Rebellin, schiacciato da un camionista che probabilmente - secondo le prime ricostruzioni - non si è accorto di quanto accaduto. «È paradossale perdere la vita un mese dopo aver smesso di correre, sono veramente triste. Ho corso insieme a lui per due anni, lui debuttò insieme a Marco Pantani e si è visto subito che andava forte. Nel '93 arrivai terzo a una gara in Veneto, i primi erano due ragazzi che conoscevo poco: Armstrong e Rebellin».

 

Nibali: «Choc tremendo»

«Rimango tremendamente scioccato nell'apprendere questa triste notizia». Vincenzo Nibali, a lungo compagno di nazionale di Davide Rebellin, commenta così dal suo profilo Twitter la notizia della morte dell'ex ciclista, travolto da un camion nel vicentino mentre si allenava. «Che la terra ti sia lieve». 

«Non ci volevo credere quando l'ho saputo, ed è stato un vero choc - ha commentato al telefono con l'Ansa Vincenzo Nibali -. Era una persona vera, molto tranquillo e un grande professionista e sapere che è morto così mi colpisce davvero, ma conferma che chi va in bici rischia ogni giorno. La sicurezza sulle strade è un obiettivo da perseguire a tutti i costi».

«Anche a me anni fa è capitato di essere "stretto" dal rimorchio di un camion in una curva, durante un allenamento. Mi è andata bene, perchè sono stato solo sfiorato ma la sensazione di terrore l'ho ancora ben presente», prosegue Nibali, che avrebbe dovuto partecipare nel pomeriggio alla presentazione a Milano della Maglia Rosa del Giro d'Italia 2023, evento annullato dopo la notizia della morte di Rebellin.

Nibali è a favore della proposta di inserire nel codice della strada una norma che obblighi a rispettare la distanza minima di un metro e mezzo in fase di sorpasso di un ciclista. «È un passo avanti, anche se poi nella pratica e su certe strade non è facile - afferma -. Un metodo più sicuro per andare su strade aperte in allenamento è state affiancati a due a due, perchè si è più visibili per chi è al volante». La sicurezza per i corridori è spesso messa a rischio anche in gara, dove purtroppo non si contano le cadute fatali ma anche gli incidenti dovuti a comportamenti irresponsabili di persone alla guida di auto o altri veicoli piombati nel bel mezzo di una corsa. Nel 1971, morì travolto da un'auto prima di una gara il campione del mondo Jean Pierre Monserè, campione del mondo in carica. Nel 2010, l'azzurro Thomas Casarotto si scontrò con un'auto finita nel percorso di gara durante il giro del Friuli e morì qualche giorno dopo in ospedale. Sorte simile, nel 2016, per il belga Antoine Demoitiè alla Gand-Wevelgem, travolto da una moto e morto in ospedale. Un paio di mesi prima, il 23enne francese Romain Guyot finì sotto un camion a un incrocio. Nomi e volti noti, triste copertina di una strage che riguarda professionisti ed amatori.

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