Don Davide Banzato a Verissimo: «Così sono diventato prete: ho detto no alla droga, ma ho pensato al suicidio»

Don Davide Banzato a Verissimo: «Così sono diventato prete: ho detto no alla droga, ma ho pensato al suicidio»
di Eva Carducci
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Don Davide Banzato si racconta a Verissimo. Quarant'anni, ha scritto un libro con una confessione profonda: «Volevo raccontare l'esperienza che ho vissuto con Dio, in modo che potesse essere utile anche a altre persone. In questo tempo presente, una tempesta come l'ha definitio il Papa, può essere utile ragionare su chi vogliamo veramente essere».

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L'intervista a Verissimo

Missionario dei tempi moderni ha saputo utilizzare il suo linguaggio, semplice e diretto, per arrivare al cuore di tante persone: «Il mio mito era Indiana Jones da bambino, e volevo fare l'egittologo. Siamo quattro fratelli, io ero quello che dava più problemi. L'incontro con Dio è avvenuto quando avevo nove anni. Ero in un campo scout e non avevo mai avuto un'esperienza personale con Dio, anzi, ero anche sbruffone verso alcuni compagni. A fine Messa però ho sentito di fermarmi, e ho sentito pronunciare il mio nome da una presenza femminile. Ero preso dal panico, non c'era nessuno, era una voce interiore, che ha sentito anche il mio compagno di scout Stefano. Ero combattuto se raccontare questo episodio o meno, perché mi ha cambiato tanto. Ho fatto digiuno e sono stato messo in punizione, perché non volevo raccontarne il motivo. Ho rinunciato anche al tiramisù, e io sono goloso ancora oggi. In seminario ho fatto esperienze belle, ma anche altre che mi hanno segnato in negativo. Sicuramente il nonnismo che ho dovuto subire, il distacco dalla famiglia, la privazione dalla libertà e una costrizione che stride con il mio animo libero e ribelle. Sono rimasto con la testa sottacqua e sono esploso. Ho pensato e gridato per anni: Tutto ma mai prete. Le ferite del seminario mi hanno scosso. Non ho potuto partecipare al cinquantesimo anniversario di matrimonio con i miei nonni. Non ho più voluto festeggiare i compleanni. Nessuna violenza fisica però, ma esisto violenze psicologiche e pesanti che uno può subire. Io ho subito episodi forti, alcuni li ho raccontati, altri li porto ancora dentro».

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«Ho detto no alla cocaina»

Poi è arrivato il cambiamento: «Ho avuto la cocaina davanti a me, nei festini con i miei amici, ma grazie a Dio non l'ho mai toccata. Alcuni amici sono finiti per strada per colpa dell'eroina. Questo dopo essere uscito dal seminario. Avevo tutto, ma dentro ero morto. In due momenti ho anche pensato al sucidio. Poi è arrivata la seconda chiamata della mia vita. Non ho sentito voci, ma è stata una spinta interiore che mi ha detto "fai questo, questa è la strada per te". Quel giorno, in cui sono diventato prete, è morta una parte di me, ma è nata una gioia, che non mi abbandona. Non rimpiango nulla e rifarei tutto, ma non è una vita semplice. Ogni scelta è una vocazione, che devi confermare tutti i giorni, anche diventare padre, o madre, o marito. Bisogna lottare ogni giorno. Anche i miei genitori non hanno accettato subito la mia vocazione, ma alla fine erano commossi, contenti, e mi hanno aiutato sempre. Papà adesso non c'è più, dopo quattro anni difficili, in cui ero in missione, ma ho sempre cercato di essergli vicino il più possibile. Ho tanti rimpianti da questo punto di vista, ma ho avuto l'onore di poterlo confessare per l'ultima volta. Prima di andarsene mi ha detto di non dire cavolate durante il funerale, che avrei celebrato. Era ironico, sempre, anche in situazioni del genere. Ho capito il grande valore dell'uomo che è stato, adesso che l'ho perso. Nel libro mi sono messo a nudo davvero, ho raccontato questo e anche altri momenti difficili della mia vita, come il calvario vissuto a causa delle minacce che ho ricevuto dalla mafia bosniaca. Una volta al mese sono dai Carabinieri per furto d'identità digitale, e potrebbero essere le conseguenze di questa cosa. La paura si nutre di paura, adesso cerco di fregarmene, e fare solo del bene».

Sabato 24 Aprile 2021, 18:38
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