COVID

Covid, l'appello disperato di Maxime Mbandà, azzurro del rugby e cavaliere: «Serve plasma iperimmune per salvare mio padre»

Sabato 7 Novembre 2020 di Paolo Ricci Bitti

Un appello ai donatori di plasma iperimmune per salvare la vita al padre ricoverato in terapia intensiva per Covid al Santa Rita Città Studi di Milano dove si trova anche la madre, ugualmente contagiata, ma meno grave: a lanciarlo è l'azzurro del rugby Maxime Mbandà nominato cavaliere dal presidente Mattarella per il suo impegno da volontario nella lotta al coronavirus. 

Luwe Mbandà, papà del giocatore della nazionale che ha 28 anni, è medico di guardia e si è probabilmente contagiato mentre lavorava: è originario del Congo e si è laureato alla Sapienza a Roma crescendo poi l'unico figlio con la moglie, insegnante di Benevento, a Milano. L'altro ieri Maxime, giocatore delle Zebre Parma che a giorni diventerà padre per la prima volta, aveva scritto su Facebook un post per annunciare il ricovero dei genitori: una notizia diffusa attraverso una poesia-manifesto di grande impatto, un invito a come comportarsi responsabilmente in questi tempi di pandemìa.

 

Oggi, dato l'aggravamento delle condizioni del padre, l'appello del gigante della mischia che non si vergogna di mettersi in ginocchio così come non aveva temuto di rivelare le sue fragilità mentre assisteva i malati di Covid facendo il volontario per la Croce Gialla di Parma:

Ho appena parlato con la dottoressa dell’Istituto Clinico Città Studi di Milano che sta curando mio padre.
Ha questo casco attorno alla testa e sta lottando, tra la vita e la morte.
Questo plasma iperimmune tarda ad arrivare, ci sono troppe richieste in questo periodo.
Sono disperato.
Se non fosse così grave la situazione non mi esporrei così.
Non voglio passare davanti a nessuno perché ogni vita ha la propria importanza.
Chiedo solamente in ginocchio alle persone che si sono negativizzate dal COVID-19 di informarsi urgentemente su come possono donare questo plasma.
C’è stata una collaborazione incredibile da parte di tutta Italia in questo periodo ma in questo momento serve ancora di più.
Donando questo plasma salverete a delle vite, come è stato per voi, ve lo assicuro.
Fatelo per le persone che stanno dentro e per noi familiari che stiamo fuori a sperare.
Grazie mille in anticipo per qualsiasi scelta prenderete.

 

 

Ho appena parlato con la dottoressa dell’ Istituto Clinico Città Studi di Milano che sta curando mio padre. Ha questo...

Pubblicato da Maxime Mbandà su Sabato 7 novembre 2020

 

Sull'impiego del plasma iperimmune sono in corso sperimentazioni in tutto il mondo: in Italia il sistema trasfusionale è collegato ai progetti europei Support -E e Esi: per informazioni ci si può rivolgere anche all'Avis.

 

Il primo post di Maxime Mbandà

Per mesi, da volontario, ha lottato rischiando la vita per aiutare i malati di Covid al punto da essere nominato cavaliere dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: adesso i genitori di Maxime Mbandà, nato a Roma e cresciuto a Milano, giocatore delle Zebre di Parma e della nazionale di rugby, sono ricoverati in ospedale per le conseguenze del contagio da coronavirus.

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L'apprensione del giocatore per il padre medico, originario del Congo e laureato alla Sapienza,  e la madre, insegnante di Benevento, è espresso in un lungo post sulla sua pagina Facebook al quale non è allegata alcuna foto, ma uno sfondo nero. Una poesia disperata. E potente come lui, gigante della mischia. Mbandà,  27 anni, figlio unico, che a novembre diventerà papà per la prima volta, era in campo sabato scorso all'Olimpico contro l'Inghilterra nell'ultimo match del Sei Nazioni ed è atteso giovedì a Roma per il raduno in vista di Italia-Scozia a Firenze il 14 novembre (Autumn Nations). 

L'azzurro del rugby Maxime Mbandà vittima di insulti razzisti in strada: «Mi hanno detto negro di m...»

Durante il blocco delle attività sportive, dal marzo scorso, l'azzurro, studente di Scienze motorie, ha fatto il volontario per la Croce Gialla di Parma guidando le ambulanze con cui i malati di Covid venivano trasportati in ospedale. Turni massacranti, sempre in tuta anticontagio, mascherina e guanti, sempre in prima linea nella lotta contro il virus, senza avere nemmeno il tempo di andare in bagno - ha raccontato il professionista delle Zebre - per non potersi togliere e mettere tutte quelle protezioni nell'arco di 12 ore.  Oltre due mesi sul campo di battaglia, con incubi notturni che lo costringevano a svegliarsi in lacrime: impossibile assorbire tutta quella angoscia.

 

Un impegno durissimo, a contatto con malati di tutte le età molti dei quali non ce l'hanno fatta, magari coloro ai quali Maxime Mbandà aveva tenuto la mano in attesa delle procedure per il ricovero. Il suo impegno è stato notato fino al Quirinale e il presidente Mattarella l'ha inserito nel gruppo di italiani meritevoli di essere nominati cavalieri al merito della Repubblica. E due settimane fa l'impossibilità di uscire dalla "bolla" della nazionale ha negato a lui, primo rugbysta italiano in attività a ricevere questo onore,  la possibilità di partecipare alla cerimonia proprio al Quirinale: medaglia e diploma gli sono stati consegnatin ritiro. 

 

Proprio alla vigilia della ripresa del Torneo delle Sei Nazioni, Mbandà, 22 caps in azzurro dal 2016, intervistato anche dai maggiori quotidiani inglesi, ha ricordato che negli ultimi dodici mesi è stato insultato per il colore della sua pelle (ma il razzista se l'è data a gambe una volta che il rugbysta è sceso dall'auto sulla quale si trovava con la fidanzata); ha fatto il volontario per la Croce Gialla; è tornato al rugby con le Zebre e la nazionale; è stato nominato cavaliere. E che presto diventerà padre di un bimbo. Il suo post va letto e imparato a memoria perché è una sorta di manifesto di questi tempi bui. Un appello alla responsabilità che tutti dobbiamo avere e mettere in pratica.

 

 

 

 

 

Il post

Perché sono i miei genitori.
Perché ho sempre sperato di non trovarmi in questa situazione.
Perché non se lo meritano, come non lo merita nessuno.
Perché posso chiamarli per massimo un minuto ogni tot ore per non peggiorare la situazione.
Perché toglie il respiro a loro dentro ma anche a me che sono fuori.
Perché non posso stare lì con loro.
Perché sono impotente.
Perché in questo momento vorrei esserci io al posto loro.
Perché l’uomo è tanto intelligente quanto stupido.
Perché se ti dicono di tenere questa cazzo di mascherina e di rispettare il distanziamento non è per farti lamentare di quanto tutto questo sia fastidioso ma è per salvare chi ti sta intorno.
Perché c’è ancora gente che pensa che tutto questo sia una finzione.
Perché è sempre stato così: se non vedi non credi.
Perché finché non lo provi sulla tua pelle o su quella dei tuoi cari non ti rendi conto.
Perché la vita è una.
Perché dovevo giocare contro l’Inghilterra e non volevano farmi preoccupare.
Perché vorrei tornare indietro nel tempo.
Perché il mio sogno da bambino era quello di inventare qualcosa che li facesse vivere per sempre.
Perché non c’è cosa al Mondo per me più importante della mia famiglia.
Perché ti accorgi che da un giorno all’altro, in un istante, la tua vita possa essere sconvolta.
Perché non mi è rimasto altro che aggrapparmi ad un telefono e sperare.
 

 

 

 

Perché sono i miei genitori. Perché ho sempre sperato di non trovarmi in questa situazione. Perché non se lo...

Pubblicato da Maxime Mbandà su Martedì 3 novembre 2020

 

 

AGGIORNAMENTO

 

Sicuramente non la migliore delle foto di famiglia... Ma la famiglia Mbandà non molla! Grazie a tutti per i messaggi di affetto! ❤️

Pubblicato da Maxime Mbandà su Venerdì 6 novembre 2020


 

 

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 11:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA