Beppe Grillo indagato, quei 240mila euro da Moby. «Onorato chiedeva a Beppe interventi per la sua società»

Grillo indagato, quei 240mila euro da Moby. «Onorato chiedeva a Beppe interventi per la sua società»
di Claudia Guasco
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Mercoledì 19 Gennaio 2022, 08:15 - Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 00:16

Sul contratto figurano come compensi per realizzare pubblicità sulla compagnia di navigazione, 240 mila euro in due anni. Il sospetto è che quei soldi siano invece finanziamenti politici mascherati, elargiti dall'armatore Vincenzo Onorato al fondatore del M5s Beppe Grillo. I due sono amici da decenni e ora anche indagati dalla Procura di Milano con la medesima accusa: traffico di influenze illecite, messo in atto «tra marzo 2018 e febbraio 2020».
PARLAMENTARI COINVOLTI
L'armatore, secondo i pm, avrebbe chiesto a Beppe Grillo una serie di interventi a favore di Moby spa, una mossa disperata per salvare la società affondata sotto il peso di debiti per 198 milioni di euro, ammessa al concordato preventivo e al centro di un'inchiesta per bancarotta.

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Richieste, spiegano i magistrati, che il leader dei Cinquestelle «ha veicolato a esponenti politici, trasferendo quindi» all'armatore «le relative risposte». Una decina i parlamentari coinvolti, anche a livello dei ministeri allora occupati dal M5s. Ieri gli uomini del Nucleo di polizia economico-tributaria della guardia di finanza di Milano hanno eseguito sequestri negli uffici della Beppegrillo srl. e della Casaleggio associati. Emergono elementi «che fanno ritenere illecita la mediazione operata» da Grillo e veicolata a «parlamentari in carica», «in quanto finalizzata a orientare l'azione pubblica dei pubblici ufficiali in senso favorevole agli interessi del gruppo Moby», si legge nel decreto. Determinanti per l'iscrizione di Grillo e Onorato sono le chat tra loro, contenute negli atti dell'inchiesta Open che vede Matteo Renzi e il suo giglio magico indagati per finanziamento illecito ai partiti. Il 26 novembre 2019 è stata perquisita la casa di Onorato, sequestrato un tablet, due telefoni e il contenuto della casella di posta elettronica condivisa con la segretaria. Considerando il materiale di «estrema utilità», la Procura di Milano ha chiesto ai colleghi fiorentini di acquisirlo e sono spuntate le chat: scambi di messaggi con le richieste di aiuto dell'armatore nel tentativo disperato di salvare il gruppo, appelli che Grillo ha girato a sua volta a parlamentari pentastellati inoltrando poi le risposte a Onorato. L'avvocato Pasquale Pantano, difensore di Onorato, invita alla calma: «Sono amici di antica data, da circa 45 anni. È facile quindi che qualcosa possa essere stata equivocata». Il pm Cristiana Roveda e l'aggiunto Maurizio Romanelli, come si legge nel capo di imputazione, hanno però ritenuto «illecita la mediazione operata» da Grillo sulla base sia «dell'entità degli importi versati o promessi» da Onorato, sia della «genericità delle cause dei contratti», sia «delle relazioni effettivamente esistenti e utilizzate» dal leader del Movimento Cinquestelle «su espresse richieste» dell'armatore «nell'interesse del gruppo Moby».

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IL CONTRATTO
Il decreto di perquisizione fa i conti in tasca a Grillo, che ha percepito 120 mila euro all'anno sia nel 2018 sia nel 2019 «apparentemente come corrispettivo» per diffondere «su canali virtuali», come il sito beppegrillo.it, messaggi pubblicitari e contenuti redazionali per il marchio Moby, con interviste a testimonial «da pubblicare anche su Facebook, Twitter e Instagram». I bonifici però sono stati segnalati come «operazioni sospette» dall'Uif, l'Unità antiriciclaggio di Bankitalia, e dagli approfondimenti successivi è emerso che l'accordo prevedeva «la pubblicazione di uno spot al mese». La sproporzione tra lavoro svolto e cifra incassata ha spinto i pm a verificare se in realtà non si tratti di denaro incassato da Grillo in cambio di appoggi politici a favore di Onorato. E dalle chat sarebbe evidente che il politico abbia fatto avere ai parlamentari del movimento da lui fondato le istanze di Onorato, orientando l'intervento pubblico «favorevole agli interessi» della compagnia di navigazione allora in crisi finanziaria. Inoltre il comico avrebbe anche trasferito all'armatore «le risposte della parte politica o i contatti diretti con quest'ultima». Quanto al contratto tra Moby spa e la Casaleggio associati, prevedeva il versamento di 600 mila euro nel triennio 2018-2020 per la stesura di un piano strategico volto a «sensibilizzare le istituzioni» e la campagna pubblicitaria Io navigo Italiano. Allo stato Davide Casaleggio, legale rappresentante e socio di maggioranza della società, non è indagato.
 

 

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