Bebe Vio: «Quando mi hanno detto di amputare ancora, mi è crollato il mondo addosso»

Bebe Vio: «Quando mi hanno detto di amputare ancora, mi è crollato il mondo addosso»
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Lunedì 30 Agosto 2021, 20:30 - Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 13:00

«Se qualche settimana fa mi avessero detto “A Tokyo vincerai due medaglie mi sarei messa a ridere». Bebe Vio tornata da Tokyo dopo i successi, un oro nel fioretto individuale e argento nella disciplina a squadre, poche ore fa con un post su Instagram ha raccontato estesamente le ultime vicende di salute che nei mesi passati hanno messo a dura prova l'atleta.

Come già ha raccontato nei giorni scorsi non solo la vittoria, ma la sua stessa presenza alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 è stata messa a rischio da una severa infezione da stafilococco che aveva messo in pericolo la sua stessa vita.

«Volevo arrivare a tutti i costi a Tokyo»

«Per quanto ero messa male consideravo già un miracolo arrivarci a Tokyo. Ma volevo arrivarci. E poi avevo anche avuto l’onore di essere nominata porta bandiera per la nostra Nazionale. Allora dovevo arrivarci a tutti i costi! - ha spiegato l'atleta nel post -. Venivo da un anno di alti e bassi. Il grave infortunio al gomito a settembre dell’anno scorso, dolorosissimo. I lunghi mesi di riabilitazione. Finalmente stavo meglio. Poi ad inizio anno il crollo: Infezione da stafilococco aureo. Un altro maledetto batterio, dopo il meningococco di tanti anni fa».

La gravità della situazione

La situazione clinica, ha continuato Vio, non era delle migliori. «Ero messa proprio male e quando mi hanno detto “se l’infezione è arrivata all’osso dobbiamo amputare l’arto” mi è crollato il mondo addosso. Basta amputazioni! Non mi è rimasto più molto da tagliare…».

A undici anni l'atleta è stata costretta a subire l’amputazione di tutti e quattro gli arti a causa di una meningite fulminante. Ma dopo soltnato un anno dall’operazione che le aveva salvato la vita, costringendola all’uso di quattro protesi, la giovane era di nuovo ad allenarsi.

L'impossibile non esiste, da Bebe Vio una lezione di vita per tutti

I rigraziamenti ai medici

Mancavano 119 giorni alla partenza dei Giochi Paralimpici: «Non ce la farete mai», si sono sentiti dire Bebe Vio e lo staff. «Ci vogliamo provate?», si sono chiesti, di fronte alle settimane di fatica e duro lavoro che li aspettavano. E così è arrivato prima l’oro nel fioretto individuale, bissando il successo di Rio 2016, e poi l’argento a squadre con Andreea Mogos e Loredana Trigilia. « Mi hanno salvata le persone - ha continuato ancora Bebe Vio -. Ed è a loro che devo queste vittorie. I medici ed i loro staff, che mi hanno ridato la speranza. Mauro, il mio fisioterapista che mi ha rimessa a posto ogni volta. Senza di voi non ce l’avrei mai fatta. Ora sono felice. Stanca, ma soddisfatta e felicissima…..quanto n’è valsa la pena!».

L'infortunio del 2020

I dodici mesi prima delle Paralimpiadi sono stati impegnativi per Bebe Vio. A settembre 2020 si era dovuta fermare per un infortunio al gomito, una sublussazione del gomito sinistro, che è il braccio con cui tira di scherma, che l'aveva obbligata a sottoporsi a una cura di infiltrazioni e a lunghi mesi di riabilitazione. Poi la scoperta nel 2021 dell'infezione da stafilococco aureo, superata, in fine, brillantemente.

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