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Asia Argento a Verissimo accusa il regista di Fast and Furious: «Mi ha drogata e violentata»

Venerdì 22 Gennaio 2021
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Asia Argento accusa il regista Rob Cohen: «mi ha drogata e violentata»

Asia Argento, ospite a Verissimo, racconta di esser stata drogata e violentata dal regista Rob Cohen durante le riprese di un film. E ricorda, tra i molti momenti dolorosi che si apre a raccontare nel salotto di Silvia Toffanin, le violenze subite dalla madre Daria Nicolodi durante la sua difficile infanzia.

Durante la puntata, che andrà in onda alle 16 su Canale 5, Asia Argento presenta in anteprima tv la sua autobiografia "Anatomia di un cuore selvaggio" in cui ripercorre episodi molto forti della sua vita come le violenze subite dalla madre, morta lo scorso novembre: «Ho iniziato a scrivere questo libro prima di perdere mia madre. Rivelare questo segreto delle violenze ricevute da parte sua spero possa servire agli altri per capire perché in alcuni momenti della mia vita ho reagito in modo aggressivo. Non so perché mia madre mi abbia fatto quelle cose quando ero piccola. Era giovane, con tre figlie, aveva una relazione travagliata con mio padre e si è sfogata su di me. Diceva che ero quella più forte e che quindi potevo prendermi le botte o essere cacciata di casa a nove anni, nel cuore della notte, tanto ce l'avrei fatta».

«I miei genitori - racconta ancora l'attrice, figlia di Dario Argento - si sono separati quando avevo nove anni. Il giudice non aveva deciso con chi dovessi stare e quindi facevo la spola da una casa all'altra. Mia madre mi cacciava da mio padre e viceversa e io non ne capivo i motivi. Il giorno del mio quattordicesimo compleanno è stata l'ultima volta in cui mi ha picchiata. Me ne sono andata di casa, ho raccontato tutto a mio padre che, da quel momento, mi ha preso con lui. Quando si è reso conto che ero stata vittima di violenze si è responsabilizzato molto come genitore e mi ha dato una stabilità che non avevo mai avuto. Oggi con papà ho un rapporto bellissimo e intenso, ci sentiamo tutti i giorni e non so come farei senza di lui. È stata la persona che mi è stata più vicina quando mia mamma ha iniziato a stare male».

Nonostante le difficoltà Asia ha perdonato tutto a mamma Daria: «Ai miei figli lei ha dato tutto quello che non aveva dato a me. È stata una nonna straordinaria e quindi le ho perdonato tutto. Ho dovuto raccontare nel libro le violenze per far capire quello che sono diventata. È stato fondamentale dare a questo rapporto una conclusione positiva, quando l'ho vista l'ultima volta l'ho ringraziata per tutto quello che aveva fatto per me. Non esiste un dolore così, perdere il punto di riferimento più grande dopo un rapporto così contrastato è stato ancora più doloroso. Ma ora che si è chiuso il cerchio posso iniziare a vivere veramente».

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La morte della sorella Anna

A Silvia Toffanin, l'attrice racconta un altro periodo buio, vissuto in seguito alla scomparsa di sua sorella Anna: «Era una ragazza che aveva sofferto tanto e io soffrivo per lei. Vedermela strappata via da un incidente stradale è stato inimmaginabile. Quando è successo sono caduta in una forte depressione, sono stata sei mesi a letto e ho anche fatto uso di molte sostanze stupefacenti, soprattutto ai rave party dove giravano droghe fortissime. Molte persone che conosco hanno subito gravi conseguenze cerebrali permanenti e forse anch'io qualche danno l'ho subito. In quel caso mi ha salvato il cinema».

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Le accuse a Rob Cohen

Muove infine accuse pesanti nei confronti di Rob Cohen, regista di importanti pellicole come "XXX", "LA Mummia" e "Fast and Furious": «Era un predatore e come tutti i predatori ovviamente nega. Durante le riprese del film 'XXX' mi ha dato da bere il GHB (la droga dello stupro), che io non conoscevo e che ti fa perdere i sensi. La mattina dopo non avevo capito cosa fosse successo, mi autoaccusavo di aver fatto una cosa che non volevo. Non l'ho denunciato perché non avevo capito cosa fosse successo. L'ho scoperto dopo parlando con un mio amico che mi ha aperto gli occhi su quella sostanza. Non so che cosa porti un uomo a voler andare a letto sostanzialmente con un cadavere. Non volevo raccontarlo per non alzare un nuovo polverone, però altre due donne hanno parlato contro di lui, tra cui sua figlia, e allora l'ho fatto». Infine, un pensiero su Harvey Weinstein, il produttore Usa condannato a 23 anni di carcere: «Penso che se lo meriti. Non l'ho perdonato perché non si può perdonare una persona che ha fatto quelle cose a così tante donne. Penso che sia nel posto dove merita di stare».

Ultimo aggiornamento: 17:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA