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Anna Foglietta: «Io, goffa ma cinica disposta a tutto per salvare l’amore»

Anna Foglietta: «Io, goffa ma cinica disposta a tutto per salvare l amore»
di Ilaria Ravarino
4 Minuti di Lettura
Domenica 18 Luglio 2021, 07:48

Una commedia nera sull'amore e la vendetta, in cui le donne hanno il coltello fra i denti e gli uomini hanno due scelte: essere «consumati subito» prima di scadere «come il pollo», o essere rieducati da ex fidanzate in vena di seconde possibilità. Distribuita in questi giorni su Amazon, Blackout Love di Francesca Marino segna il ritorno alla commedia della romana Anna Foglietta, in cerca di una «catarsi» dopo l'esperienza «enorme e faticosissima» di Alfredino, la serie in cui interpretava la madre del bambino caduto nel pozzo artesiano nel 1981.

Anna Foglietta: sono stufa delle sante

 

A 42 anni - sposata da undici con il consulente finanziario Paolo Sopranzetti, tre figli nati tra il 2011 e il 2014 - Foglietta si trova a suo agio nei panni di «una teenager di 39 anni», vendicativa e scorretta, al centro di un film che sembra confezionato su misura per lei.

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Come mai un ruolo così arriva solo ora?
«Il cinema si è finalmente reso conto che ha bisogno del femminile. Il maschile, a lungo, stufa. Ci è voluto un po', ma ci siamo arrivati. Tocca alle donne».
E gli uomini?
«L'equilibrio tra i generi è un tema delicato. Come si dice qualcosa si rischia di sbagliare. Considerato che le donne storicamente sono state arse vive, se osavano parlare, adesso direi che tocca agli uomini stare un po' zitti. A volte c'è bisogno degli estremi per trovare l'equilibrio. Qualche anno fa un film così non lo avrebbe capito nessuno».
Perché?
«Perché portiamo in scena una donna goffa, imperfetta, che commette errori e lo riconosce. Che si prende le sue colpe. Basta con queste donne precisine. Non siamo sante».
Lei lo è?
«Con il mio personaggio condivido la grande passione per la vita, per l'autonomia e la libertà. Ma ho anche degli estremi un po' schizofrenici: se soffro, mi chiudo in me. Mi piace farlo in silenzio».
Soffre per amore?

«L'amore è una cosa semplice, se si ha il coraggio di riconoscere che la persona giusta è quella che hai davanti. John Lennon diceva che per essere felici basta dire ti amo a chi ami. La cosa più complessa non è trovare l'amore, ma farlo funzionare».
Lei lo fa da 11 anni. Il segreto?
«Una relazione lunga ha bisogno di una strategia. Far funzionare bene un matrimonio è come governare un paese: in casa abbiamo attraversato tutte le forme di governo, dall'Atene del V secolo alle monarchie illuminate».

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Il ruolo in Blackout Love come è arrivato?
«Ho sempre fatto provini. Mi capita che scrivano anche progetti su di me, ma è eccitante essere selezionati. Vincere una parte mi fa sentire viva».
La gente la riconosce per strada?
«No. Inizialmente mi incuriosiva. Poi mi sono resa conto che le persone mi riconoscono se parlo: è la mia voce a restare impressa. Credo dipenda dal fatto che mi è sempre piaciuto stravolgermi, cambiare il mio aspetto nei film».
Un ruolo che non le offrono mai?
«Ho sempre fatto donne stupende, vorrei fare il male per il male. Una Joker al femminile».
Dopo i 40 anni: rinascita o trauma?
«Fisicamente sono consapevole dei miei difetti e non li vivo male. Mi sono emancipata da tempo dall'ossessione per la perfezione. Il problema è che so che a 50 anni come attrice non avrò più ruoli».
Perché?
«Le attrici con una carriera solida a quell'età si contano sulle dita di una mano. Ed è una cosa triste: la donna a 50 anni va in menopausa e al cinema non serve più. Dovremmo riappropriarci della seconda età. Anche perché agli uomini questa cosa non succede».
Si vede a 50 anni dietro alla macchina da presa?
«Mi piace favorire il talento degli altri. Non so se un giorno dirigerò un film, di sicuro aprirò una casa di produzione».
Su Instagram da mesi pubblica l'hashtag da un'idea di Anna Foglietta. Cos'è?
«Durante il lockdown avevo un marasma di pensieri in testa e usavo Instagram per raccontarli. Ora, insieme a uno studio di creativi, ho deciso di trasformare quei pensieri in microfilm per immagini e poesia. Voglio cristallizzare i sentimenti maturati durante il lockdown. Per non dimenticare».

 

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