Il 2022 in dodici storie da scrivere. Giorgia, Samantha, Olivia e le altre: il futuro è donna

Politici, artisti, sportivi: i 12 personaggi da tenere d’occhio

Il 2022 in dodici storie da scrivere. Giorgia, Samantha, Olivia e le altre: il futuro è donna
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Giovedì 30 Dicembre 2021, 06:56 - Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio, 18:20

Giorgia Meloni

La leader di destra al centro dei giochi

di Alessandro Campi

Donna, mamma, cristiana, autrice dell’unico bestseller scritto da un politico, stiamo parlando di Giorgia: il 2022 potrebbe essere il suo anno. Due mesi fa era una reproba, ma solo perché c’era in corso una campagna elettorale. Ora è al centro di tutte le trame, a partire da quella quirinalizia. Draghi o Berlusconi? Dipende da lei. È l’unica donna leader (di destra) italiana: e questo la dice lunga sulle ipocrisie della sinistra, sui pregiudizi contro la destra. È una professionista della politica, con una militanza iniziata nell’adolescenza: fa la differenza rispetto a un ceto politico avventizio o d’estrazione extra-politica, considerando che l’onda anti-casta sta per esaurirsi. Essere diventata leader dei conservatori europei è già un ottimo passo. Il prossimo è decidere che destra intende costruire: nell’anno centenario della marcia su Roma ogni richiamo anche indiretto al Ventennio o a quando c’era Lui, ancora serpeggianti nel suo mondo, andrà dissolto. Vuole essere una Evita in salsa romanesca, una Le Pen sempre all’opposizione o l’esponente di una destra di governo nello stile della gollista Valérie Pécresse? Ce lo dirà nel 2022, sapendo però che il vero punto di forza della Meloni sono in realtà i suoi nemici: misogini, antifascisti dell’ultima ora, intellettuali democratici, donne che odiano le donne. Più l’insultano, più la rendono simpatica e popolare.

Konrad Krajewski

Il cardinale anti-Covid per il vaccino in Africa

di Francesco Vaia

Tra poco saranno due anni che combattiamo contro il virus Sars-Cov-2. Dall’arrivo della coppia cinese, il 29 gennaio del 2020, sono cambiate tante cose, soprattutto dal 27 dicembre dello stesso anno. Il virus è diventato praticamente endemico, ha avuto varie recrudescenze. Rispetto a due anni fa, anche solo all’inverno scorso, siamo come in un’altra era geologica. C’è una larga fascia di popolazione che, in buona fede, stenta ad affidarsi alla scienza che, ahimè, ha più volte balbettato. Tuttavia, il protagonista del 2022, a mio avviso, sarà chi riuscirà a vedere oltre i confini di casa nostra. Fin quando non inizieremo a prendere decisioni globali saremo sempre sotto la spada di Damocle. Ecco perché se dovessi indicare quella che sarà la persona capace di dare un impulso decisivo alla lotta al Covid-19 indicherei il cardinale Konrad Krajewski, personalità carismatica impegnata nella difesa dei più deboli, Elemosiniere di papa Francesco, che ho avuto il piacere di conoscere in occasione di alcuni progetti mirati a portare il vaccino nei Paesi africani. È anche lì che bisogna agire. Parliamo di un continente che al 13 dicembre secondo l’Amref conta quasi 9 milioni di contagi e 225 mila decessi legati al Covid. Mentre il 68% degli europei è stato vaccinato, in Africa solo l’8%. La via è una sola, come già profetizzava il grande Albert Bruce Sabin: fin quando nel mondo ci saranno tante persone che non riusciremo a vaccinare, non sconfiggeremo le malattie.

Olaf Scholz

L'Europa senza Merkel cerca nuovi equilibri

di Paolo Balduzzi

Il 2022 sarà un anno importantissimo per la definizione dei nuovi equilibri europei. Dopo 16 anni di era Merkel, si inaugura la nuova cancelleria di Olaf Scholz; in primavera, Francia e Italia sceglieranno il nuovo presidente della Repubblica; la stessa Italia potrebbe essere costretta a nominare anche un nuovo Presidente del consiglio, se Mario Draghi accetterà la candidatura a Presidente della Repubblica. E ciò potrebbe portare addirittura a nuove elezioni politiche già durante il prossimo anno. Anche in Ungheria, uno dei paesi dell’Unione più euroscettico e populista, si voterà nel corso della primavera. In questo contesto di grandi cambiamenti e, probabilmente, anche grandi tensioni, la Commissione europea dovrà trovare un accordo difficilissimo per riscrivere le regole fiscali del patto di stabilità e crescita europeo, in vista della sua applicazione a partire dal 2023. Le regole del patto sono state infatti sospese durante la crisi pandemica: ciò ha permesso ai Paesi membri di utilizzare in maniera straordinaria ma anche abbondante la leva del debito pubblico. Questi debiti dovranno ora essere ripagati e le modalità di rientro, di controllo dei bilanci pubblici, e di definizione degli obiettivi fiscali, sono ancora tutti da scrivere, visti gli evidenti limiti di quelle in vigore fino al 2020. Non sarà un’operazione semplice e solo una leadership ferma, paziente e lungimirante potrà realizzare questa impresa.

Lily Collins

Il sorriso intelligente di "Emily in Paris"

di Maria Latella

Perché lei? Perché Lily Collins, figlia del grande, indimenticato Phil, musicista dì valore e colonna sonora dì tante e diverse stagioni? Perché questa trentenne deliziosamente bella e privilegiata per nascita è secondo me l’immagine “people” del 2022? Che ha fatti per meritarselo? Una cosa preziosa: ci ha fatto stare bene. Con leggerezza. Con grazia. E con stile.
Tutte cose che la serie tv Emily in Paris trasmette attraverso il sorriso di Lily vagamente sperduto in una Parigi sufficientemente da cartolina per farci ignorare la realtà della Parigi vera. Ecco: Emily in Paris e Lily Collins sono l’esatto contrario dì tutto quel che realtà e tv ci costringono a incrociare nel day by day. Lily/Emily è una ragazza ben educata in un mondo maleducato. Ingenua in un mondo cinico. Divertente in una realtà spesso triste. È evasione senza che per forza ci si debba distrarre con i soliti ingredienti: sesso, liti televisive, volgarità.
E non è vero che quello il pubblico vuole. Emily in Paris non gioca né sul sesso, né sulla violenza fisica e verbale. Eppure piace. Tanto. È una straordinaria e riuscita operazione dì marketing per Parigi e la Francia. Da consigliare al ministro Luigi Dì Maio e anche al ministro Garavaglia. I francesi stanno già usando Emily in Paris per promuovere corsi dì francese nel mondo.
Leggerezza intelligente. Tutto quel che ci vuole per il prossimo 2022.

Aleksander Vucic

La "grande Serbia" e i rischi per la Bosnia

di Alessandro Orsini

Aleksander Vucic, il presidente della Serbia, potrebbe diventare un protagonista della politica internazionale nel 2022 a causa di una nuova guerra per il predominio sulla Bosnia. I più potenti ministri di Vucic dichiarano di volere unificare tutti i serbi sotto il comando di Belgrado, inclusi quelli della Repubblica di Serbia, una piccola entità facente parte della Bosnia-Erzegovina: un progetto che richiede una secessione. Vucic è un nazionalista di destra assai esperto, essendo stato nominato ministro dell’informazione sotto il regime di Slobodan Milosevic nel 1998, a soli ventotto anni, quando introdusse le leggi più liberticide d’Europa contro la libera informazione, pur essendo egli stesso un giornalista. È stato primo ministro di Serbia dal 2014 al 2017, anno in cui è diventato presidente della Repubblica. Si batte per entrare nell’Unione Europea e, nello stesso tempo, è molto legato al presidente Vladimir Putin. Rifiuta di aderire alle sanzioni decise dall’Unione Europea contro la Russia per l’invasione della Crimea. aorsini@luiss.it

Olivia Rodrigo

Il fenomeno pop che fa tutto da sola

di Andrea Scarpa

Non ha ancora 19 anni (li compirà il 20 febbraio), è nata a Murrieta, nel sud della California, è di origini filippine, tedesche e irlandesi. Si chiama Olivia Rodrigo e nel 2021 è diventata una superstar internazionale. Se non vi risulta, chiedete a figli e nipoti. E non solo. Il suo primo album Sour, pubblicato il 21 maggio, è il più ascoltato dell’anno su Spotify, proprio come il suo singolo Driver’s License. Ai Grammy Awards 2022 - saranno assegnati il 31 gennaio - ha 7 nomination tra cui quelle per il miglior album pop, la miglior artista esordiente e la miglior canzone dell’anno (nelle stesse categorie havinto gli Apple Music Awards). Ha iniziato a 13 anni recitando nella serie Bizaardvark e poi in High School Musical: The Musical, entrambe su Disney +, fucina che da sempre sforna superstar - di successo ma non sempre impeccabili - come Britney Spears e Miley Cyrus. La prima mossa della Rodrigo cantante, però, è stata sorprendente. Invece di debuttare per l’etichetta Disney, la Hollywood Recordse prendere tanti soldi, ha firmato per la Interscope (la stessa di Billie Eilish), guadagnando molto meno ma facendo tutto da sola (lei con Daniel Nigro). Il risultato è un album pop, con testi in parte autobiografici, atmosfere rock, folk e punk, echi di Taylor Swift e Radiohead. Nel 2022 Rodrigo sarà in tour mondiale, si esibirà a Milano il 16 giugno. Segnatevi il nome. Questo è il suo anno.

Mario

L'uomo che chiede di non soffrire più

di Paolo Pombeni

Il nome di fantasia è Mario, la realtà è un uomo in una insopportabile condizione di dolore che chiede di essere aiutato a porre fine al suo calvario. La brutale definizione di “suicidio assistito” non dà conto di questa realtà. Non si tratta infatti di aiutare una persona a togliersi la vita, ma di consentire che si ponga fine ad una sofferenza senza speranza con quella che una volta veniva definita la più pietosa delle medicine: la morte.
È stato un tema che ha dominato questo 2021 e Mario ne è divenuto il simbolo. Sulla sua sofferenza si è costruito un castello di ideologismi, di facili demagogie che vogliono costringere la vita nella gabbia di “norme generali”. Così da un lato c’è la preoccupazione di salvaguardare il diritto ultimo dell’individuo a decidere della sua sorte, sino a negare che questa scelta possa prestarsi a manipolazioni della volontà e dunque a negare quella libertà. Dal lato opposto c’è l’allarme per norme che potrebbero permettere a parti della società di scaricarsi del peso di vite che non interessano più. In mezzo la macchina, quasi infernale, di chi ha il potere di decidere e poi di agire: i tribunali, ormai capolinea a cui si chiede di sciogliere ogni nodo, la Corte Costituzionale, ma poi giù fino alle Asl che devono attivarsi per gestire pratiche che non sono certo routine. Così ci si pronuncia più facilmente quando si tratta di decidere in astratto, si finisce impantanati quando si deve poi agire in concreto.

Emmanuel Macron

Il presidente francese e il nuovo europeismo

di Vittorio Parsi

Complice il combinato disposto del semestre francese di presidenza della Ue e delle elezioni presidenziali d’Oltralpe è difficile non vedere in Emmanuel Macron il personaggio che occuperà la scena del Vecchio Continente nel 2022. Che vinca o che perda, Macron ha deciso di legare il suo destino politico a quello dell’Unione, al suo rilancio e alla sua trasformazione. È una scommessa audace eppure inevitabile, in un anno che vede la difficile metabolizzazione della Brexit, il cauto e in parte enigmatico avvio del dopo-Merkel e le mille incognite che gravano sul prosieguo dell’esperienza di Mario Draghi tra Palazzo Chigi e Quirinale . L’attuale inquilino dell’Eliseo è il presidente più europeista che abbai mai “regnato” sull’Hexagone. Dopo l’abbandono britannico, la Francia è l’unico grande Paese uscito vincitore dal II conflitto mondiale che rimane nella Ue: cioè il solo paese che abbia potuto mantenere un’idea di “Patria-invitta”, di sovranità pienamente restaurata dopo le due guerre. Un’esperienza diversa rispetto a quelle vissute da Germania e Italia, dove la risurrezione di un’altra, diversa e più discreta sovranità è dovuta passare per la provvidenziale sconfitta dei regimi nazi-fascisti. Ecco perché il nuovo europeismo francese inaugurato da Macron è una scommessa così importante. Il pungolo che viene da Parigi per rilanciare una sovranità che vada oltre le sovranità nazionali, e che sappia declinare competitività e solidarietà, Stato e mercato è qualcosa di inedito e decisivo: che dobbiamo sperare abbia successo.

Alok Sharma

Quel pianto liberatorio che fa bene all'ambiente

di Francesco Bruno

Alok Sharma, ex segretario di Stato della Gran Bretagna, presidente della oramai a tutti nota Cop26 (la Conferenza sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite) svoltasi a Glasgow lo scorso novembre, durante la conferenza stampa finale ha pianto e non è riuscito a parlare per più di 10 secondi. Un pianto liberatorio, forse illusorio più che reale, ma un pianto che sintetizza tutti i passi in avanti realizzati nel 2021 dalle politiche ambientali e a tutela degli ecosistemi. Si è subito ripreso, spiegando che alcune nazioni avevano modificato all’ultimo momento il documento conclusivo, condizionando l’accettazione di tali modifiche alla loro approvazione del report finale. Non vi è più l’impegno della comunità internazionale ad “eliminare lentamente” i sussidi ai combustibili fossili, ma a “diminuire lentamente” tali sussidi. Tuttavia, quel pianto resterà nella storia del 2021 come il momento più elevato della lotta ai cambiamenti climatici, perché durante il Cop 26 alcuni miglioramenti sono stati raggiunti.
Di più, in un periodo difficile come questo, non si poteva chiedere. Grazie (comunque) Alok e, considerando il ruolo che ti sei guadagnato sul campo nel settore ambientale, sicuramente potrai fare ancora molto nel 2022.

Samantha Cristoforetti

L'astronauta dei record adesso punta alla Luna

di Paolo Ricci Bitti

A cavallo del suo 45esimo compleanno e soprattutto a cavallo di una spettacolare navicella Crew Dragon di SpaceX, torna nello spazio Samantha Cristoforetti che da aprile trascorrerà di nuovo sei mesi sulla Stazione spaziale internazionale dove ha già abitato quasi 200 giorni (record) fra il 2014 e il 2015 durante la missione Futura. La prima astronauta italiana diventerà anche la prima europea a volare con la navetta di Elon Musk e ad assumere il comando dell’Iss che in quel periodo potrebbe accogliere di nuovo qualche turista, mentre è in alto mare la spedizione della troupe con Tom Cruise. Pazienza, lassù a 400 chilometri di quota, sfrecciando a 28.800 kmh e attraversando ogni giorno 16 albe e 16 tramonti, il tempo non basta mai per effettuare i millanta esperimenti che permettono all’Umanità di progredire a grandi balzi. Per la trentina Cristoforetti, l’Expedition 68 dell’Esa sarà anche la prima missione da mamma, ché ora lei e il compagno francese Lionel Ferra crescono Kelsi Amel (Coraggiosa Speranza), 5 anni, e Dorian Lev, un anno. Dopo la seconda tappa in orbita bassa il futuro le riserva di sicuro la Luna: certamente sulla prossima stazione cislunare Lunar Gateway, con i moduli abitativi “made in Italy” (Thales Alenia Space), con qualche successiva buona speranza di allunare con la missione Artemis della Nasa a cui partecipa anche l’Asi. Iniziate a leggere o a rileggere il suo magnifico “Diario di un’apprendista astronauta”.

Nadia Terranova

Autrice dall'animo lieto che narra la malinconia

di Marina Valensise

Il 2022 c’è da scommettere, sarà l’anno di Nadia Terranova. Non solo perché la scrittrice messinese è nata un primo gennaio, non solo perché in primavera darà alla luce la sua prima figlia, che porterà il doppio cognome di madre e padre, ma soprattutto perché in febbraio darà alle stampe con Einaudi il suo nuovo e attesissimo libro, un romanzo storico sul terremoto di Messina del 1908. Dopo il successo di Addio Fantasmi, magnifico racconto in prima persona di una figlia che vive la perdita del padre, scomparso una mattina e mai più tornato, già finalista al Premio Strega e tradotto in tutto il mondo, la vulcanica scrittrice non ha fatto che dispensare doni ai suoi lettori, cimentandosi con generi diversi e inattesi, libri per bambini, romanzi a fumetti, oltre ai saggi fluviali per il Foglio e la Repubblica. Dimostrazione di un grande talento e di una versatilità a prova di bomba, che rende Nadia Terranova un personaggio a parte nel panorama contemporaneo. Molto del suo talento credo sia dovuto alla perifericità di una messinese doc, che guarda il mondo senza complessi godendo di quella peculiare libertà suffragata da solidissima formazione. Ma il suo successo, che le auguriamo sicuro, sarà soprattutto frutto di un animo felice, predisposto all’allegria e perciò tanto più sensibile alla malinconia delle emozioni, sino a restituirne le pieghe più insondabili e segrete.

Jannik Sinner

Talento puro verso la vetta del mondo

di Gianluca Cordella

Tre numeri per dare l’idea: 20 (come i suoi anni), 10 (la sua attuale classifica mondiale) e 539, le posizioni del ranking Atp scalate dal 2019, anno in cui si è affacciato nel circuito maggiore del tennis. Jannik Sinner non sarà la sorpresa dello sport italiano del 2022 solo perché una sorpresa in senso stretto non lo è più. Ma ne sarà tra i protagonisti principali, senza ombra di dubbio. Negli occhi sono rimasti gli highlights torinesi di novembre: il debutto alle Finals al posto di Matteo Berrettini - prima asfaltando Hurckacz e poi lottando fino all’ultimo passante con il numero 2 del mondo Daniil Medvedev - e la Coppa Davis da leader, da uomo squadra che porta a casa tre vittorie su tre, alla faccia dell’emozione del debutto che, evidentemente, tocca altri ma non l’allievo di Riccardo Piatti. L’obiettivo di questo maniaco del lavoro travestito da giovane tennista è continuare a crescere. «Se riuscirà a giocare 55-60 partite entrerà fisiologicamente tra i primi 8 del mondo», analizza il suo coach/mentore. Nel 2021, di match, Jannik ne ha giocati addirittura 71. Davanti a lui, Djokovic a parte, solo Zverev e Medvedev sembrano al momento più pronti. E nessuno - da Tsitsipas a Rublev - ha la sua testa. «Sa giocare al livello dei primi del mondo, ma non è ancora a quel livello», sintetizza Piatti. Nella prossima stagione ci si avvicinerà di certo. Forse è presto per pronosticare uno Slam, ma l’ingresso in Top 5 è un traguardo a portata di 2022.

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