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Vela, Siciliano e la sua esperienza con Luna Rossa: «Che regalo per i 50 anni»

Gerardo Siciliano sull'albero di Luna Rossa
di Giovanni Del Giaccio
4 Minuti di Lettura
Lunedì 3 Maggio 2021, 08:34 - Ultimo aggiornamento: 08:43

 C'è uno scafo costruito a pochi chilometri in linea d'aria da dove vive, adesso, Gerardo Siciliano. Si chiama Stupefacente e lo ha realizzato - quando ancora era un perfetto sconosciuto - il velista Giovanni Soldini, nei locali della comunità Saman di Borgo Sabotino. Gerardo, tornato dall'avvincente esperienza di Luna Rossa, racconta che a Soldini deve tutto «Se non lo avessi incontrato, non sarei arrivato fin qui».
Cioè ad arrampicarsi sull'albero di Luna Rossa quando ce ne era la necessità ma, prima ancora, a occuparsi di tutto ciò che serviva a terra. «Gli alberi - racconta - sono stati come figli». Questo fa un rigger, del resto, ma l'ultima esperienza con Luna Rossa è stata molto di più. «Un anno e mezzo fa non c'erano ancora questi scafi, abbiamo gareggiato con una nuova classe e nessuno prima di noi lo aveva fatto con un Ac75. Abbiamo scritto la storia, al di là del risultato finale». Gerardo ha 50 anni «e Luna Rossa è stato il regalo più bello per questa età».

 


GLI INIZI
La vela lo ha affascinato da quando era poco più che adolescente e da allora a Latina è stato poco o nulla. Ha girato il mondo in lungo e largo, ma se non ci fosse stato il Circeo, le fughe verso le isole di Ponza e Ventotene per trascorrere il capodanno in barca con gli amici di sempre, forse non sarebbe arrivato tutto il resto.
«Vedevo le barche al Circeo e avevo voglia di partire, viaggiare, andare a vedere. Con i fratelli Scarpa è iniziato tutto, lì ho imparato che la navigazione è un'arte e quell'esperienza è stata fondamentale». Un velista tecnico - così si definisce - è uno che deve conoscere dalla produzione delle barche a come trasferirle da un capo all'altro dell'Oceano. Deve aver scartavetrato gli scafi ed essere stato prodiere, cioè il marinaio di servizio, e avere un approccio pratico prima di arrivare a Soldini: «Era il mio idolo, poi ho avuto l'occasione di lavorare con lui. Giovanni è la scuola migliore».

Quattro anni con Soldini, barche a 40 nodi (80 chilometri orari circa) e trimarani che non ci sono più perché considerati «i più pericolosi nel solcare i mari».
LE ESPERIENZE
Regate in mezzo mondo, trasferimenti con qualche apprensione, anzi «ho avuto grande paura» quando c'è stato da attraversare il Golfo del Leone. Appoggiate in casa ci sono le carte del mare, indica con precisione i passaggi da e per Gibilterra, Marsiglia e Tunisi, il Quebec e Cadice, Città del Capo e i Caraibi dove ha veleggiato come in una ripetizione del film sui pirati.
«Fino ai 40 anni solo equipaggi stranieri, poi è iniziata con Luna Rossa». Si è occupato degli alberi, alla fine, da quando venivano posizionati al rientro, ci è dovuto salire in regata e non solo. «All'inizio, non conoscevamo le condizioni, i venti». E poi... «Quando la randa non scende e l'equipaggio è bloccato sai che dipende da te.... Sali e ti dici che puoi e devi farcela».
Con Battisti e Napolitano, gli altri pontini, parlavate mai delle vostre origini?
«Siamo legati a questo territorio e tutti sappiamo che viviamo in un posto di rara bellezza»
Momento più bello?
«Quando siamo usciti in mare per la sfida a New Zeland, ho detto ca... dove siamo arrivati».
Quello di sconforto?
«Figlie e fidanzata ad Auckland, ma in quarantena»
Cosa è mancato per vincere l'America's Cup?
«Sono imbattibili, la loro vittoria è il risultato diretto del lavoro e della qualità delle persone»
A un ragazzo che vuole fare vela cosa senti di dire?
«Prendi e vai, segui la tua passione, esponiti».
Sensazioni ora che sei rientrato?
«So di avere tracciato una strada nuova, ammesso non faccia un'altra Coppa America ma non credo, è stata una crescita enorme e non smetterò mai di ringraziare chi ha permesso tutto questo, da Bertelli in giù»
E i mari che ti manca di solcare? «Tutti... No, dai, ma le zone remote del Canada mi affascinano molto, come tutto il nord»
Quando si riparte? Guarda il terreno davanti casa, gli olivi, indica le piante di ortaggi messe a dimora e la vite che diventerà un pergolato: «Per adesso sto bene qui». Ma quei viaggi iniziati 35 anni fa al Circeo, non certo sono finiti.

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Giovanni Del Giaccio
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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