«In Libia ho visto l'inferno»: Assisi, l'impegno della Caritas per i profughi

«In Libia ho visto l'inferno»: Assisi, l'impegno della Caritas per i profughi
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Mercoledì 14 Luglio 2021, 05:01

SOLIDARIETÀ
ASSISI Scampata dall'inferno delle carceri libiche una giovane donna eritrea cresciuta in Etiopia è stata accolta dalla Caritas diocesana. Dall'inizio dell'anno è la sesta persona, insieme ad una famiglia irachena arrivata a maggio, che la Caritas diocesana ospita, partecipando al progetto dei corridoi umanitari. In totale sono 31 le persone accolte dalla Caritas diocesana dal 2018 ad oggi grazie ai corridoi umanitari. Nel giugno 2018 sono arrivati 24 rifugiati eritrei, salvati dai campi profughi dell'Etiopia, sostenuti nel percorso di integrazione del tessuto diocesano anche grazie al sostegno e alla vicinanza di famiglie tutor italiane che continuano tuttora a prestare il loro contributo. Nel 2019 la Caritas ha reso possibile anche l'arrivo della moglie di uno di loro. Alcune di queste 24 persone oggi vivono ad Assisi, altre si sono trasferite a Nocera Umbra. Tra le persone accolte nel 2018 dalla Caritas, seppure non rientranti nel progetto dei corridoi umanitari, c'è inoltre una famiglia venezuelana che attualmente vive a Casacastalda. Quando l'Unione europea ha iniziato a immettere milioni di euro in Libia per rallentare la marea di migranti che attraversano il Mediterraneo, i soldi sono arrivati con le promesse di migliorare i centri di detenzione noti per gli abusi e combattere la tratta di esseri umani. Questo non è accaduto. Un'indagine della Associated Press (AP) per il Pulitzer Center ha rivelato invece come la miseria dei migranti in Libia abbia generato una rete fiorente e altamente redditizia di imprese finanziate in parte dall'UE e abilitate dalle Nazioni Unite.
M. Cam.

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