Giallo Pecorelli, soluzione più lontana

Giallo Pecorelli, soluzione più lontana
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Domenica 18 Aprile 2021, 05:01

IL CASO
SAN GIUSTINO Potrebbe avere sviluppi imprevedibili, almeno fino alla scorsa settimana, il giallo Pecorelli. Dopo una lunga attesa sono arrivate in Italia ossa ritrovate nell'abitacolo della macchina incendiata su una strada di montagna ai confini tra l'Albania ed il Kosovo. Ma, a quanto è trapelato, quei poveri resti non sarebbero utilizzabili per estrarre il profilo genetico da comparare con il dna delle figlie dell'imprenditore di San Giustino, scomparso in circostanze a tutt'oggi molto misteriose durante un viaggio d'affari oltre Adriatico. Passaggio indispensabile per accertare senza ombra di dubbio se la persona alla guida di quella Skoda Fabia fosse Davide Pecorelli, 45 anni, attivo nella ristorazione (a Lama) ed in centri di bellezza tra Umbria e Toscana, ex arbitro di calcio.
La Procura della Repubblica di Perugia che in base ai risultati di quel test avrebbe deciso se e come procedere nell'indagine avviata attraverso la Squadra Mobile, avrebbe chiesto ulteriore materiale biologico da analizzare alle tute blu albanesi. Se queste non fossero in grado di fornire nuovi reperti da sottoporre ai periti, si aprirebbero scenari scanditi dal Codice Civile. «Trascorsi due anni dal giorno a cui risale l'ultima notizia, i presunti successori legittimi e chiunque ragionevolmente creda di avere sui beni dello scomparso diritti dipendenti dalla morte di lui possono domandare al tribunale competente che ne sia dichiarata l'assenza».
Da quel momento, «coloro che sarebbero eredi testamentari o legittimi () possono domandare l'immissione nel possesso temporaneo dei beni». Infine, «quando sono trascorsi dieci anni dal giorno a cui risale l'ultima notizia dell'assente, il tribunale competente () può con sentenza dichiarare la presunta morte dell'assente nel giorno a cui risale l'ultima notizia». Vale a dire il 6 gennaio scorso. «Può essere dichiarata la morte presunta anche se sia mancata la dichiarazione di assenza». È l'Epifania, quando Davide Pecorelli messaggia attraverso WhatsApp con un amico, lasciandogli intendere di avere un'agenda fitta di impegni, e con i familiari, A San Giustino ha tre figli dal matrimonio precedente ed un maschietto di pochi mesi dalla compagna albanese che sarà tutelata dall'avvocato Giancarlo Viti in un eventuale procedimento penale. Da allora silenzio, dubbi, indiscrezioni. Le lamiere contorte della Skoda, noleggiata il 3 gennaio all'arrivo all'aeroporto di Rinas, vengono ritrovate all'altezza di una curva su una strada scarsamente transitata non lontano dal villaggio di Gjegjan. Per fonti giornalistiche del Paese delle Aquile, chi chiama le forze dell'ordine non ha sentito invocazioni d'aiuto. «Durante gli esami è stato trovato un telefono bruciato da un'ora e mezza, solo il giorno dopo furono visti i resti del corpo», raccontano. «La polizia avrebbe dovuto essere più trasparente perché non ha dato alcuna spiegazione che ci fosse uno scheletro umano». Polizia che subito sposa le ipotesi della disgrazia o del suicidio, apparse sempre più traballanti.
Walter Rondoni
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