Il caso Russia spacca il governo, Asse premier-Di Maio: Salvini chiarisca in aula

Lunedì 15 Luglio 2019 di Simone Canettieri
Matteo Salvini e Vladimir Putin

«È lo schema Siri-Arata», commentano con malcelata soddisfazione dalle parti di Luigi Di Maio. Sul caso Russia-Savoini-Lega si ripete dunque l'asse tra il capo dei 5 Stelle e quello del governo, Giuseppe Conte. Una «morsa» ai danni di Matteo Salvini, come capitò appunto per la vicenda che alla fine portò alle dimissioni del sottosegretario ai Trasporti del Carroccio, dopo l'arresto dell'imprenditore. Questa volta, però, il punto di caduta non è chiaro.

I 5 STELLE
Di sicuro Di Maio, dopo aver sfidato l'alleato sul voto anticipato («Se fa cadere il governo è un'ammissione di colpa») e praticamente avergli dato del «bugiardo» per le troppe versioni cambiate, cavalca la vicenda: «Quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano», dice il leader M5S a proposito di Salvini, poco intenzionato a riferire in Aula sull'incontro al Metropol di Gianluca Savoini. Non solo: sempre Di Maio lancia «una commissione di inchiesta» sui finanziamenti che riguardi «tutti i partiti». Il capogruppo Stefano Patuanelli, come anticipato da Il Messaggero, inizierà a lavorarci già da questa settimana.

IL PRESIDENTE
Fin qui i grillini. «Noi ci fermiamo adesso, siamo già andati molto attacco, il resto lo sta facendo il presidente», spiegano dai vertici pentastellati. Già, proprio l' «avvocato del popolo» con una mossa a sorpresa, ha spiazzato Salvini. Dopo un sabato di indagini interne ha scaricato il vicepremier leghista con una nota fatta trapelare in nottata.

Palazzo Chigi ha spiegato i motivi per cui Gianluca Savoini ha partecipato al Forum Italia-Russia del 4 luglio, a Villa Madama a Roma. Il governo ha «precisato» quindi che l'invito di Savoini al Forum con Putin e Conte «è stato sollecitato» da Claudio D'Amico, consigliere del vicepresidente Salvini. Poi ha ribadito che «il presidente del Consiglio non conosce personalmente il signor Savoini» e che l'evento era organizzato dall'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi). Chiamato in causa, anche l'istituto ha preso le distanze: «Neanche Ispi conosce Savoini (siamo in tanti) - ha scritto su Twitter il direttore Paolo Magri - Ma qualcuno può credere in buona fede che Ispi decida autonomamente chi invitare ad un ristretto bilaterale più cena di governo con Putin?».

Da Napoli sempre Conte è tornato sul caso: «L'ho già chiarito che ho fiducia nel mio ministro dell'Interno Salvini, ovviamente dobbiamo trasparenza e io per quanto mi riguarda l'ho resa nella massima forma e credo che la questione per quanto riguarda il ruolo della presidenza del Consiglio sia abbastanza definito».

Sempre Conte si spinge ancora più avanti sull'inchiesta che vede Savoini indagato per corruzione internazionale: «Spetta alla magistratura fare chiarezza nel corso delle indagini e quindi sarà offerta la possibilità di fornire tutti i chiarimenti possibili e immaginabili». Ed è proprio quel «dobbiamo trasparenza» che da Palazzo Chigi spingono come chiave di lettura per le prossime ore. Già da oggi infatti potrebbe esserci un vertice tra Conte e Salvini su tutta la vicenda. Un chiarimento tecnico che diventerà subito politico. Da parte dei vertici del Carroccio, dopo la nota sull'invito di Savoini alla cena con Putin, trapela una certa rabbia. E sono in diversi a ribadire un concetto non inedito: «Conte non è super partes». Sul ruolo di D'Amico a Palazzo Chigi Conte ributta la palla nel campo del vicepremier leghista: «Se allontanarlo o meno dallo staff - spiegano gli uomini vicini al premier - dovrà essere una decisione di Salvini. Non nostra». Anche se l'auspicio ovviamente è chiaro.

L'OPPOSIZIONE
Nel Pd, il primo a trarre conclusioni dal comunicato della presidenza del Consiglio è stato proprio l'ex premier Paolo Gentiloni, che ha chiesto le dimissioni di Salvini: «Chi dice falsità per coprire truffe e truffatori non può fare il ministro dell'Interno di un grande Paese democratico». Dunque si deve dimettere. Per il deputato dem Michele Anzaldi, «il Pd dovrebbe presentare subito una mozione di sfiducia». Il segretario del partito, Nicola Zingaretti, ha telefonato ai presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, chiedendo che il governo venga chiamato a riferire alle Camere, perché «ci vuole trasparenza assoluta». Forza Italia difende, invece, Salvini: « Il governo va mandato a casa, ma con le armi della politica», dice Anna Maria Berni, capogruppo in Senato.

Ultimo aggiornamento: 14:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA
Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma