Aggredita perché indossa la minigonna: «La nostra religione non lo consente»

Il tribunale di Latina
di Mirko Macaro
3 Minuti di Lettura
Sabato 18 Dicembre 2021, 08:59 - Ultimo aggiornamento: 09:00

Interrogato ieri dal gip del Tribunale di Latina Giuseppe Molfese, il 39enne indiano residente a Fondi finito in carcere martedì dopo l'applicazione di una misura cautelare per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali continuate a carico della moglie - aggravate dalla presenza dei due figli minori della coppia - ha cercato di ridimensionare sensibilmente le accuse. In particolare rispetto al numero e all'effettiva entità delle aggressioni alla consorte, l'ultima a inizio novembre: stando alle ricostruzioni investigative in quell'occasione la malcapitata venne picchiata perché, troppo presa dai costumi occidentali, voleva andare al supermercato indossando una minigonna.
L'indagato ha confermato le circostanze, ma sostenendo di averla solo spintonata in modo energico. Per poi puntualizzare di essersi opposto a quella gonna giudicata eccessivamente corta non per gelosia, bensì per inderogabili motivi di fede: entrambi originari dell'India, marito e moglie sono seguaci del sikhismo, e a detta del 39enne i loro precetti religiosi vietano alle donne di uscire di casa a gambe scoperte.


Di conseguenza giustificata, a suo modo di vedere, l'avversione per la minigonna. Ed il ferimento della moglie, curata in ospedale con diversi punti perché colpita a un braccio da un cacciavite? Secondo le accuse un atto volontario, a sentire l'arrestato un banale incidente accorso mentre montavano una mensola. L'uomo, assistito dagli avvocati Leone Grossi e Leonardo Feula, ha respinto pure le contestazioni relative a una terza aggressione: ha detto che in quel caso la moglie finì dolorante al pronto soccorso per una semplice lombosciatalgia, come attestato dal medico di turno in assenza di ematomi o altre lesioni, e non per le botte inferte. Tra i vari passaggi toccati nel corso dell'interrogatorio, anche l'arco temporale durante cui si sarebbero protratte le violenze domestiche. Le ricostruzioni fatte da Procura e polizia sulla scorta delle testimonianze parlano di un incubo andato avanti per quasi 15 anni, quadro che per il 39enne mal si concilia con i circa 4 anni in cui la consorte si era allontanata dalla Piana per tornare a vivere nel Paese natale. Battendo su questi e altri punti la difesa dell'indagato, ristretto nel carcere di Poggioreale, ha chiesto la misura meno afflittiva dell'allontanamento dall'abitazione di famiglia, o in alternativa il divieto di dimora in città. Il gip si è riservato.
M.M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA