Mafia a Latina, la carriera dei giovani capi: una scia di sangue e droga

Mafia a Latina, la carriera dei giovani capi: una scia di sangue e droga
di Giovanni Del Giaccio
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Giovedì 18 Febbraio 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11:34

Lo sguardo che sa di sfida, i segnali ai parenti presenti in aula al punto di farsi richiamare dal presidente del Tribunale di Latina, l'atteggiamento da boss ostentato dalla gabbia degli imputati durante il processo Don't touch. Sono loro i capi, passati in pochi anni da astri nascenti della criminalità pontina ad affermati leader. Gli eredi della guerra criminale che ha tolto di mezzo alcuni - rimasti uccisi - e costretto a pentirsi altri. Quelli che oggi li accusano e gli fanno notificare una nuova ordinanza di custodia cautelare ma che, fino a qualche tempo fa, condividevano con loro estorsioni, droga e armi.

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I fratelli Angelo e Salvatore Travali, 35 e 30 anni, hanno iniziato presto la scalata negli ambienti malavitosi. Del resto il papà Giuseppe, noto come Peppe o zingaro, compare nelle cronache già nel 98 quando finisce in carcere in una operazione anti droga dei carabinieri. Già all'epoca ha rapporti con Costantino Cha Cha Di Silvio, raggiunto anch'egli dall'ordinanza di custodia e che finché è stato in libertà oltre a essere un fedelissimo dell'allora presidente del Latina Calcio, Pasquale Maietta, continuava nella sua attività estorsiva come nulla fosse. Spalleggiato anche da Angelo e Salvatore, i due che si sono dati da fare sin da piccoli. Il primo nel 2008 viene arrestato una prima volta, dagli appartamenti Ater occupati abusivamente gestiva il traffico di droga, poi di nuovo nel 2015. Ora emerge anche il coinvolgimento in un omicidio che sembrava definito e nel quale doveva solo mostrare che aveva una potenza di fuoco. Per un incendio finì coinvolto Salvatore, il fuoco che Alessandro Zof era stato accusato di avere appiccato all'auto della ex. Anche Topo - così è noto Zof negli ambienti - è destinatario dell'ordinanza di ieri e tra l'altro è passato per una gambizzazione nel 2010. Tra le varie vicende l'estorsione e violenza ai danni di una prostituta, in compagnia di Agostino Riccardo, oggi pentito e uno dei suoi grandi accusatori. Angelo e Salvatore Travali sono capi anche in carcere, tanto da continuare a gestire i traffici - secondo l'accusa - e finire nelle indagini sulla corruzione nella casa circondariale conclusa con le operazioni Astice e Petrus. Altro nome noto è quello di Francesco Viola, primi danni come ultrà del Latina calcio, poi estorsioni. Per una di queste è coinvolto con Massimiliano Moro, ucciso durante la guerra criminale del 2012, dopo la quale le nuove leve sono salite al potere. Personaggio di spicco della famiglia Ciarelli, invece, è Luigi, protagonista già nel 97 dello speronamento di un imprenditore che non stava pagando il pizzo. Fu il suo battesimo criminale nella dinastia che vede grandi protagonisti anche il padre, Antonio, e il fratello Carmine. Il ferimento di quest'ultimo a gennaio 2012 diede il via alla guerra. Luigi lo ritroviamo in Don't touch come Antonio Neroni, fra gli arrestati di ieri, o Antonio Giovannelli. Riemergono figure come Davide Alicastro, protagonista di una rissa in zona pub e poi arrestato per droga nel 2015, Giovanni Ciaravino arrestato per spaccio in Q4, Antonio Peluso anch'egli coinvolto in vicende di droga o Alessandro Anzovino che nel 2015 fu fermato prima di commettere una rapina e poi ha proseguito la carriera tra armi e stupefacenti. Ma anche Silvio Mascetti, droga nel 97 - addirittura - e poi un episodio di stalking anni dopo o Gianluca Ciprian, sempre droga. Tutti gregari a vario titolo dei Travali. È qualcosa in più Ermes Pellerani che gestiva il traffico a Sezze , ma soprattutto Cristian Battello, noto come Schizzo.
È l'uomo di 33 anni che ha sfidato i carabinieri ad Aprilia, minacciandoli di morte, e si era fatto realizzare un murales nel quartiere Toscanini per emulare Gomorra. Ma stavolta la sfida l'hanno persa. Tutti: nuovi capi, sottoposti e gregari.

 


Giovanni Del Giaccio
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