Le “Nanas” di Niki de Saint Phalle colorano Parigi

Le “Nanas” di Niki de Saint Phalle colorano Parigi
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Domenica 26 Ottobre 2014, 05:56

LA MOSTRA
PARIGI
Nanas au pouvoir (Ragazze al potere): così era intitolata, nel lontano 1967, la prima retrospettiva sulle sculture di soggetto femminile di Niki de Saint Phalle (1930–2002), organizzata presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam alla presenza di una giovane artista di scarsa notorietà ma con una già folta produzione autodidatta alle spalle. Per la prima volta un museo statale dedicava un'intera mostra alla sua creatura, la Nana, legittimando ufficialmente il valore di quest'opera e la partecipazione della Saint Phalle all'universo maschilista e conservatore della storia dell'arte.
Quest'autunno, a quarantasette anni di distanza da quell'importante rassegna, il Grand Palais di Parigi - in collaborazione con il Museo Guggenheim di Bilbao - ripercorre la lunga e prolifica carriera della “Maga dagli occhi blu” (come soleva chiamarla il marito, l'artista cinetico Jean Tinguely) attraverso un'accurata e generosa selezione di opere plastiche e grafiche corredata da fotografie e video-proiezioni che ritraggono la Saint Phalle nel corso dei suoi propri film e performance. Rassicurato da quel volto delicato e orientato dalla sua voce carismatica che risuona in ogni sala, il visitatore si lascia accompagnare dall'artista stessa alla scoperta del suo universo metamorfico.
Eccesso cromatico, trionfo di forme rubensiane, dinamismo prorompente delle pose, gigantismo delle proporzioni: sono questi gli ingredienti della formula magica Niki de Saint Phalle e dell'innegabile potere seduttivo delle sue creazioni. Le opere sembrano appropriarsi delle austere e solenni sale neoclassiche del palazzo, trasformandolo in uno spettacolo multisensoriale che incatena lo sguardo e vivifica lo spirito.
«Oggi come allora» precisa Camille Morineau, curatrice dell'esposizione, «lo scopo è mostrare al pubblico che Niki de Saint Phalle è la prima grande artista femminista: le opere sono pensate in funzione delle sue ambizioni e implicazioni. Le Nanas ad esempio, sono delle guerriere che dominano il mondo». Icone di una femminilità orgogliosa e autodeterminata, Hon, Clarice, La Nana verde, Bénédicte, La Nana capovolta e la loro schiera di compagne-guerriere costituiscono il cuore dell'esposizione parigina e rappresentano l'apoteosi e la vittoria della “ donna nuova” su ogni forma di discriminazione. Un'ampia sezione introduttiva è dedicata a dipinti e manufatti artigianali risalenti al primissimo fecondo periodo di attività quando, da fervente autodidatta, la Saint Phalle assemblava oggetti pericolosi nell'intento di stordire se stessa ancor prima di un pubblico immaginario.
Lo sviluppo tecnico, formale e concettuale della figura femminile è accuratamente ricostruito attraverso opere cruciali e per lo più inedite: la donna non è più abilmente sottintesa - come negli assemblaggi della giovinezza - ma dichiaratamente espressa: dai pannelli in alto-rilievo (come Nascita rosa, 1964, appesa al muro come il famoso Bed di Robert Rauschenberg), alla serie delle Spose, la figura femminile si stacca mano a mano dal supporto murario e diventa una scultura a tutto tondo. Isolata e ricchissima di capolavori è poi la sezione dedicata agli Shooting Paintings degli anni Sessanta, opere novo-realiste in cui l'artista, munita di una carabina, spara contro i suoi assemblaggi per aggredire simbolicamente l'opinione pubblica e “appropriarsi del potere degli uomini servendosi delle loro stesse armi”. In una lotta all'emancipazione concettualmente analoga a quella portata avanti dalle loro gemelle in carne e ossa nella società, le sculture della Saint Phalle diventano infine degli spazi abitabili, percorribili e decorati al loro interno come un edificio: a questi progetti ambientali, come il Giardino dei Tarocchi toscano (1980-98) è dedicata l'ultima sala dell'allestimento, immersa in una tinta blu che favorisce la riflessione e dà libero corso al sogno e all'immaginazione.
Silvia Cristini
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