Squid game, paura anche in provincia. La garante: «Tante segnalazioni»

Squid game, paura anche in provincia. La garante: «Tante segnalazioni»
di Francesca Balestrieri
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Domenica 24 Ottobre 2021, 05:02 - Ultimo aggiornamento: 10:10

In questi giorni, in tutte le scuole di Latina si stanno svolgendo le riunioni con i docenti, dalla materna alle scuole medie. E quasi tutti gli insegnati hanno messo in allerta i genitori: bisogna fare attenzione agli strumenti digitali che i bambini e i ragazzi usano. Una raccomandazione che in realtà è sempre utile, ma mai come in questo momento. Il motivo è presto detto: da qualche settimana impazza tra i più giovani una serie tv coreana dal nome Squid Game, raggiungibile su piattaforma digitale.

GLI INCONTRI

«Abbiamo ricevuto segnalazioni già dalla materna - spiega la Garante dell'infanzia e adolescenza, Monica Sansoni - a Roma sono già iniziati gli incontri nelle scuole, anche elementari perché i bambini non riescono ad elaborare la violenza che si vede in queste immagini. Presto se ne faranno anche in provincia di Latina, il calendario è molto fitto, fino a dicembre».

LA SERIE

Ma cos'è Squid Game, basta fare una banale ricerca su internet per capire il pericolo. «La serie, costituita da nove episodi, narra la storia di un gruppo di persone che rischiano la vita in un mortale gioco di sopravvivenza, che ha in palio circa 33 milioni di euro. Un uomo divorziato e sommerso dai debiti, viene invitato a giocare ad una serie di giochi tradizionali per bambini per vincere una grossa somma di denaro. Accettata l'offerta, si ritrova in un luogo sconosciuto insieme ad altre 455 persone con debiti simili ai suoi. I giocatori sono tenuti costantemente sotto controllo da alcune guardie vestite di rosso, sotto la sovrintendenza di un Front Man. I giocatori scoprono sin da subito che chi perde viene ucciso, e ogni morte aggiunge soldi al montepremi finale».

LE SEGNALAZIONI

«Le segnalazioni sono arrivate da ogni provincia della regione Lazio, compresa Latina - spiega la dottoressa Sansoni, che vivendo nel capoluogo pontino conosce da vicino la realtà del territorio - e riguardano il fatto che i bambini applicano punizioni anche fisiche. Si passa dal gettare l'astuccio di chi ad esempio si muove durante il gioco Un, due tre stella, fino alle botte. E l'età si è molto abbassata, le segnalazioni sono arrivate perfino da alcune scuole materne».
La serie si trova tranquillamente su Netflix e non è vietata, ma da qualche giorno, su tutti i social, viene promossa una petizione per bloccare la serie, una vera e propria richiesta di censura per proteggere i bambini.
La Garante per l'infanzia spiega che la Fondazione Carolina Picchio ha lanciato la petizione su Change.org «E siamo in contatto con loro - aggiunge - per cercare di fermare il dilagare di questa serie che in sole due settimane ha avuto una vera e propria esplosione. A breve si terrà anche un incontro con il Garante nazionale perché il caso riguarda tutta Italia».
Bisognerebbe però domandarsi perché questi bambini hanno accesso a internet, social e canali web dove tutto è consentito e nulla è bloccato. E forse il problema è proprio questo: il mancato controllo da parte dei genitori, i telefoni cellulari lasciati come un giocattolo con il quale far stare buoni i più piccoli. Su questo è necessario interrogarsi e fare una riflessione seria.
Francesca Balestrieri
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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