Si finge medico e abusa delle pazienti, chi è il tecnico radiologo della Asl arrestato

Si finge medico e abusa delle pazienti, chi è il tecnico radiologo della Asl arrestato
di Laura Pesino
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Domenica 24 Gennaio 2021, 05:01 - Ultimo aggiornamento: 09:08

 Quando le pazienti entravano nella sua stanza si comportava come se fosse un medico, le accoglieva nel poliambulatorio della sede Asl di Piazza Celli e le sottoponeva a una visita, che altro non era però che una scusa per farle spogliare, abusare di loro e filmarle.
Una storia agghiacciante che ha portato all'arresto di Roberto De Vita, 57 anni, tecnico radiologo in servizio presso l'azienda sanitaria pontina, Distretto 2. Dal pomeriggio di venerdì si trova ai domiciliari nella sua abitazione di Latina dopo un'indagine degli investigatori della squadra mobile coordinati dal vicequestore Giuseppe Pontecorvo.
L'accusa è di esercizio abusivo della professione medica e violenza sessuale aggravata nei confronti di due ragazze minorenni, ma dai telefoni cellulari e dal computer sequestrati nella sua abitazione sono stati estrapolati ulteriori video che coinvolgono almeno altre sei donne di diverse età finite sul lettino del suo ambulatorio e alle quali è toccata la stessa sorte.


L'attività investigativa è scaturita dalla denuncia di una prima vittima, una ragazza di 17 anni che si è presentata negli uffici della questura lo scorso dicembre e ha raccontato tutto quello che le era accaduto. Il 23 dello stesso mese si era recata in ambulatorio dopo la prenotazione di un esame radiografico. De Vita si era sostanzialmente presentato e comportato come un medico, aveva fatto spogliare la ragazza facendola restare solo con gli indumenti intimi e poi aveva iniziato la visita durante la quale aveva svelato le sue vere intenzioni, cominciando a toccarla sul pube e sul seno.

Agli investigatori la giovane ha inoltre riferito un atroce sospetto: quello di essere stata ripresa. Non poteva esserne certa ma mentre il finto medico si avvicinava a lei sdraiata sul lettino aveva notato, puntata proprio nella sua direzione, la luce dell'obiettivo di un telefono cellulare che era stato posizionato su uno scaffale. Ha descritto ogni dettaglio ai poliziotti della seconda sezione della squadra mobile e pochi giorni più tardi la procura ha autorizzato una perquisizione nell'abitazione del 57enne. Quando alla fine di dicembre gli agenti sono piombati in casa l'uomo ha cercato maldestramente di disfarsi di ogni prova cancellando le immagini che aveva conservato sui dispositivi, ma era ormai troppo tardi e tutto il materiale rinvenuto, tre cellulari e un pc portatile, è finito sotto sequestro. Quando invece due giorni fa sono tornati ad arrestarlo c'era ormai ben poco da dire perché gli elementi raccolti erano inequivocabili. I contenuti sono stati infatti immediatamente analizzati e sono emersi numerosi video analoghi che ritraevano donne parzialmente nude all'interno dello stesso ambulatorio.
Da una prima attività di accertamento non solo è stato scoperto l'ultimo video di dicembre denunciato dalla ragazza, ma è stato possibile anche individuare un'altra giovane vittima, che era minorenne all'epoca dei fatti e che era stata costretta a febbraio e a marzo del 2018 a subire gli stessi abusi in due diverse occasioni: una volta nella sede della Asl e una seconda all'interno di un ambulatorio privato a Sabaudia. Era certa di essere stata sottoposta a una vera visita medica e con questa convinzione è andata avanti per quasi tre anni nel silenzio, cercando di rimuovere la violenza che aveva sopportato. Un racconto doloroso il suo, che ha riaperto inevitabilmente una vecchia ferita ma che è stato necessario per ricostruire il quadro delle accuse.
Ora ci sono altre sei donne, tutte maggiorenni, che gli agenti hanno già identificato e ascoltato, protagoniste inconsapevoli di filmati salvati sui dispositivi del tecnico radiologo. Gli episodi al momento non vengono contestati ma sono oggetto di ulteriori approfondimenti.
«Siamo di fronte a un chiaro comportamento seriale spiega il vicequestore Giuseppe Pontecorvo che andava avanti da almeno due anni. Abbiamo ascoltato e identificato altre donne e le indagini sono ancora in corso, ma il quadro è chiaro. Se qualcuna ritenga di aver subito, anche in passato, comportamenti analoghi, l'appello è di rivolgersi agli uffici della questura e della squadra mobile e di denunciare».
Dell'arresto di Roberto De Vita è stato informato il direttore generale della Asl Giorgio Casati per l'eventuale adozione di provvedimenti di competenza.
Laura Pesino
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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