Palazzetto, spunta un atto del 2005: «Servono interventi urgenti di manutenzione nel seminterrato»

Palazzetto, spunta un atto del 2005: «Servono interventi urgenti di manutenzione nel seminterrato»
di Vittorio Buongiorno
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 29 Novembre 2023, 15:30

IL CASO

Come è stato possibile? Continuano a chiederselo in tanti, a cominciare dalla sindaca Matilde Celentano che si è ritrovata a gestire la grana del palazzetto dello sport chiuso fino a data da destinarsi. Sabato scorso, intervenendo la mattina al circolo cittadino ad un evento per la giornata contro la violenza sulle donne aveva confessato di aver passato la notte sveglia per un problema grave su cui doveva prendere una decisione. Aveva pochi margini, la comunicazione dell'architetto Fabio Scalzi, incaricato di redigere il Certificato di idoneità della PalaBianchini così come era stato richiesto dal Comando provinciale dei vigili del fuoco in seno alla Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo per autorizzare lo svolgimento delle partite del campionato si serie A2 di basket, non lasciava alternative.

Era bastato iniziare le cosiddette «verifiche di primo livello» aveva riscontrato «gravi criticità strutturali nel pianto interrato dell'impianto sportivo». Ma questo ormai è noto. Pilastri gravemente ammalorati, solai idem, umidità ovunque, cemento armato che si sbriciola. Insomma, tutto chiuso fino a data da destinarsi perché come lo stesso Scalzi ha spiegato nelle riunioni successive la "scatola" dell'ala spogliatoi essendo agganciata alle strutture di piscina e palasport mette a rischio la stabilità dell'intero complesso. Ed è da qui che si torna alla domanda iniziale: come è potuto succedere? Possibile che nessuno si sia accorto di quanto stava accadendo? Evidentemente nessuno si è reso conto della situazione, né i tecnici che hanno lavorato nel complesso di via dei Mille negli ultimi anni, né i funzionari comunali responsabili unici dei vari procedimenti che hanno riguardato lavori, adeguamenti, manutenzioni, sia delle strutture sia degli impianti elettrici, né tantomeno i dirigenti che si sono susseguiti, e neppure sindaci e assessori.


Però, andando indietro nel tempo, molto indietro, spunta una carta datata addirittura 2005 in cui veniva dato mandato agli uffici di avviare una "Manutenzione straordinaria, miglioramento funzionale ed interventi finalizzati al recupero di nuovi spazi presso il palazzetto dello sport". Era una delibera approvata dalla giunta guidata all'epoca di Vincenzo Zaccheo che fungeva da approvazione di un progetto preliminare con l'indicazione dei provvedimenti che gli uffici dovevano prendere. Erano altri tempi: si prevedevano spese per un milione e si dava atto «che il finanziamento dell'intervento in questione dovrà attuarsi con mutuo da contrarre con la Cassa Depositi e prestiti». Non risulta che sia mai stato né chiesto, né erogato. Allo stesso modo, anche i lavori, sono finiti nel dimenticatoio. Ma almeno su questo forse una spiegazione c'è. L'intervento prevedeva di realizzare nei locali seminterrati del palazzetto una serie di spazi, da una sala stampa, ad una palestre per i massaggi degli atleti, a salette multimediali. A quanto risulta però le altezze del seminterrato erano risultate insufficienti e si era deciso successivamente di soprassedere. Ma così facendo anche la «manutenzione straordinaria» era uscita dall'agenda degli interventi e nessuno ci aveva più pensato. Eppure in quella stessa delibera si diceva espressamente che «a seguito di attente verifiche e rilievi eseguiti nell'immobile è emersa l'opportunità e la necessità di procedere con mirati efficaci lavori di manutenzione e ristrutturazione», specificando in particolare che era necessario il «risanamento e consolidamento di alcuni solai di calpestio, compreso il rifacimento di pavimentazioni, sostituzioni di infissi e creazione di nuovi locali tecnici». Alla delibera era allegato un progetto preliminare che era firmato dal responsabile del procedimento, l'ingegner Mario Viglialoro che all'epoca era dirigente del servizio. Non risulta che negli anni successivi il progetto sia stato inserito nel piano triennale delle opere pubblice, come pure la delibera prevedeva, né abbia avuto seguito.
Adesso bisognerà capire perché. E anche comprendere perché nessuno nei diciotto anni successivi si sia reso conto di quello che stava accadendo, di come il passare degli anni, l'umidità, le perdite d'acqua delle tubazioni, le infiltrazioni di acqua piovana e degli impianti della vicina piscina stessero corrodendo il cemento armato fino alla situazione che si è palesata in questi giorni.
Vittorio Buongiorno
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA