L'ombra dei caporali indiani dietro il raid punitivo a Montello

L'ombra dei caporali indiani dietro il raid punitivo a Montello
di Elena Ganelli
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Martedì 2 Novembre 2021, 05:03 - Ultimo aggiornamento: 15:02

La violenta spedizione punitiva di sabato notte nella quale ha perso la vita Singh Jasser, ucciso a colpi di bastone da un gruppo armato di connazionali, non è che la degenerazione di un fenomeno che va avanti ormai almeno dal 2016 all'interno della numerosa comunità indiana presente in provincia di Latina. Marco Omizzolo, sociologo, ricercatore Eurispes che da anni si occupa del fenomeno delle migrazioni in tutte le sue articolazioni, non è sorpreso che questa volta l'aggressione si sia conclusa con un epilogo così drammatico.
«Negli ultimi quattro anni spiega di spedizioni punitive ce ne sono state numerose e sono state tutte regolarmente denunciate: è accaduto a Latina, Aprilia e anche in alcune zone dell'area romana confinanti con la provincia pontina. Gruppi organizzati che partono armati di bastoni per imporre il loro ruolo ma sabato è stato compiuto un pericoloso passo in avanti perché se finora le uniche armi usate erano i bastoni ora per la prima volta sono spuntate le pistole che sono anche state usate».


Le modalità delle aggressioni diventano quindi più violente ma che cosa c'è realmente in ballo? Omizzolo sottolinea come la cronaca degli ultimi tempi ha mostrato in maniera inequivocabile che nello sfruttamento della manodopera in agricoltura gli indiani non sono soltanto le vittime: spesso i caporali sono indiani, connazionali di coloro che lavorano nei campi e che hanno scelto invece di allearsi con i titolari delle aziende e i datori di lavoro. Ma questo non è ancora sufficiente a spiegare le aggressioni organizzate, veri e propri raid.
«Dietro queste spedizioni continua il sociologo c'è un gruppo, governato probabilmente da poche persone, che si muove per imporre il proprio dominio: una sorta di protomafia che in qualche modo, anche se molto sommariamente, ricalca altri tipi di organizzazione criminale e fonda il suo business imponendosi con la forza. Dettano regole per le piccole attività di vendita di prodotti tipici messe in piedi da cittadini indiani ma si arrogano anche il diritto di gestire una serie di servizi. Parliamo di pratiche amministrative, reperimento degli alloggi e contratti di affitto, permessi di soggiorno. Così è stata messa in piedi spiega Omizzolo una vera economia criminale alimentata dalla paura che alcuni soggetti incutono sui connazionali indiani. C'è un vertice che decide e poi ci sono i picchiatori che si occupano delle spedizioni punitive come quella di Borgo Montello. I rischi che degeneri sono sempre più frequenti e non soltanto per le attività economiche ma magari anche durante alcune feste e cerimonie religiose».


Il sociologo pontino ribadisce la pericolosa accelerazione del metodo violento che ha introdotto l'uso spregiudicato delle armi e sottolinea da un lato la necessità di indagare per individuare i responsabili, dall'altro invita i componenti della comunità indiana a non rimanere in silenzio facendosi intimidire ma a trovare il coraggio di parlare e denunciare anche alla luce del buon rapporto che si è creato nel tempo sul territorio con le istituzioni e le forze dell'ordine.

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