L'europarlamentare indagato si precipita a Latina: «Non ho fatto nulla, non ne avevo bisogno»

Matteo Adinolfi
di Andrea Apruzzese
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Mercoledì 14 Luglio 2021, 05:02 - Ultimo aggiornamento: 18:09

«Fatemi prima leggere le carte». Matteo Adinolfi, l'europarlamentare pontino della Lega, che figura tra gli indagati nell'operazione in cui sono stati arrestati ieri l'imprenditore Raffaele Del Prete e Emanuele Forzan, altro esponente leghista, sta rientrando precipitosamente a Latina da Bruxelles, dopo essere stato raggiunto telefonicamente dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Latina.


«Al momento ne so quanto lei», si limita a osservare, e, alla domanda se ricordi in quali territori aveva ottenuto le 449 preferenze che lo portarono all'elezione in Consiglio comunale a Latina nel 2016, spiega che «i voti forti li ho sempre presi nel mio borgo, Piave, dove abito. Ma sono quelli che ho preso sempre. Nel 2016? Non ho neanche fatto manifesti». E chiude: «Ho fiducia nella magistratura, so che non ho fatto nulla».


Matteo Adinolfi è stato a più riprese consigliere comunale a Latina; prima con An, sotto diversi sindaci, nelle consiliature guidate da Ajmone Finestra prima, e Vincenzo Zaccheo poi, nel 1997 prima, e nel 2002 poi. Nel 2002, eletto con 482 preferenze, è la consiliatura in cui ricopre anche il ruolo di presidente della commissione Bilancio. Nel 2007, sfiora la terza rielezione, che non arriva. Poi, una pausa di riflessione nelle elezioni 2011, e di nuovo si ricandida nel 2016, questa volta nella lista Noi con Salvini, che sostiene la candidatura a sindaco di Nicola Calandrini (FdI). È capolista, ottiene 449 preferenze, viene eletto in Consiglio comunale, unico scranno guadagnato dalla lista NcS con i 2.738 voti totali, pari al 4,07%. Quella lista, NcS, è il primo embrione della ripartenza della Lega in provincia di Latina. In aula, Adinolfi, con non poca ironia, ma molta verve politica, è protagonista di diversi show, in cui porta avanti anche battaglie di livello nazionale della Lega, oltre a quelle locali: come quando il 6 giugno 2017 si presenta in aula consiliare con un cartello al collo: «No adozioni gay», guadagnando un'espulsione di 10 minuti dall'aula, comminata dal presidente dell'assise, Massimiliano Colazingari. Della Lega è all'epoca anche coordinatore. Arriva il maggio del 2019, il partito lo candida all'Europarlamento: quinto, con 31.808 preferenze. Lascia lo scranno in Consiglio, al primo dei non eletti, Vincenzo Valletta. Tra gli arresti di ieri invece, figura un altro esponente della Lega della provincia pontina. Si tratta di Emanuele Forzan, che il partito aveva designato prima come commissario a Sezze, poi alla Comunicazione delle attività in Regione Lazio, ruolo che ricopre ancora oggi.


All'epoca Forzan era dipendente di Del Prete. E proprio intercettando l'imprenditore dei rifiuti nell'ambito dell'inchiesta Tochdown, sono spuntate le telefonate tra Del Prete e Agostino Riccardo e anche quelle tra l'imprenditore e Matteo Adinolfi che secondo gli inquirenti lascerebbero poco spazio a dubbi. Adinolfi sarà ascoltato in Procura a Roma pa prossima settimana, assistito dal suo avvocato e collaboratore Guerrino Maestri.

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