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L'arresto di Di Maio, il ritratto: da un locale in piazza a Sabaudia a un patrimonio da 30 milioni di euro

L'arresto di Di Maio, il ritratto: da un locale in piazza a Sabaudia a un patrimonio da 30 milioni di euro
di Rita Cammarone
3 Minuti di Lettura
Venerdì 6 Maggio 2022, 11:56

Originario di Catello di Cisterna, in provincia di Napoli, Salvatore Di Maio - carabiniere in congedo, oggi 75enne è arrivato a Sabaudia con la sua famiglia a fine anni Settanta. Nella cittadina delle dune ha acquistato un'attività commerciale in piazza del Comune, subentrando in un contratto in essere con la Regione Lazio per l'uso dei relativi locali. Nel tempo arriverà a gestire un patrimonio immobiliare stimato in 30 milioni di euro. Quanto basta per accendere un faro, da parte della Magistratura, sulla sua posizione, a fronte della sproporzione tra i beni ritenuti a lui riconducibili e i redditi dichiarati. Una posizione per altro compromessa da una serie di procedimenti giudiziari a suo carico per usura, estorsione e riciclaggio. E non ultimo il sospetto da parte della Direzione distrettuale antimafia di Napoli di far parte dell'associazione mafiosa facente capo a Biagio Cava, boss di Quindici, comune dell'Avellinese.
I SEQUESTRI
Dopo una serie di sequestri per abusi edilizi, nel 2010 l'impero di Di Maio è finito sotto sequestro con le operazioni Underwood condotte dalla polizia di Latina. Si trattava di misure di prevenzione con tanto di richiesta di sorveglianza speciale, mentre era in corso il processo nell'aula bunker del carcere di Poggioreale, a carico di Salvatore Di Maio e dei suoi famigliari, compresa la figlia Rosa, all'epoca consigliere comunale a Sabaudia, tra 75 imputati. L'accusa mossa alla famiglia trapiantata a Sabaudia era di aver riciclato il denaro del clan con l'acquisto di beni e di aver fatto uso di una raffica di intestazioni fittizie, coinvolgendo altri pontini. Sotto sequestro preventivo, con la prima operazione Underwood erano finiti 26 immobili, 3 locali e magazzini, 34 terreni, 7 negozi, 19 scuderie, 7 veicoli e numerose quote societarie, la maggior parte dei quali a Sabaudia, ma anche ad Alseno, in provincia di Piacenza, e a Castello di Cisterna. Con la seconda omonima operazione erano stati posti sotto sequestro preventivo una villa e terreni in via Gianfilippo e negozi in strada Sacramento e sulla via Litoranea alla periferia di Sabaudia.
Nel 2011, il maxi processo davanti al tribunale di Avellino, celebrato in trasferta nell'aula bunker di Poggioreale, si è concluso per Salvatore Di Maio con l'assoluzione dei reati di associazione mafiosa e la condanna, a quattro anni di reclusione, per episodi di estorsione legati a turbative d'asta. Assolti i suoi famigliari e gli altri imputati pontini. Nel 2013, Salvatore Di Maio è uscito indenne dal processo di secondo grado: la Corte d'appello di Napoli lo ha assolto per alcuni episodi di estorsione, dichiarandone alcuni prescritti. Per quanto riguarda le misure di prevenzione, il Tribunale di Latina ha disposto la confisca.
Nel 2012 la Corte d'appello di Roma ha riformato il provvedimento revocando all'imprenditore la misura della sorveglianza speciale con obbligo di dimora a Sabaudia e la confisca dei beni a Castello di Cisterna, ma confermando la confisca del resto del patrimonio. Nel 2014 la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Salvatore Di Maio, rendendo la confisca del suo patrimonio definitiva. Quarantotto dei 51 beni confiscati nel territorio di Sabaudia sono nella disponibilità del Comune da due anni.
Sempre rimasto a piede libero, fino ai domiciliari di ieri, Salvatore Di Maio ha sempre frequentato la piazza di Sabaudia. Storica la sua citazione tengh' i carte, come a dire ho le carte in regola, che ha dato il nome ad una delle tante operazioni di polizia giudiziaria a suo carico. Con Tengh'i carte, infatti, nel 2009 la Guardia di Finanza e il Nucleo investigativo della forestale di Latina sequestrarono i locali della Regione Lazio per essere stati oggetto secondo gli inquirenti di usurpazione ed abusivismo edilizio da parte da parte di una ditta di manutenzione a lui riconducibile. In alcune interviste giornalistiche, Salvatore Di Maio ha dichiarato di essere vittima di una persecuzione dettata dall'invidia.
Rita Cammarone
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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