Green pass, le aziende si preparano a gestire le regole sui lavoratori

Green pass, le aziende si preparano a gestire le regole sui lavoratori
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Mercoledì 13 Ottobre 2021, 05:03

LA RIVOLUZIONE
Da venerdì 15 ottobre entra in vigore l'obbligatorietà del Green pass per dipendenti pubblici e privati. Si attende in queste ore comunque la firma del premier Mario Draghi su un Dpcm che contenga le indicazioni generali sulle modalità dei controlli per i possessori del lasciapassare, sia nell'ambito della pubblica amministrazione che per le aziende. E non è escluso che una app, come quella utilizzata per il personale scolastico, possa essere messa a disposizione anche per gli altri settori del lavoro. Al momento però la maggior parte delle aziende si stanno organizzando con una persona addetta al controllo e l'unica cosa certa è che i tempi di validità del passaporto verde a chi esegue i tamponi non cambiano, e restano di 48 ore con test rapido e 72 con molecolare.
In provincia di Latina sono il presidente di Unindustria Pierpaolo Pontecorvo, il direttore di Federlazio Claudio Malagola e il direttore di Claai Assimprese Lazio Sud, Ivan Simeone a spiegare come le aziende stanno vivendo questo ulteriore cambiamento. «La questione è chiara spiega il presidente di Unindustria - chi vuole lavorare deve avere il green pass. Noi lo auspicavamo da tempo e nessuna impresa ha segnalato al momento criticità perché l'operazione è molto semplice, chi non si vuole vaccinare ha fatto una scelta, giusta o sbagliata che sia, e per lavorare dovrà fare il tampone.
Per noi continua Pontecorvo - è necessario che ci sia un rispetto rigido della normativa per evitare problemi. Il datore di lavoro non può transigere e nel caso in cui durante i controlli, qualcuno non risulterà in regola, verranno applicate sanzioni anche allo stesso lavoratore. Se vogliamo far funzionare il sistema produttivo lo dobbiamo fare seguendo la normativa, per la salute di tutti. Se non ci fosse stata la necessità nessuno si sarebbe vaccinato, lo abbiamo fatto perché è necessario e perché non vogliamo ritrovarci a dover chiudere tutto di nuovo. Ovvio che per le aziende, soprattutto quelle più grandi, mettere su il sistema di controllo non è semplice, ma si stanno organizzando in vista del 15 ottobre», conclude Pierpaolo Pontecorvo.
Il direttore di Federlazio Claudio Malagola, registra, negli incontri che sta avendo elle aziende, un paradosso. «Gli imprenditori sono tutti pronti e allineati senza problematiche. Ovvio che, soprattutto le aziende più piccole che noi rappresentiamo, hanno qualche difficoltà nel capire come gestire i controlli. Probabilmente si faranno all'ingresso con un responsabile della sicurezza o un delegato che dovrà controllare il green pass di tutti. Il problema vero però, è con i dipendenti, pochi per fortuna, che non hanno fatto il vaccino. Gli imprenditori incontrano grosse resistenze e questo obbliga a un controllo più assiduo e serrato perché sarà necessario fare i tamponi ogni 48 ore.
Cosa accadrà che un tampone scade durante il turno di lavoro? O magari capita di doverlo fare sabato o domenica? chiede Malagola E' un problema serio perché un dipendente specializzato è essenziale per far funzionare l'azienda. Sono certo comunque che nelle varie ispezioni che verranno fatte non si troveranno imprenditori fuori norma. Anche Federlazio ha fatto un'importante operazione di sensibilizzazione e continueremo a farlo».
QUALCHE CONTRASTO
Trova feedback contrastanti tra gli inscritti, Ivan Simeone, direttore di Claai Imprese: «La maggior parte degli imprenditori è d'accordo perché si dà la possibilità di lavorare con tranquillità, in particolare le attività di commercio e ristorazione. Qualcuno però ha perplessità per l'obbligatorietà di tutti i dipendenti. Quindi se da una parte è positivo per la serenità di tutte le attività, dall'altra potrebbe creare problemi per chi non vuole vaccinarsi. E allora in quel caso è necessario capire come gestire la questione. Noi stiamo cercando di lavorare sul buonsenso perché è complicato gestire e fare un tampone ogni 48 ore. Prima di tutto perché ha un costo, e chi se ne fa carico? E' opportuno a mio avviso far capire che è meglio vaccinarsi», spiega Simeone che è anche critico: «Questo è l'ennesimo balzello sulle imprese già molto provate e un'incongruenza amministrativa gestita male. Il principio è giusto, ma l'attualizzazione è sbagliata».
Francesca Balestrieri
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