Giuseppe, Teresa e le ragazze ebree salvate dai nazisti: la storia riemerge a Latina

Giuseppe, Teresa e le ragazze ebree salvate dai nazisti: la storia riemerge a Latina
di Laura Pesino
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Giovedì 7 Ottobre 2021, 05:02 - Ultimo aggiornamento: 13:04

È l'inverno del 1943. In Italia la situazione precipita e in molte zone del Paese sono in atto i rastrellamenti dei nazisti. Il carabiniere Giuseppe Ippoliti è il comandante della stazione di San Martino dei Calvi e vive con la moglie Teresina Zani nella frazione di Chiesuola di Pontevico, in provincia di Brescia. Un anno prima ha conosciuto i Fischhof, originari di Vienna: Richard e Berta, lui titolare di una sartoria di alta moda e lei insegnante di letteratura, e le due figlie Edith, 20enne, e la maggiore Trude. Le vicissitudini e il dramma di questa famiglia diventano quelle di Giuseppe e Teresina, che in un periodo particolarmente difficile e delicato decidono di aprire la porta della loro casa alle due ragazze, di salvare loro la vita e di accoglierle presentandole come cugine rimaste vittime dello sfollamento.

Per due anni Edith e Trude Fischhof sono rimaste nella casa di Chiesuola, fino alla fine delle ostilità nell'aprile del 45. Questa straordinaria storia di coraggio è oggi anche patrimonio della città di Latina, perché i familiari di Giuseppe e Teresa, che da molti anni vivono nel capoluogo, riceveranno questa mattina l'onorificenza di Giusto fra le nazioni, titolo conferito a coloro che durante la Shoa salvarono gli ebrei mettendo a rischio la loro stessa vita. Accanto a Paolo Ippoliti, nipote di Giuseppe, e a suo figlio che porta lo stesso nome del brigadiere, ci sarà anche una delle due sorelle, Edit Fischhof Gilboa, che oggi, a 98 anni, ha energia da vendere e continua a portare in giro e nelle scuole la sua storia. «È stata lei a rintracciare noi racconta Paolo Dopo molti anni in cui aveva preferito dimenticare e cancellare, è stata presa dal grande desiderio di far conoscere la sua storia e di tramandare questa memoria ai giovani. È tornata nel piccolo paese in provincia di Brescia, ma i miei zii ormai erano morti e qualcuno l'ha messa in contatto con noi a Latina. Da quel momento è nata una grande amicizia». «Mio zio spiega ancora - ci aveva sempre parlato di questa cosa con discrezione, raccontandoci di aver ospitato due giovani ragazze ebree per salvarle perché, pur essendo un uomo della legge, riteneva ingiusto quello che stava accadendo. Non avevano figli e hanno accolto Edith e sua sorella in casa». «Io lo vedo ancora qui davanti a me Giuseppe aggiunge la signora Fischhof Gilboa Un uomo premuroso e attento. Nel museo della Shoa sarà inciso il suo nome accanto a tutti gli altri che fanno parte di questo gruppo dei Giusti fra le nazioni».
Questa mattina, alle 10, la cerimonia in programma al teatro Ponchielli di Latina, alla presenza della stessa Edith, di Paolo e dell'ambasciatore in rappresentanza dello Stato di Israele.
La.Pe.
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