Due contagi nel carcere di Latina gli agenti: «Vaccino anche qui»

Due contagi nel carcere di Latina gli agenti: «Vaccino anche qui»
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Venerdì 5 Marzo 2021, 05:01

IL CASO
Gli agenti di polizia penitenziaria non sono ricompresi tra le forze di polizia e questo li taglia fuori dalla somministrazione dei vaccini anti Covid sottoponendoli al rischio di contrarre il virus, rischio aggravato dal sovraffollamento delle carceri. E se fino a qualche giorno fa la situazione nella casa circondariale di Latina era sotto controllo ieri è arrivata la segnalazione di due agenti di polizia penitenziaria risultati positivi al Covid. Ora sono naturalmente posti in quarantena ma è evidente che il rischio di ulteriori contagi esiste e che allo stato attuale non è in programma un piano vaccinale per i 114 operatori penitenziari in servizio nella struttura di via Aspromonte. Il personale di polizia penitenziaria, seppur essendo Forza di Polizia sottolinea il segretario generale Fns Cisl Lazio Massimo Costantino - è stata esclusa da quanto previsto ed in atto con altre forze armate e di polizia le quali hanno già iniziato dal 15 febbraio scorso le vaccinazioni anti Sars-Cov-2. Dovevano essere urgenti le somministrazioni delle vaccinazioni negli istituti penitenziari del Lazio sia per il personale che vi lavora che per i detenuti stessi, ma ad oggi nel Lazio è tutto fermo. Di fatto se si verifica un caso di positività al virus tra i detenuti vengono effettuati i tamponi a tutti coloro che sono venuti in contatto con la persona che viene collocata nell'apposita sezione per trascorrere il periodo di quarantena ma questo non sembra davvero sufficiente a garantire la sicurezza in un ambiente chiuso e caratterizzato ormai da anni da indice di sovraffollamento tra i più alti tra le carceri italiane. Basti pensare che le celle di via Aspromonte potrebbero ospitare complessivamente 77 detenuti ma attualmente ne accolgono 129, quasi il doppio della capienza. E questo nonostante negli ultimi mesi a Latina le autorità giudiziarie abbiano limitato la custodia cautelare in carcere ai reati più gravi ricorrendo invece nelle altre situazioni a disporre gli arresti domiciliari. Resta il fatto che quelle celle dove spesso si dorme in sei sono una potenziale polveriera sia per chi sta scontando una pena o è in attesa di giudizio che per gli agenti di custodia che devono occuparsi della sicurezza della struttura e dei suoi ospiti. E' una scelta davvero incomprensibile prosegue Costantino - che la Polizia Penitenziaria del Lazio, diversamente da quanto previsto per le altre Forze Armate e di Polizia sia stata esclusa e addirittura, inserita nella Fase 3/4 - cioè in data successiva al 15 marzo. Non se ne comprendono i motivi considerato, che le carceri non sono diverse dalle strutture RSA. Sarebbe stato logico e necessario dare la priorità nella campagna vaccinale sia al personale tutto che espleta lavoro negli istituti penitenziaria che ai detenuti. Per la Fns Cisl Lazio conclude - occorre urgentemente dare un segnale al personale che lavora, silenziosamente e con abnegazione, in condizioni critiche. Fino ad oggi però l'appello è rimasto lettera morta.
Elena Ganelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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