Donna uccisa dal genero, l'autopsia conferma: ammazzata di botte

Donna uccisa dal genero, l'autopsia conferma: ammazzata di botte
di Laura Pesino
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Venerdì 21 Gennaio 2022, 05:03 - Ultimo aggiornamento: 08:36

 Ecchimosi importanti sul volto e un vasto ematoma cerebrale che ha provocato il decesso. E' stata eseguita alle 13 di ieri l'autopsia sul corpo di Nadia Bergamini, 70enne di Latina morta venerdì scorso dopo essere arrivata in pronto soccorso priva di sensi per le botte ricevute dal genero Antonino Salvatore Zappalà.
Il medico legale Gianluca Marella, nominato dalla procura, ha effettuato l'esame con l'obiettivo di analizzare i segni e le lesioni sul corpo della donna e verificarne la compatibilità con le percosse ricevute facendo così maggiore chiarezza sulla causa del decesso. Ad affiancare il medico legale è stato il dottor Bottoni, consulente nominato dalla famiglia della vittima. La relazione definitiva sarà consegnata in procura entro il termine di 90 giorni, ma l'autopsia sembra aver confermato i sospetti degli investigatori. Nadia Bergamini è morta per un ematoma subdurale, un ematoma cerebrale che i sanitari dell'ospedale Goretti avevano cercato di rimuovere con un delicato intervento chirurgico che però non è bastato a salvarle la vita. Un ematoma appunto incompatibile con una caduta e a quanto pare provocato proprio da una violenta aggressione, avvenuta con ogni probabilità a mani nude, su un fisico già fragile e provato.

La signora aveva infatti un'invalidità che le impediva la deambulazione e la rendeva di fatto invalida e bisognosa di assistenza. Le botte, confermate anche da diverse altre ecchimosi rilevate, le sono state quindi fatali. La signora ha perso i sensi e al suo arrivo in ambulanza al pronto soccorso dell'ospedale Goretti le sue condizioni apparivano già gravissime e l'episodio sospetto. A ritrovarla è stata la figlia, tornando a casa nel primo pomeriggio del 14 gennaio. Insieme alla signora in casa era rimasto soltanto il genero Antonino Zappalà, 44enne di origini siciliane. Da parte sua nessuna spiegazione agli investigatori che qualche ora più tardi sono arrivati nell'appartamento di via Casorati per fare luce sull'accaduto.
L'uomo, di fronte alle insistenti domande degli agenti e al loro invito a indossare la mascherina di protezione, ha anche reagito in modo aggressivo. E alla fine è stato arrestato per l'omicidio della suocera, aggravato dalla seminfermità della vittima, e anche per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Si è trincerato dietro il silenzio anche durante l'interrogatorio dei giorni scorsi e il giudice del tribunale di Latina, ravvisando gravi indizi di colpevolezza, ha confermato la sua custodia cautelare in carcere.
Laura Pesino
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