Covid, la manager Asl: «Il picco arriverà dopo metà gennaio»

Silvia Cavalli
di Laura Pesino
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Martedì 4 Gennaio 2022, 05:02 - Ultimo aggiornamento: 11:34

 Contagi alle stelle, eppure il picco non è ancora arrivato. Si attende per metà gennaio e questo inizio d'anno sarà decisamente più difficile e faticoso. Dopo i 1.345 casi del 31 dicembre e i 1.272 del 1 gennaio, nella giornata di domenica sono risultati positivi 630 tamponi su un totale di mille, cioè uno su due. E non è andata meglio ieri, con 700 test e più di 200 contagiati. La curva dunque crescerà ancora e la pressione sugli ospedali è in costante e rapido aumento tanto da costringere la Asl a valutare la situazione di giorno in giorno e a operare continue riconversioni dei reparti per fare posto ai pazienti covid.

QUARTA ONDATA

Il quadro è chiaro e a delinearlo è la direttrice dell'azienda sanitaria Silvia Cavalli: «Siamo ormai nel pieno di una quarta ondata difficile spiega I casi sono aumentati in modo significativo in particolare negli ultimi 10 giorni e il calo rilevato nelle scorse 24 e 48 ore non deve ingannare e far pensare all'inizio di una discesa della curva. La discesa ce la aspettiamo dopo il picco che arriverà probabilmente dopo la metà del mese. Ora è necessario correre con le vaccinazioni e lo stiamo facendo, soprattutto affrettandoci con le terze dosi che hanno dimostrato di dare una protezione elevata contro il virus. E' anche cambiata la normativa, dal 10 gennaio la terza dose sarà a quattro mesi e non più a cinque e i super green pass scadranno prima. Da una parte insistiamo con questo aspetto, dall'altra c'è la vaccinazione pediatrica. Fino a metà gennaio gli slot sono pieni, ma ne restano molti altri ancora disponibili e parallelamente è iniziata la distribuzione delle dosi anche ai pediatri di libera scelta. Vediamo che c'è ancora una certa resistenza, ma le famiglie devono avere fiducia perché proteggere i bambini è importante».

I POSTI LETTO

Un discorso a parte merita il problema dei ricoveri ospedalieri. All'enorme mole di contagi quotidiana corrisponde purtroppo un considerevole aumento di pazienti che hanno necessità di cure mediche e che arrivano al pronto soccorso dell'ospedale. Così, mentre si amplia la rete dei posti letto nel Lazio e quella degli hotel covid a Roma per la degenza e il controllo dei contagiati, il Goretti ha vissuto rapide riconversioni nelle ultime settimane per far fronte all'emergenza. Solo a ridosso del Natale si annunciava il passaggio allo scenario 4, con 44 posti letto in area medica e altri quattro di terapia intensiva, ma ora si è già passati al livello successivo e i posti letto dedicati sono diventati 67. «C'è una pressione importante spiega ancora la direttrice Silvia Cavalli Abbiamo già fatto molte riconversioni e con questa tendenza continueremo probabilmente anche nei prossimi giorni. La situazione si valuta quasi giorno dopo giorno. Quando il pronto soccorso è saturo e i pazienti non possono essere assorbiti si cerca di liberare altri reparti e di collocare i pazienti, togliendo però spazi a chi ha bisogno di cure mediche di altro tipo».

ARRIVA LA PILLOLA

Si continua poi con i monoclonali, le cui somministrazioni vengono sempre gestite dagli ospedali (tra le venti e le trenta al giorno non solo al Goretti ma anche a Terracina, Fondi e Formia), ma con una novità: entro questa settimana ci sarà la consegna al Goretti della pillola di anticorpo monoclonale, un ciclo di cinque pasticche che potranno essere somministrate anche a domicilio. Resta però il nodo dell'attività di testing, su cui però al momento, con le risorse disponibili, a quanto pare si può fare poco: «Abbiamo già ampliato l'operatività di alcuni drive-in spiega Silvia Cavalli e riaperto il servizio anche a Fondi, ma in questa fase della pandemia la sorveglianza deve necessariamente cambiare e occorre allentare la pressione sui drive-in. Basterà un tampone rapido per accertare la positività. Sarà una sfida grande: bisogna correre più del virus».
Laura Pesino
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