Comunità romena di Aprilia, appello delle chiese ortodosse: «Credete nella scienza»

Comunità romena di Aprilia, appello delle chiese ortodosse: «Credete nella scienza»
di Rita Cammarone
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Mercoledì 17 Novembre 2021, 10:01

«Troppi cittadini romeni sembrano poco inclini alla vaccinazione anti-Covid: un fenomeno diffuso ovunque, ma che desta particolare preoccupazione ad Aprilia dove risiede una comunità numerosa». L'assessore comunale Omar Ruberti, il giorno dopo l'ordinanza di ripristino dell'uso delle mascherine all'aperto a causa della recente ondata di contagi, si è soffermato sul dato fornito dall'assessore regionale alla Sanità: «Alessio D'Amato, citando Aprilia, ha parlato apertamente di un tasso di vaccinazione bassissimo tra le persone della comunità romena. Noi sappiamo di certo che i romeni, residenti ad Aprilia, sono oltre 5mila; in quanto al tasso di vaccinazione non possiamo che affidarci a quanto detto dall'assessore regionale alla sanità».

Che la comunità romena fosse refrattaria alla vaccinazione anti Covid, ad Aprilia lo si era capito subito, prima ancora che si palesasse la nuova ondata di contagi. La valutazione è avvenuta su campo, attraverso l'esecuzione dei tamponi per la ricerca del Coronavirus. «Con l'obbligo del green pass sul posto di lavoro hanno spiegato dalla farmacia Ratuis di Aprilia ci siamo accorti che cittadini romeni, e più in generale dell'Est Europa, hanno iniziato a sottoporsi ripetutamente a tampone. Non essendosi vaccinati hanno la necessità continua di dimostrare la loro negatività. Tre settimane fa, quando i contagi hanno ripreso vigore, i primi positivi sono risultati di nazionalità romena e di altri Paesi dell'Est, che notoriamente mostrano diffidenza nei confronti dei farmaci. E' una questione culturale. Il tasso di vaccinazione anti-Covid in Romania è del 20%; in Italia stiamo all'85%».


L'IPOTESI RELIGIOSA
Le parole di D'Amato, confermate nel merito dalla testimonianza della farmacia, hanno tuttavia sollevato qualche perplessità. Il numero uno della sanità laziale citando il «bassissimo tasso di vaccinazione» ha fatto riferimento alla comunità romena «vicina alla chiesa ortodossa», quasi ad indicare che il caso fosse legato a fattori religiosi. Tanto che il sindaco Antonio Terra ha chiesto una verifica per capire quanto l'autorità religiosa ortodossa potesse influire sull'andamento della vaccinazione. Ieri è stato l'assessore Ruberti, con delega ai rapporti con le Borgate, a prendere contatto con le due chiese di riferimento della comunità romena, quella riconducibile alla Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia e quella in linea Diocesi ortodossa romena d'Italia, entrambe presenti sul territorio di Aprilia con due parrocchie, una a Campo di Carne e l'altra in via Carroceto. «La Chiesa ortodossa che noi ben conosciamo, avendo ospitato ad ottobre il Metropolita Polykarpos ha commentato Ruberti , ha reso obbligatoria la vaccinazione anti-Covid ai sacerdoti. Nessun'altra autorità religiosa ha assunto una simile iniziativa». Una posizione forte quanto controversa, visto che in alcuni Paesi soltanto di recente la Chiesa ortodossa ha detto stop alla propaganda no vax.


Intanto, ieri sera è apparso sui social un video-messaggio di padre Alexandru Costel Lazar, della parrocchia ortodossa di Campo di Carne, che ha invitato i fedeli a vaccinarsi e ad osservare le regole: «La nostra Chiesa è a favore di scienza e attenta a rispettare le leggi e le disposizioni di questo Paese», ha detto citando la nota del 18 ottobre scorso che Polykarpos ha inviato al Clero, disponendo l'obbligo del green pass nelle chiese. «La vaccinazione è questione che affrontiamo con molta serietà ha commentato invece padre Stefano, parroco della chiesa di via Carroceto Non siamo un'azienda sanitaria, ma abbiamo a cuore la salute pubblica. La nostra comunità è composta di persone serie e responsabili. La maggior parte delle persone che frequentano la parrocchia sono vaccinate. Ci sono intere famiglie». Padre Stefano ha poi cercato di ridimensionare anche il peso della comunità romena nella città di Aprilia: «Negli ultimi anni ha detto molti sono tornati in Romania». Un dato quest'ultimo che non troverebbe riscontro in Comune. Meno numerosa è invece la comunità indiana, circa 2.000 i residenti, che ha risposto in gran numero alla vaccinazione ad hoc organizzata dalla Asl di Latina.
Rita Cammarone
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