Lugo di Romagna, l'infermiera killer «Provava soddisfazione ad uccidere»

Domenica 12 Ottobre 2014
Lugo di Romagna, l'infermiera killer «Provava soddisfazione ad uccidere»

IL CASO
RAVENNA «Volontà di autocompiacimento e di sopraffazione di chi versava in condizioni di debolezza», sia che fossero i colleghi sia che fossero i pazienti. Tanto da arrivare ad uccidere. Questo, secondo il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ravenna, Rossella Materia, era Daniela Poggiali, l'infermiera 42enne arrestata giovedì sera con un'accusa pesantissima: omicidio pluriaggravato compiuto ai danni di Rosa Calderoni, 78enne morta l'otto aprile scorso all'ospedale Umberto I di Lugo. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere contiene elementi che il Procuratore capo Alessandro Mancini ha definito molto «interessanti dal punto di vista criminale antropologico». Secondo il gip che ne ha ordinato l'arresto, l'ormai ex infermiera dell'ospedale di Lugo ha ucciso iniettando potassio e, poi, avrebbe tentato di nascondere le prove. Lo si legge nella terza pagina dell'ordinanza: «Fu proprio la Poggiali a rimuovere dal corpo ormai esanime della Calderoni tutti i dispositivi medico-chirugici: sia quelli non compromettenti, sia il deflussore (”sporco” di potassio e perciò gettato separatamente nel tentativo di occultarlo)». Una personalità forte nei confronti dei colleghi i quali, interrogati, hanno raccontato che la 42enne «largheggiava nella somministrazione di sedativi per potere stare più tranquilla durante i turni di servizio» e almeno in un'occasione affermò «che il caso si sarebbe potuto risolvere con due fiale di potassio», per poi precisare che si trattava solo di una battuta. Parole che diventano pesantissime alla luce della complessa indagine della Procura e dei carabinieri di Ravenna. Sul tavolo di Mancini e del pm Angela Scorza c'erano 38 casi di morti analizzate, dieci delle quali «molto sospette».
LE INDAGINI

Su di esse, ha chiarito il procuratore capo, sarà difficile fare luce visto il tempo trascorso. Sulla morte della Calderoni è stato decisivo, in questa prima fase di indagine, il prelievo dell'umor vitreo che ha evidenziato tracce anomale di cloruro di potassio. Somministrate, è l'ipotesi degli investigatori, alle 8 della mattina per via endovenosa e «in concentrazione letale» immettendo la sostanza «non già nel flacone della flebo ma direttamente all'interno del deflussore proprio allo scopo di uccidere». L'infermiera avrebbe somministrato ai pazienti assistiti dalle colleghe a lei invise, si legge sempre nel documento, delle purghe. Un dispetto, così i colleghi «avrebbero poi dovuto pulirli». Essendo stata licenziata, l'infermiera non sarebbe stata più in grado di nuocere ai pazienti ma il giudice ritiene che «una personalità come quella tratteggiata delinque per autocompiacimento» e le sue condotte siano «atte a estrinsecarsi in ogni contesto di vita». Il giudice Materia ritiene in sostanza l'infermiera socialmente pericolosa, per questo ne ha deciso l'arresto.